A Firenze dal restauro di un’urnetta emerge un pastiche

FIRENZE, 16 LUGLIO 2025 – Da un nuovo restauro di un’urnetta etrusca della Collezione Servadio al Museo Archeologico Nazionale di Firenze emerge un pastiche. In vista del riallestimento della nuova Sala della scultura etrusca, la restauratrice Daniela Manna ha da poco finito di lavorare, presso il laboratorio di restauro del museo, sul manufatto di pietra fetida che, alla luce delle ultime ricerche, e’ risultato un’opera ricomposta con parti autentiche e aggiunte moderne, così da simularne l’integrità.

Le raffigurazioni visibili sui lati lunghi con scene di convito e danzatrici, sembrano appartenere a due frammenti di un cippo funerario chiusino del V secolo a.C. I lati corti invece risultano d’integrazione, così come attestato anche dalla presenza di grappe metalliche.

Il restauro si è concentrato in maniera particolare sulla pulitura eseguita con laser EOS 1000 LQS della ditta El.En., la cui messa a punto si è resa possibile anche grazie anche al prezioso supporto di Alessandro Zanini. La strumentazione è frutto di una generosa donazione da parte della ditta produttrice avvenuta nel 2019.
Il riallestimento, senza mai chiudere completamenti i battenti del museo, ha preso il via nel 2024. Il conferimento dell’autonomia speciale nell’ambito della riforma del Ministero della Cultura e la nomina del primo direttore dirigenziale, Daniele F. Maras, hanno inaugurato una nuova fase di vita dell’importante istituto a coronamento di decenni di lavoro appassionato di soprintendenti, direttori regionali, direttori museali, funzionari e di tutto lo staff che hanno dedicato quotidianamente la propria attività a questo progetto.
In coincidenza con questo nuovo inizio, è giunta a compimento, dopo un intenso e lungo lavoro condotto negli anni recenti dalla Direzione regionale Musei, la fase preparatoria di una serie di imponenti lavori intesi ad aggiornare e rimodernare la struttura e a rilanciare l’immagine del Museo, coordinati e integrati in un grande progetto generale a cura del prestigioso studio di architettura fiorentino Guicciardini & Magni, con la supervisione scientifica di Mario Iozzo.
L’appuntamento è nel 2026, in tempo per il 60° anniversario dell’alluvione del 1966, che all’epoca colpì duramente e senza pietà l’edificio e le sue collezioni”: “Per allora – afferma Maras – il Museo ritornerà a splendere tra i gioielli della corona di Firenze, con l’auspicio di restituire alla città il suo ruolo di Capitale etrusca d’Italia”. (@EtruscanTimes)
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