A Firenze il 17 settembre, i neutroni svelano i segreti del ‘Torso di Livorno’

FIRENZE, 11 SETTEMBRE 2026 – I neutroni per entrare, senza danneggiarlo, nel cuore di un bronzo antico e scoprire come venne realizzato oltre duemila anni fa. È una delle tecnologie utilizzate per studiare il cosiddetto Torso virile “di Livorno”, uno dei grandi bronzi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, tornato nelle sale del museo lo scorso giugno dopo un lungo e complesso intervento di restauro.

I primi risultati delle indagini saranno presentati giovedì 17 settembre, dalle 14.30 alle 18.30, in una giornata di studi organizzata dal Museo in collaborazione con Friends of Florence. Archeologi, restauratori e scienziati faranno il punto sulle nuove conoscenze emerse e sulle possibili interpretazioni dell’opera, mettendola anche a confronto con altre grandi sculture bronzee conservate nei musei di tutto il mondo.

Daniele F. Maras di fronte alla Chimera d’Arezzo

Il Torso appartiene a una categoria di reperti eccezionalmente rara. Delle migliaia di statue monumentali in bronzo prodotte nell’antichità, infatti, solo una minima parte è sopravvissuta: il metallo era prezioso e nel corso dei secoli gran parte delle opere venne rifusa e riutilizzata. Firenze conserva un nucleo straordinario di grandi bronzi antichi, dalla celeberrima Chimera d’Arezzo all’Arringatore, dalla Minerva alla Testa di Cavallo Medici-Riccardi e all’Idolino, oltre al Torso di Livorno.

Proprio quest’ultimo, tuttavia, non era stato sottoposto in tempi recenti a un intervento conservativo accompagnato da una campagna scientifica di tale portata.

Il progetto è cominciato nel 2024 sotto il coordinamento del Museo Archeologico fiorentino e ha coinvolto il CNR, l’Università di Firenze, l’Institute Laue-Langevin di Grenoble e altri ricercatori. L’obiettivo non era soltanto restaurare la statua, ma ricostruirne, per quanto possibile, la “biografia materiale”: capire la composizione della lega, le tecniche utilizzate per fonderla, le trasformazioni subite nel corso dei secoli e gli effetti dei restauri precedenti.

La tappa scientificamente più spettacolare è arrivata nel giugno 2024, quando il Torso è stato trasportato a Grenoble e sottoposto all’imaging neutronico dell’Institute Laue-Langevin. Secondo il Museo, si è trattato della prima applicazione di questa tecnologia a una scultura in bronzo di dimensioni così monumentali.

I neutroni hanno permesso agli studiosi di osservare caratteristiche della microstruttura e della tecnica di fusione non accessibili con una normale analisi della superficie, ottenendo informazioni sull’intera scultura senza comprometterne l’integrità.

Ma il Torso ha conservato anche tracce molto più concrete della propria storia. Gli organismi marini rimasti concrezionati al suo interno sono stati studiati dal Museo di Storia Naturale La Specola dell’Università di Firenze, mentre l’analisi dei residui delle terre di fusione ha fornito nuovi indizi sul procedimento seguito dagli artigiani che realizzarono l’opera.

Particolarmente delicato è stato il lavoro sulla superficie. Le analisi hanno individuato una complessa successione di patine, corrosioni e interventi accumulatisi nel tempo, comprese le cosiddette “patinature lorenesi”, legate ad antiche pratiche di manutenzione. Sotto queste patine erano ancora in corso fenomeni corrosivi.

I restauratori hanno quindi deciso di rimuoverle, con un duplice obiettivo: fermare il degrado del metallo e riportare alla luce, per quanto possibile, la superficie antica del bronzo, restituendo leggibilità e forza espressiva alla scultura senza cancellare le tracce lasciate dalla sua lunga storia.

L’intervento, sostenuto da Friends of Florence, e’ stato realizzato con il restauratore Nicola Salvioli, su impulso dell’allora direttore del Museo Mario Iozzo, con il contributo della curatrice della sezione etrusca ed esperta di bronzi Barbara Arbeid e della restauratrice-conservatrice Giulia Basilissi.

Ad aprire l’incontro del 17 settembre saranno il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze Daniele F. Maras, la presidente di Friends of Florence Simonetta Brandolini D’Adda e il direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, Arturo Galansino.

Seguiranno gli interventi dedicati alla storia collezionistica del Torso, alla conservazione dei grandi bronzi fiorentini e alle analisi delle patine e dei processi di corrosione. I ricercatori del CNR Francesco Grazzi e Francesco Cantini illustreranno invece i risultati della diagnostica neutronica, mentre Sonia Mugnaini presenterà lo studio delle terre di fusione.

Una giornata che, più che concludere il restauro, apre una nuova fase della storia del Torso: dopo secoli trascorsi a mostrare soltanto la propria superficie, il grande bronzo comincia ora a raccontare anche ciò che custodisce al suo interno. (@EtruscanTimes)

Redazione
+ posts

Ultime Notizie

Vulci nel Mondo

Il più grande database online di reperti dall' Etruria

Notizie correlate