Alla Fondazione Rovati, l’ispirazione etrusca delle porcellane di Diego Cibelli

Foto Daniele Portanome

MILANO, 18 SETTEMBRE 2025 – Incastonate sulla facciata posteriore del palazzo ottocentesco di corso Venezia, costruito dal Principe di Piombino e ora sede della Fondazione Luigi Rovati, si possono ammirare una serie di sculture in porcellana biscuit ispirate all’arte etrusca e firmate da Diego Cibelli. Il porcellanista napoletano, già affermatosi a livello internazionale a dispetto della giovane età (classe 1987), ha anche realizzato quattro medaglioni nella hall d’ingresso ricchi di elementi floreali, che si integrano perfettamente nell’architettura d’insieme, dando quasi l’impressione di essere lì da sempre.

Da sinistra, Diego Cibelli, Giovanna Forlanelli, Tommaso Sacchi

Inaugurata mercoledì 17 settembre, alla presenza dell’artista, di Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione, e di Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Milano, l’installazione permanente di Cibelli, intitolata Una vita all’aria aperta, segna un nuovo traguardo nell’obiettivo della Fondazione di far dialogare il mondo etrusco con altre realtà, specie contemporanee.

«Ho incontrato Diego dopo aver acquistato una sua opera – racconta Giovanna Forlanelli –. Con la direttrice della Fondazione, Monica Loffredo, siamo andati a trovarlo nel suo laboratorio a Scampia, un luogo magico ricavato sotto una scuola. Lì abbiamo visto come lavora assieme alla sua squadra di quattro maestranze e tre ragazzi. In questa mostra abbiamo voluto ricostruire quello studio-bottega, per far entrare i visitatori nel cuore del suo processo creativo. Durante i mesi dell’esposizione organizzeremo anche laboratori didattici, per trasmettere ai più giovani la passione per una materia viva e antica come la porcellana».

Il dialogo con gli Etruschi

Le sculture distribuite tra atrio, piano nobile e facciata interna del palazzo si intrecciano con la lezione dell’arte etrusca. «Nel percorrere gli spazi del museo e nello scoprire le opere etrusche – spiega Cibelli, parlando con Etruscan Times – ho percepito una civiltà fortemente connessa con la natura. Mi hanno colpito le raffigurazioni di animali fantastici e divinità con forme naturalistiche: ho avuto la sensazione di conoscere un popolo che amava vivere all’aria aperta».

Non si tratta, precisa l’artista, di una fascinazione superficiale. «All’inizio avevo un pregiudizio sull’arte etrusca, la pensavo buia, sotterranea. Ma grazie al lavoro con la Fondazione Rovati ho scoperto il rapporto profondo con luce, aria e acqua. È stato un incontro che mi ha segnato e continuerà a influenzare il mio lavoro». Un influsso che sarà visibile anche nella sua prossima grande installazione alla Quadriennale di Roma: otto metri per quattro, ispirata a un vaso del Museo di Villa Giulia in cui dei tuffatori si trasformano in pesci. «Il tema della metamorfosi mi ha sempre colpito: è parte della mia cultura ed è sempre stato nel mio lavoro».

Una porcellana “popolare” e collettiva

Il percorso alla Fondazione si completa nello Spazio Bianco, dove sono esposti schizzi, calchi e sculture che ricostruiscono le tappe della ricerca dell’artista. Qui emerge con chiarezza l’approccio artigianale di Cibelli, che rivendica con forza l’origine popolare del suo rapporto con la porcellana. «Il mio incontro non è stato con i capolavori di Capodimonte, ma con le bomboniere dei matrimoni nelle botteghe popolari di Napoli. Lì ho visto come la porcellana fosse parte della vita quotidiana, fragile ma resistente, capace di unire mondi diversi».

In questa prospettiva la porcellana non è simbolo di lusso, ma di lavoro. «La porcellana non è regale, è “lavoro sporco” – afferma Cibelli –. La materia, senza anima, non serve a nulla. Solo l’unione tra conoscenza tecnica e slancio creativo permette alla materia di diventare portatrice di senso, capace di generare nuovi mondi».

Un processo che non è mai solitario. Nel laboratorio di Scampia, infatti, Cibelli lavora con giovani artigiani e collaboratori. «Ogni opera nasce da una dimensione collettiva. Scampia è un quartiere brutale ma stratificato, dove la storia e la comunità hanno formato l’identità dei luoghi. Questo contatto con la storia, antica o recente, per me è essenziale».

Tra Napoli e Milano: metamorfosi di linguaggi

Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Milano, ha sottolineato durante l’inaugurazione come la Fondazione Rovati stia assumendo un ruolo di riferimento per la città: «Si conferma una grande istituzione culturale, capace di intrecciare la ricerca storica con la contemporaneità».

Lo storico dell’arte Sylvain Bellenger, autore di un saggio in catalogo e anche lui presente alla cerimonia, ha sottolineato come l’opera di Diego Cibelli “rappresenti l’incontro tra il barocco napoletano e l’austerità milanese”. Secondo Bellenger, Cibelli si inscrive nella grande storia napoletana della porcellana, portandola a una svolta radicale. Prima di lui, nessuno aveva esteso i limiti della tecnica in modo così audace. Giocando con la forza della materia, avvicina la porcellana alla scultura monumentale e all’architettura, in una metamorfosi che ridisegna la stessa storia da cui proviene».

Una tradizione che si rinnova

L’installazione Una vita all’aria aperta è dunque un ponte tra passato e presente, tra l’eredità etrusca, la vitalità della Napoli contemporanea e l’eleganza di Milano. Una tradizione che non si esaurisce nel museo: dal 17 settembre al 14 dicembre Cibelli è protagonista anche di una personale presso la Casa Museo Boschi Di Stefano, dal titolo Viva chi ama, con grandi frasi in porcellana sospese accanto a disegni a matita, pensate come completamento visivo degli ambienti domestici.

Foto Daniele Portanome

Infine, due laboratori didattici in programma a ottobre vedranno l’artista al lavoro con bambini e adulti per svelare le tecniche del suo mestiere. Una conferma della vocazione di Cibelli a un’arte condivisa, capace di rigenerarsi nell’incontro.

Come le figure etrusche che lo hanno ispirato, sospese tra umano e animale, tra luce e acqua, anche la porcellana di Diego Cibelli vive oggi “all’aria aperta”, restituendo alla città di Milano un messaggio di metamorfosi e di bellezza fragile ma resistente. (@EtruscanTimes)

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