SAN CASCIANO DEI BAGNI, 2 AGOSTO 2026 – Per la prima volta a San Casciano dei Bagni gli archeologi non raccontano solo come morì il santuario termale etrusco-romano, ma iniziano a ricostruire come continuò a vivere dopo la sua fine. Dal tetto monumentale di un tempio di primo secolo a.C. alle testimonianze della rinascita medievale delle terme, il cantiere archeologico internazionale del Bagno Grande continua a riscrivere la storia del Bagno Grande. La campagna di scavo 2026, che proseguirà fino al 7 ottobre, ha portato alla luce nuovi elementi che ampliano il racconto di un luogo rimasto per oltre duemila anni al centro della vita religiosa, terapeutica e sociale della Val di Chiana.
Tra le scoperte più significative figurano parti del sistema di copertura del tempio romano, con il recupero di preziose antefisse decorate con teste di Gorgone, databili al I secolo a.C. Gli elementi architettonici appartengono a una fase cruciale della vita del santuario, immediatamente precedente al celebre “rito del fulmine”, il complesso rituale che tra IV e V secolo d.C. sancì la chiusura del luogo di culto e contribuì alla straordinaria conservazione dei bronzi votivi rinvenuti negli ultimi anni.
Proprio il tema del fulmine torna al centro delle ricerche. Gli archeologi hanno infatti recuperato nuovi fulmini votivi in bronzo anche all’esterno del tempio. I reperti permettono di delineare con maggiore precisione il perimetro sacro del santuario e di comprendere meglio l’organizzazione degli spazi rituali attorno alle sorgenti termali.
Le novità emerse nelle prime sei settimane della campagna sono state presentate alla cittadinanza durante il tradizionale incontro pubblico “La storia siete voi”, nel quale archeologi, ricercatori e studenti dell’Università per Stranieri di Siena hanno illustrato lo stato delle ricerche.
La sorpresa arriva dal Medioevo
Se le indagini continuano a chiarire l’assetto del santuario romano, la scoperta forse più inattesa riguarda il periodo successivo alla sua chiusura.
Nell’area esterna del complesso gli archeologi hanno individuato i resti di un grande edificio costruito tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, precedente all’ingresso di San Casciano dei Bagni nei territori della Repubblica di Siena nel 1412. La funzione della struttura è ancora oggetto di studio, ma rappresenta una testimonianza monumentale della ripresa delle attività termali dopo secoli di trasformazioni.
La nuova scoperta contribuisce inoltre a colmare uno dei principali interrogativi della storia del sito: che cosa accadde al Bagno Grande dopo la chiusura rituale del santuario pagano nel V secolo d.C.?
I materiali rinvenuti, databili tra il VI e il XII secolo, indicano infatti una continuità di frequentazione dell’area, suggerendo che le sorgenti termali non furono mai completamente abbandonate. L’acqua, più che il tempio ormai scomparso, continuò a rappresentare il principale elemento di attrazione per le comunità locali.
Le sepolture attorno alla sorgente
Un ulteriore tassello arriva da una serie di sepolture medievali rinvenute nelle vicinanze della sorgente. Gli archeologi hanno identificato tombe di adulti e giovani, accompagnate da corredi essenziali ma significativi, che testimoniano pratiche funerarie sviluppatesi attorno all’area termale negli ultimi secoli del Medioevo.
La presenza di queste tombe rafforza l’idea che il Bagno Grande abbia mantenuto una funzione centrale nel paesaggio e nella memoria collettiva anche dopo la scomparsa del grande santuario romano. Se il monumento cessò di esistere, il valore simbolico e terapeutico delle sue acque continuò invece ad attraversare i secoli, creando una straordinaria continuità di frequentazione che oggi gli scavi stanno riportando alla luce.
Continuita’ di culto tra etruschi e romani
Le nuove scoperte si inseriscono nel percorso di ricerca iniziato nel 2019 e culminato nel 2022 con il rinvenimento dei celebri 24 bronzi monumentali, conservati per quasi duemila anni nelle acque calde della vasca sacra. Accanto alle statue emersero oltre 10.000 monete, centinaia di ex voto anatomici, iscrizioni in etrusco e latino, offerte vegetali e migliaia di altri reperti che hanno documentato la straordinaria continuità del culto tra età etrusca e romana.
Quei ritrovamenti, salutati dalla comunità scientifica internazionale come una delle più importanti scoperte archeologiche del XXI secolo nel Mediterraneo, hanno profondamente modificato la conoscenza dei rapporti tra Etruschi e Romani, mostrando come il santuario fosse un luogo di incontro, convivenza e integrazione culturale ben oltre i conflitti raccontati dalle fonti antiche.
Al centro della storia l’acqua termale
Le scoperte della campagna 2026 aggiungono un nuovo capitolo alla storia del Bagno Grande. Se i bronzi hanno raccontato la vita del santuario nel suo momento di massimo splendore, le antefisse, i fulmini votivi, gli edifici medievali e le sepolture mostrano ciò che avvenne prima e dopo quella stagione, ricostruendo una vicenda che attraversa oltre duemila anni senza interruzione.
È proprio questa continuità a rendere il Bagno Grande un sito unico: non un luogo congelato nel tempo, ma uno spazio che ha continuato a vivere e a trasformarsi attraverso l’età etrusca, il dominio romano, la tarda antichità e il Medioevo, sempre attorno allo stesso elemento che ancora oggi sgorga dal sottosuolo di San Casciano dei Bagni: l’acqua termale. (@EtruscanTimes)

