ADRIA (ROVIGO), 19 GIUGNO 2025 – Un’importante collezione archeologica composta principalmente di vasi in ceramica dipinta rinvenuti in Italia e’ stata presentata oggi presso il Museo Archeologico Nazionale di Adria (RO) dalla Direzione regionale Musei nazionali Veneto, dalla Soprintendenza A.B.A.P. per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, e dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia. In tutto 88 reperti, gli oggetti in ottimo stato di conservazione provenivano presumibilmente da contesti funerari e sono da riferire a produzioni attestate in Grecia, Magna Grecia ed Etruria tra la fine del VII e la prima metà del II sec. a.C.
Nel gennaio 2024 erano stati consegnati dai Carabinieri TPC al Museo di Adria 14 vasi di ceramica etruschi e di produzione apula, daunia, messapica. Tra questi un calice a cariatidi di bucchero forse usato in antichita’ come mezzo di illuminazione e un’anfora sempre di bucchero ad anse piatte di un tipo prodotto con continuità tra gli inizi del VII e la fine del VI secolo a.C. e decorata con un motivo inciso raffigurante dun felino, un cervo e un capro gradienti verso sinistra.
Sequestrati nel luglio 2024
Gli 88 vasi, assegnati d’ora in poi al Museo Archeologico Nazionale di Adria, sono stati verificati e, successivamente sequestrati, nel luglio 2024 dal Nucleo Carabinieri T.P.C. di Venezia, nell’ambito di un’attività ispettiva della Soprintendenza per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso con cui i Carabinieri TPC collaborano strutturalmente. In particolare, a seguito dell’avvio del procedimento per la Dichiarazione dell’eccezionale interesse culturale della raccolta dei beni, già nel maggio 2024 la Commissione regionale per il patrimonio culturale del Veneto aveva interessato il Nucleo TPC di Venezia per verificare i titoli di proprietà della collezione.
La normativa vigente
La normativa vigente prevede sui beni archeologici provenienti certamente o presumibilmente dal territorio italiano una presunzione di appartenenza allo Stato. Il privato che intenda rivendicare la proprietà di reperti archeologici è tenuto a fornire la prova che gli stessi gli siano stati assegnati dallo Stato in premio per ritrovamento fortuito; o che gli siano stati ceduti sempre dallo Stato a titolo d’indennizzo, per l’occupazione d’immobili; o che siano stati in proprio, o altrui possesso, in data anteriore all’entrata in vigore della Legge n. 364 del 20 giugno 1909. Inoltre, per quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, le alienazioni, le convenzioni e gli atti giuridici in genere, compiuti in violazione delle previsioni in materia di tutela, proprietà e circolazione dei beni archeologici indicati nello stesso codice, sono nulli.
Interessata la Procura di Padova
Le indagini effettuate, coordinate dalla Procura della Repubblica di Padova, hanno permesso di accertare come mancassero tali titoli legittimanti la proprietà privata. Parte della raccolta è costituita da beni frutto di scavi clandestini e rinvenimenti fortuiti non denunciati, poi compravenduti da case d’asta; per un’altra parte dei reperti sono state raccolte informazioni, relativamente alla loro materiale detenzione, che arrivano sino agli anni ’70 del secolo scorso. Dirimente è stata la completa collaborazione alle indagini da parte dell’ultima detentrice in buona fede, una volta comprese lacune e criticità relativamente all’originaria provenienza clandestina dei reperti, in seguito confluiti nella raccolta. (@EtruscanTimes)


