Alla Tefaf di New York un fallo etrusco di Roger Peyerfitte per 38mila dollari

NEW YORK, 12 MAGGIO – Monumentale nelle dimensioni, realistico nella raffigurazione, un fallo votivo etrusco di quinto-quarto secolo è esposto con britannica discrezione nello stand della galleria londinese Charles Ede a TEFAF la grande fiera dell’arte gemella di Maastricht in corso al Park Avenue Armony di New York dall’8 al 13 maggio. Ignota la provenienza in Etruria ma certa quella piu’ recente: la terracotta votiva faceva parte della collezione dello scrittore, diplomatico e polemista francese Roger Peyrefitte, noto sia per i suoi romanzi a tema omosessuale che per lo spirito provocatorio e anticlericale, da cui poi era stato acquistato nel 1976 in Svizzera e successivamente, qualche anno dopo, entrato in possesso dell’attuale proprietario.

In vendita per 38 mila dollari

Modellata in modo naturalistico, la terracotta misura 18 centimetri per 24. E’ ricoperto di pittura rossa, mentre il retro non è invetriato e risulta scavato. Una parte della superficie è rotta nell’angolo superiore sinistro della scultura. Un’ulteriore perdita è visibile nella parte inferiore del pene, in corrispondenza di un’ampia sezione che è stata riattaccata, con crepe sottili che sono state ritoccate. La galleria lo ha messo in vendita per 38 mila dollari.

Roger Peyrefitte

Roger Peyerfitte fu un appassionato collezionista d’arte: la sua raccolta comprendeva opere di arte antica, libri rari, monete e oggetti a tema erotico. Negli anni ’70, lo scrittore vendette parte della collezione per finanziare le attività imprenditoriali del suo compagno e figlio adottivo, Alain-Philippe Malagnac d’Argens de Villèle. Tra gli oggetti venduti vi erano monete greche in oro e argento, sculture antiche e libri rari. Alcuni pezzi sono stati successivamente esposti in musei, come il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra.

Rara la scala monumentale

Sebbene le offerte votive anatomiche — inclusi i genitali — fossero comuni nella cultura etrusca, la scala monumentale di questo esemplare è estremamente rara, spiega il testo a corredo del pezzo: inoltre, è altrettanto inusuale che si conservi così tanta policromia rossa originale.

Realizzata in argilla bruna porosa con inclusioni nere di natura sabbiosa, la rappresentazione dell’organo genitale maschile proviene con ogni probabilità da un deposito votivo santuariale dell’Etruria. Offerte di questo tipo venivano comunemente dedicate nella speranza di guarire condizioni mediche, come la fimosi, oppure per segnare tappe significative della vita, come la pubertà. Nella cultura romana, inoltre, le raffigurazioni del fallo simboleggiavano fertilità, fortuna e protezione.

La tradizione di realizzare e offrire ex voto anatomici era diffusa in tutta l’antica Etruria e nel Lazio, a partire dal VII secolo a.C., con un apice di popolarità durante il periodo ellenistico (III–I secolo a.C.). Queste offerte comprendevano una vasta gamma di parti del corpo: teste, arti, dita di mani e piedi, occhi, orecchie, genitali e persino organi interni come utero, cuore e vescica. Oltre 300 siti nella regione etrusco-italica hanno restituito tali reperti – da ultimo il santuario di san Casciano dei Bagni- segno del loro profondo radicamento nelle pratiche religiose. Anche nei santuari greci si trovano ex voto anatomici, ma di norma erano limitati a santuari di divinità specifiche come Asclepio, mentre in Etruria e nel Lazio venivano dedicati a una gamma più ampia di divinità.

Anche un vaso a figure nere alla maniera del Pittore di Antimene

Charles Ede presenta anche un vaso a figure nere alla maniera del Pittore di Antimene con un prezzo di listino di 145 mila dollari. Su ciascun lato è raffigurata una scena identica con Dioniso seduto su un diphros (sgabello pieghevole) mentre guarda oltre la spalla. Indossa un himation a righe con aggiunte in pittura rossa e tiene in ciascuna mano un tralcio d’edera che si snoda lungo tutta la scena. La sua immagine è affiancata da due grandi occhi dipinti con aggiunte in bianco. Motivi a lingue decorano la parte superiore della scena, mentre una fascia riservata decora quella inferiore. Due anse a tre cannelli sono affiancate da palmette bicrome a spirale, mentre una catena di palmette e fiori di loto circonda il collo del vaso. Un fregio di raggi orna la parte superiore del piede.



Dipinti e graffiti decorano la base. Due lettere etrusche (forse lambda) sono state incise dopo la cottura. I graffiti dipinti in marrone rossastro includono le lettere A e P, scritte in etrusco, il che suggerisce che il vaso sia stato in seguito spedito in Etruria. Il vaso e’ appartenuto al collezionista svizzero Émile Foltzer che lo ha acquistato negli anni ’60-70. (@EtruscanTimes)

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