Alla Sapienza un convegno sulla costruzione dell’identità socio-culturale nell’Italia antica

ROMA, 30 MAGGIO – Lunedì 23 giugno, presso l’aula di archeologia del dipartimento di scienze dell’antichità della Sapienza Università di Roma, si terrà l’incontro di studio Spazio e memoria. Costruire l’identità socio-culturale nell’Italia antica, promosso nell’ambito del progetto PRIN2020 Space and Memory. L’evento intende esplorare il ruolo dei luoghi e dei monumenti nella formazione della memoria collettiva e dell’identità culturale in Italia durante il I millennio a.C.

Arianna Punzi

Dopo i saluti istituzionali della preside Arianna Punzi, della direttrice del dipartimento Francesca Romana Stasolla e del coordinatore scientifico Domenico Palombi, il convegno si articolerà in quattro sessioni tematiche, dedicate a diverse aree geografiche e tipologie di spazi memoriali.

La prima sessione, su Identità culturale a Roma e nel Lazio antico: costruire la memoria collettiva tra religione e mito, vedrà fra i relatori lo stesso Palombi, con un intervento dal titolo “Inventare, trasformare, tramandare: luoghi e pratiche della memoria delle origini di Roma”. Nella seconda, il focus sarà su Monumenta tra celebrazione e commemorazione nel Lazio e in Campania dalla tarda Repubblica all’Impero, con un intervento di Giuseppe Restaino su “Novicio invento: gli archi nel paesaggio di memoria della città antica”, mentre nella terza si parlerà de Le necropoli come luoghi di memoria nelle città etrusche.

Gianluca Tagliamonte e Antonella Natali

Infine, la quarta e ultima parte del convegno si occuperà dei Campi di battaglia come luoghi di memoria nell’Italia antica (V-I secolo a.C.), e sarà chiusa dall’intervento di Marcello Guaitoli, Antonella Natali e Gianluca Tagliamonte “L’immagine del guerriero: forme commemorative antiche e contemporanee“. Al centro del loro contributo, l’evoluzione della figura del guerriero italico attraverso la pittura funeraria dell’Italia meridionale tra IV e III secolo a.C. e il suo riutilizzo simbolico nel Novecento. Alcune lastre funerarie dipinte, recuperate grazie ad importanti operazioni internazionali contro il traffico illecito di reperti, offrono una preziosa testimonianza visiva della centralità del guerriero nell’immaginario antico. Gli autori mettono in luce come questa iconografia sia stata ripresa nella statuaria pubblica del Ventennio fascista, in particolare nei monumenti ai caduti della prima guerra mondiale in Molise, creando un filo diretto tra memoria storica e retorica nazionale moderna.

Le note conclusive della giornata di lavori saranno tratte da Francesco De Angelis, della Columbia University. (@EtruscanTimes)

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