ROMA, 20 NOVEMBRE 2025 – Per il ciclo ‘Chi (ri)cerca trova’ il Museo nazionale etrusco di Roma ospita domani un incontro tra esperti professionisti sul cantiere della Necropoli Etrusca di Monte Abatone.
Oltre trenta anni fa un ambizioso programma di ricerca incentrato su una delle due grandi necropoli urbane della città di Cerveteri, quella poco nota di Monte Abatone, venne affidato a un gruppo di giovani ricercatori, poi divenuti docenti, delle Università di Bonn, della Campania, della Tuscia e di Urbino.
Saranno loro, Martin Bentz, Alessandra Coen, Fernando Gilotta e Marina Micozzi, a raccontare brevemente le tappe di questa lunga avventura, non ancora terminata, portatrice di numerose e spesso inaspettate novità. Una collaborazione strettissima con tutte le Istituzioni competenti, che hanno accolto con generosità negli anni docenti e collaboratori da tante parti d’Italia e dalla Germania.
Cerveteri, con il suo grande porto-emporio (Pyrgi), fu la città più ricca e potente d’Etruria, in particolar modo tra epoca orientalizzante e arcaica (tardo VIII-primi decenni del V sec. a.C.).
Non a caso, dunque, un gruppo di personalità scientifiche di spicco, già impegnate in progetti di tutela, scavo, studio e riordino di materiali pertinenti alla metropoli etrusca, decise di avviare agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso un ambizioso programma di ricerca a ‘tappeto’ incentrato su una delle due grandi necropoli urbane della città, quella meno nota (l’altra, la Banditaccia, è notissima nel mondo intero ed è sito UNESCO).
La dicitura di Cantiere di Monte Abatone si riferisce a un progetto di ricerca di lunga data sulla necropoli etrusca di Cerveteri. I ricercatori si sono focalizzati su scoperte come gli unguentari, oggetti che testimoniano la presenza di scambi commerciali con altre regioni fin dall’epoca orientalizzante e arcaica.
Composta da circa 20.000 tombe a camera e situata su un ampio pianoro copre una più vasta area di quella della Banditaccia, ma conserva ancora un aspetto selvaggio e pittoresco. Alle ricerche che si sono svolte in tempi diversi, non sono seguiti restauri monumentali.
L’eccezionale abbondanza di sepolcri fu messa in luce anche dal rilevamento fotografico effettuato dalla R.A.F. nel 1944. Le ricerche sul pianoro ebbero inizio già nel corso dell’Ottocento, con il Principe Torlonia, proprietario del Ducato di Ceri, che nel 1835 chiese a Visconti di effettuare degli scavi sulle terre di sua proprietà. Per contrastare l’incalzante e disruttiva attività dei clandestini, nel secondo dopoguerra l’attività di ricerca sul pianoro fu affidata alla Fondazione Lerici, che poteva avvalersi dell’ausilio di strumentazioni adatte ad effettuare sondaggi elettromagnetici e portarono alla scoperta di oltre 600 tombe. A causa dell’emergenza con cui erano iniziati questi lavori di indagine essi si svolsero in maniera disorganica e concitata, tralasciando completamente sia le informazioni relative all’organizzazione della necropoli che lo scavo esterno dei tumuli e delle strutture esterne.
Oggi gli esperti ‘convocati’ dal Museo Etrusco di Villa Giulia racconteranno 30 anni di storia di questa esplorazione.


