ROMA, 4 SETTEMBRE 2026 – Due giornate, quattro sessioni e una vera concentrazione internazionale di specialisti della lingua etrusca. L’8 e 9 settembre Roma ospiterà il convegno Linguistica etrusca: dalla grammatica al testo, organizzato fra l’École française de Rome, in piazza Navona, e l’Academia Belgica, a Valle Giulia. L’obiettivo è molto preciso: mettere alla prova sui testi concreti i progressi compiuti negli ultimi decenni nella conoscenza della grammatica etrusca.

Il convegno è organizzato da Emmanuel Dupraz, dell’EPHE-PSL e dell’Université libre de Bruxelles, Léa van Hulle-Tabacchi, dell’EPHE-PSL e di Roma Tre, e Koen Wylin, dell’Università di Gand. Saranno loro ad aprire i lavori martedì 8 settembre alle 9 con l’introduzione istituzionale, prima dell’intervento preliminare di D. Briquel sull’abecedario di Caere e sulla teoria e pratica della scrittura.
La prima sessione, che si terrà all’Ecole École française diretta da Brigitte Marin, sarà dedicata ai dati religiosi, uno dei terreni più fertili per lo studio della lingua etrusca.

Riccardo Massarelli, dell’Università di Perugia, analizzerà una prescrizione rituale relativa alle porte nel Liber Linteus; Valentina Belfiore, specialista di epigrafia e linguistica etrusca, tornerà sul lessico del sacro e del rito dello stesso grande testo; Daniele Federico Maras, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, affronterà invece il lessico etrusco del dono votivo alla luce delle scoperte più recenti. Massarelli e Belfiore sono entrambi autori di numerosi studi sulla lingua etrusca, mentre Maras è da anni impegnato nello studio dell’epigrafia dell’Italia preromana.

Nel pomeriggio si passerà ai dati antroponimici, sotto la presidenza di Ignasi-Xavier Adiego, docente dell’Università di Barcellona. Enrico Benelli, dell’Università Roma Tre, presenterà nuove prospettive sull’antroponimia etrusca; Petra Amann, dell’Università di Vienna, si concentrerà sulla terminologia della parentela, in particolare sulle parole per “nonni” e “nipoti”; L. Colavecchio, dell’EPHE-PSL e dell’Université Lumière-Lyon-II, allargherà invece lo sguardo ai contatti e ai fenomeni di bilinguismo negli emporia mediterranei. Adiego è uno dei maggiori linguisti attivi nello studio delle lingue dell’Antichità, mentre Amann è specialista di storia sociale ed epigrafia etrusca.
Mercoledì 9 settembre i lavori si trasferiranno all’Academia Belgica diretta da Cécile Evers.

La terza sessione, dedicata alle questioni teoriche, sarà presieduta da Benelli. Giulio M. Facchetti, dell’Università dell’Insubria, discuterà il rapporto fra linguistica, filologia ed ermeneutica nella costruzione di un lessico etrusco; G. Giannecchini presenterà una rilettura dell’iscrizione della Tomba del Tifone; van Hulle-Tabacchi affronterà il problema del genitivo etrusco; Paolo Poccetti, dell’Università di Roma Tor Vergata, analizzerà le diverse forme della negazione. Facchetti è da tempo impegnato nello studio della morfologia e del lessico etrusco, mentre Poccetti ha dedicato numerosi lavori alle lingue dell’Italia preromana.
La filosofia dell’incontro di Roma
La quarta e ultima sessione, presieduta da Massarelli, entrerà ancora più direttamente nel cuore della grammatica. Dupraz proporrà alcune osservazioni sui dimostrativi nel Liber Linteus; Wylin presenterà nuovi chiarimenti sul verbo etrusco; Gilles Van Heems, dell’Université Lumière-Lyon-II, affronterà il tema dell’accento; infine Adiego tornerà sul cosiddetto “pertinentivo”, una delle categorie più caratteristiche e discusse dell’etrusco. Van Heems è specialista di epigrafia e linguistica etrusca e lavora anche al Thesaurus Linguae Etruscae. Alle 17 saranno Dupraz, van Hulle-Tabacchi e Wylin a chiudere ufficialmente il convegno.

Il programma mostra bene la filosofia dell’incontro: non cercare una improbabile “decifrazione definitiva” dell’etrusco, ma usare strumenti grammaticali sempre più raffinati per tornare alle iscrizioni. Dal Liber Linteus alla Tomba del Tifone, dai nomi di persona alle relazioni familiari, dai dimostrativi al verbo, ogni intervento prova a trasformare conoscenze linguistiche parziali ma solide in nuove possibilità di comprensione.
È anche per questo che il convegno romano assume un valore particolare: riunisce archeologi, epigrafisti, filologi e linguisti provenienti da diverse tradizioni di studio europee e mette al centro non l’etrusco come “mistero”, ma l’etrusco come lingua storica da analizzare con strumenti sempre più precisi. Un segnale della maturità raggiunta oggi dalla disciplina. @etruscantimes

