Acqua, culto e monete: il Bagno Grande protagonista dell’incontro scientifico a Palazzo Barberini

ROMA, 24 FEBBRAIO 2026 – La meraviglia nasce dai numeri, ma soprattutto dal contesto: oltre novemila monete rimaste per secoli immerse nell’acqua termale e nel fango, sigillate accanto a statue e offerte votive in uno dei santuari più straordinari del Mediterraneo antico. Un deposito che non racconta solo economia e ritualità, ma gesti, speranze e richieste di guarigione ripetute per generazioni.

Emanuele Mariotti e Giacomo Pardini

Proprio a questo eccezionale patrimonio è stata dedicata la giornata di studi “Offerte di moneta al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni”, ospitata il 24 febbraio 2026 a Roma, presso l’Istituto italiano di numismatica a Palazzo Barberini, e curata da Renata Cantilena, che lo dirige, e Giacomo Pardini, numismatico dell’Università degli studi di Salerno.

La sala gremita — con una presenza meravigliosamente ampia di giovani — ha rappresentato già di per sé il segnale più evidente dell’impatto scientifico e culturale che il cosiddetto “santuario ritrovato” sta producendo. Nella sua apertura, la direttrice dell’Istituto ha sottolineato con entusiasmo l’impegno esemplare nella divulgazione da parte dei responsabili degli scavi di San Casciano dei Bagni: tre volumi scientifici già pubblicati, cinque mostre realizzate finora e un’attenzione costante alla comunicazione che sta generando risultati tangibili anche nel mondo accademico, con diverse tesi di laurea già dedicate al tema e una borsa di studio bandita dallo stesso Istituto di Numismatica.

Jacopo Tabolli e Ada Salvi

Un viaggio nel tempo

Tra gli interventi, quello firmato congiuntamente da Jacopo Tabolli (Università per stranieri di Siena) e Ada Salvi (Soprintendenza archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Arezzo e Grosseto) ha tessuto un filo fra passato, presente e futuro del sito, fornendone una esauriente lettura storica, artistica e politica.  L’intervento si è articolato in due momenti distinti che hanno offerto una visione complementare: Tabolli ha guidato il pubblico in un vero viaggio nel tempo, ricostruendo con entusiasmo e grande precisione scientifica le evoluzioni storiche e architettoniche del santuario — dalle fasi etrusche fino alla trasformazione in età romana e alla frequentazione che arriva almeno al IV secolo d.C. — restituendo la complessità di un luogo in cui acqua, culto e cura si intrecciano in modo indissolubile. A seguire, Salvi ha spostato lo sguardo in avanti, raccontando ciò che il sito diventerà: il progetto del futuro parco archeologico-termale di San Casciano, capace di valorizzare la scoperta in una prospettiva di lungo periodo. Il suo intervento ha già fatto immaginare al pubblico un luogo vivo, in cui ricerca, tutela e fruizione dialogheranno con il territorio, trasformando la scoperta archeologica in un motore culturale e turistico duraturo.

Il significato del ritrovamento è infatti straordinario. Le monete — prevalentemente bronzee e di piccolo taglio — coprono un arco cronologico che va dall’età etrusca ellenistica fino al III secolo d.C., documentando la lunga continuità di frequentazione del santuario. Ogni esemplare rappresenta un gesto rituale: la moneta sottratta alla circolazione economica e affidata all’acqua come offerta alle divinità salutari. Non si tratta di accumuli casuali, ma della traccia materiale di una pratica religiosa diffusa e accessibile, frequentata da comunità socialmente diversificate.

Dal punto di vista conservativo, il lavoro è ancora in corso ma già significativo: finora è stato restaurato il 37 per cento delle monete recuperate. L’intervento consente non solo la stabilizzazione dei materiali, ma anche nuove letture sulle leghe metalliche, sull’usura e sui tempi di circolazione prima della deposizione votiva.

Il programma della giornata, articolato fra i vari interventi, è riuscito ad affrontare il tema in modo interdisciplinare, dai nuovi dati di scavo alle questioni interpretative dell’offerta monetale, fino alle riflessioni metrologiche e ai confronti con altri contesti di acque sacre mediterranee, culminando in una tavola rotonda internazionale. Dal confronto è emersa con chiarezza la centralità del deposito del Bagno Grande nel quadro degli studi sulla religiosità legata alle acque salutari, ma anche la necessità di proseguire le ricerche con approcci sempre più integrati.(@EtruscanTimes)

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