La mostra raccoglie oltre 200 reperti archeologici, recuperati da sequestri e restituiti alla collettività grazie al lavoro del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che tornano finalmente a raccontare la loro storia. L‘allestimento, fruibile negli spazi recentemente destinati a potenziamento museale e concessi dalla famiglia Jatta fin dal 2022, raccoglie reperti archeologici di grande valore – ceramiche acrome, vasi figurati, manufatti a vernice nera e statuette in terracotta – tutti precedentemente oggetto di traffico illecito e ora riassegnati alla Puglia sulla base della loro verosimile provenienza territoriale.
Il percorso espositivo si articola in sezioni concepite in dialogo con la storica museografia del Museo Nazionale Jatta, che ancora oggi conserva l’assetto ottocentesco originario. La narrazione problematizza le pratiche del collezionismo privato, gli scavi clandestini e il depauperamento sistemico dei contesti archeologici, facendo emergere le gravi conseguenze sul piano storiografico e identitario.
Determinante, nella ricomposizione di questo tessuto disperso, è stata l’attività della Procura della Repubblica e del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, il cui lavoro ha consentito il recupero e la successiva assegnazione dei reperti in un atto di restituzione simbolica che riannoda i fili spezzati della memoria collettiva.
Arricchiscono l’esposizione, dieci reperti provenienti da analoghi recuperi e assegnati alla Direzione Regionale Musei Basilicata, concessi in prestito temporaneo, grazie a un protocollo d’intesa tra le direzioni regionali di Puglia e Basilicata. “Oggi è una giornata memorabile per il patrimonio culturale italiano”, ha detto il Direttore Generale Musei, Prof. Massimo Osanna: “Grazie all’insostituibile azione dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, è stata sanata una profonda ferita inferta al territorio pugliese. Per restituire al pubblico il patrimonio recuperato, abbiamo scelto il Museo Jatta, luogo straordinario che rappresenta un esempio unico di museografia storica ancora intatta”.


