FIRENZE, 16 MAGGIO 2026 – Un viaggio alle origini dell’etruscologia moderna, tra scavi pionieristici, collezionisti, antiquari e studiosi che nell’Ottocento contribuirono a riportare alla luce il mondo degli Etruschi. È stato questo il tema al centro dell’incontro ospitato dall’Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria, che ha visto protagonista il Museo Archeologico Nazionale di Firenze con un doppio appuntamento dedicato alle origini della disciplina etruscologica in Toscana e nell’Etruria meridionale.
Il direttore del museo, Daniele Federico Maras, è intervenuto con una relazione dedicata alla “scoperta” dell’Etruria meridionale nella prima metà dell’Ottocento, ricostruendo la stagione romantica delle prime grandi esplorazioni archeologiche nell’antico territorio etrusco. Barbara Arbeid , archeologa della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, ha invece ripercorso le vicende del Museo Topografico dell’Etruria ospitato nel Palazzo della Crocetta dopo il 1880, negli anni in cui Firenze consolidava il proprio ruolo centrale negli studi archeologici italiani.
L’incontro ha offerto una panoramica sui protagonisti della ricerca etruscologica tra età romantica e periodo post-unitario: Luigi Antonio Lanzi, gesuita e raffinato studioso del tardo Settecento, autore del fondamentale Saggio di lingua etrusca, fu tra i primi a riconoscere agli Etruschi una propria identità culturale e linguistica distinta dal mondo romano, contribuendo a dare dignità scientifica agli studi etruschi.
Con il Romanticismo arrivò la stagione delle grandi scoperte archeologiche. In questo clima si inserisce la figura di Giovanni Battista Vermiglioli, erudito umbro vicino agli ambienti archeologici pontifici, che contribuì alla diffusione delle prime interpretazioni sistematiche delle necropoli e delle iscrizioni etrusche. Fondamentale fu anche il ruolo dei fratelli Campanari di Toscanella, oggi Tuscania, tra i più celebri scavatori e antiquari dell’Ottocento. Le loro campagne di scavo alimentarono musei e collezioni in tutta Europa, in anni in cui il fascino dell’Etruria conquistava viaggiatori, studiosi e aristocratici stranieri. Attraverso mostre e commerci internazionali contribuirono a diffondere l’immagine degli Etruschi ben oltre i confini italiani.
Al centro di quella stagione vi fu anche il Marchese Giampietro Campana, protagonista assoluto del collezionismo archeologico ottocentesco. Le sue raccolte di antichità, costruite attraverso acquisizioni e scavi straordinari, divennero leggendarie prima della clamorosa dispersione successiva al suo fallimento finanziario. Molti reperti etruschi della collezione Campana finirono nei maggiori musei europei, dal Louvre all’Ermitage. Nella seconda metà dell’Ottocento emerse Isidoro Falchi, medico di formazione ma archeologo per passione, legato soprattutto alla riscoperta di Vetulonia. I suoi scavi in Maremma rivoluzionarono la conoscenza dell’Etruria settentrionale e contribuirono a riportare alla luce città dimenticate per secoli.
Accanto a lui operò Luigi Adriano Milani, fondatore e primo direttore del Museo Topografico dell’Etruria di Firenze, nato nel Palazzo della Crocetta dopo il 1880 e destinato a diventare il nucleo dell’attuale Museo Archeologico Nazionale. Milani introdusse un approccio moderno all’esposizione archeologica, organizzando i materiali secondo criteri scientifici e territoriali innovativi per l’epoca.
Un percorso che ha intrecciato ricerca scientifica, collezionismo e riscoperta dell’antico, mostrando come furono proprio questi studiosi, spesso animati da spirito pionieristico e passioni antiquarie, a gettare le basi della moderna conoscenza della civiltà etrusca e delle collezioni museali che oggi la raccontano.
Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze conserva ancora oggi molte delle testimonianze raccolte durante quella stagione cruciale, nata tra grandi scoperte tombali, dibattiti eruditi e il crescente interesse europeo per le antichità dell’Italia pre-romana. Una storia di uomini, scavi e intuizioni che continua a vivere nelle sale del museo e nella ricerca contemporanea. (@EtruscanTimes)

