Al nuovo museo C’ERA di Riparbella, il diadema aureo di Belora

RIPARBELLA (PISA), 8 LUGLIO 2025 – Un itinerario estivo lungo la costa tirrenica non puo’ prescindere da una sosta a Riparbella: il paesino del pisano ospita nel neonato museo “C’ERA-Centro Espositivo Riparbella Antica” la straordinaria corona aurea funeraria rinvenuta casualmente sulla collina di Belora, dove, sulla destra del fiume Cecina a ridosso dell’Aurelia, sorgeva in eta’ etrusca un insediamento caposaldo strategico della citta’ di Volterra da cui era possibile dominare larga parte della fascia costiera e controllare l’articolato sistema viario che intersecava il territorio.

Riemersa per caso nel 1986 da una tomba etrusca in un sito conosciuto fin dal 1700, la corona e’ stata volontariamente consegnata alla Soprintendenza di Pisa. Prodotta, secondo gli archeologi, a Populonia, lo strordinario diadema evoca la storia di una comunità ricca e sofisticata: datato all’epoca ellenistica, e’ composto da centinaia di foglioline d’oro finemente decorate, raffiguranti civette, altri simboli sacri e una figura mitologica identificata come Scilla, il mostro marino dalla testa e il busto di donna con in mano due delfini e due pinne caudali che terminano con altri due mostri marini con testa di cane barbuto.
La corona era “un panetto di terra con scagliette e lamine d’oro, provenienti forse da più corone”, spiega Ilaria Benetti della Soprintendenza Archeologia di Pisa e Livorno: “Gli archeologi attivi in zona ne intuirono subito la potenziale importanza, ma l’assemblaggio si e’ svolto solo negli ultimissimi mesi: le foglie di varia tipologia – in particolare alloro e olivo – sono state riposizionate sulla banda di lamina liscia, al centro è collocata una rosetta a tanti petali, nella parte più vicino alle tempie compaiono placchette lavorate a sbalzo con temi legati alla morte. Finora i materiali erano nella disponibilità del Comune ma non erano mai stati assemblati. Sono esposte singolarmente anche alcune laminette in modo da renderle ben visibili in tutti i dettagli”.
Riparbellall nuovo museo racconta la storia dell’antico villaggio etrusco attraverso le numerose campagne di scavo a cui, in oltre due secoli, hanno partecipato archeologi importanti e famosi. Reperti della necropoli, ritrovati nell’800, sono conservati a Livorno nella collezione di Enrico Chiellini, uno dei principali scavatori dell’epoca, altri sono stati venduti e sono oggi dispersi in grandi musei europei e perfino all’Ermitage di San Pietroburgo. L’unica campagna di scavo moderna risale al 1986, quando riemerse un centro abitato. Allo stesso tempo, in una tomba integra a nicchiotto scavata nella friabile arenaria, venne ritrovato uno dei corredi completi allestiti nel museo.
I materiali sono esposti a rotazione: “In questa prima fase i visitatori potranno ammirare reperti provenienti dall’abitato di Belora alta e da Belora bassa, corredi, oggetti femminili e oggetti di vita quotidiana, lucerne, balsamari in vetro compreso un piccolo interessantissimo balsamario di cristallo di rocca di produzione alessandrina. “La volontà – spiega Ilaria Benetti della Soprintendenza Archeologia di Pisa e Livorno – è di creare un polo museale unito e in evoluzione continua”.
Riparbella, la cui stazione e’ citata almeno nome da Alice Rohrwacher per una scena chiave del suo film “etrusco” La Chimera (le riprese sono state in realtà girate nella stazione di Gallese-Bassanello in provincia di Viterbo, che è stata per l’occasione rinominata tramite l’apposizione di nuove insegne temporanee), vale una visita anche per il progetto di street art, linguaggio con il quale il paese toscano si e’ rigenerato accogliendo sei grandi murales sui suoi edifici storici, svelati in occasione de La Collina delle Fiabe, il festival realizzato grazie a StarAttitude e al curatore Gian Guido Grassi che ha animato il villaggio  con mostre ed eventi nell’ottobre 2024. (@EtruscanTimes)
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