VARSAVIA, 18 marzo 2026 — Il tribunale di Varsavia ha accolto la richiesta dell’Ucraina di estradare l’archeologo russo Aleksandr Butyagin, secondo quanto riferito dai familiari dello studioso sul canale Telegram. La decisione è stata presa mercoledì 18 marzo nel corso dell’udienza del tribunale di primo grado nella capitale polacca. Come Etruscan Times ha già riferito, il caso Butyagin si inquadra nel più ampio contesto delle tensioni tra attività scientifica e dinamiche geopolitiche nell’Europa orientale.

Un archeologo molto conosciuto a livello internazionale (ha scavato anche in Italia), Butyagin ha dedicato la propria vita professionale alle colonie greche del Mar Nero. Dal 1999 dirige infatti la missione dell’Ermitage a Myrmëkion, presso Kerč’, in Crimea, sito chiave per comprendere i rapporti tra mondo greco, Scizia e regni ellenistici.
Il punto di svolta è stato il mutamento geopolitico seguito all’annessione russa della Crimea nel 2014. Da allora, la prosecuzione degli scavi senza permesso di Kiev è stata interpretata dalle autorità ucraine come una violazione del diritto nazionale e delle convenzioni internazionali sulla tutela del patrimonio nei territori occupati. E l’archeologo è stato arrestato in Polonia, durante un giro di conferenze in vari paesi europei. Le imputazioni parlano di “scavi illegali” e di danni al sito. In caso di estradizione, Butyagin rischia fino a cinque anni di reclusione.
Butyagin si trova in un centro di detenzione preventiva e, secondo dichiarazioni attribuite all’incaricato d’affari russo in Polonia, “resiste con fermezza”. Le accuse mosse da Kiev riguardano la presunta distruzione di un bene del patrimonio culturale tra il 2014 e il 2019, in base alla parte 4 dell’articolo 298 del codice penale ucraino. La difesa contesta la fondatezza dell’impianto accusatorio: i familiari sostengono che il tribunale avrebbe ignorato l’assenza di prove della distruzione del monumento e ribadiscono che “le accuse di Kiev non sono supportate da alcuna prova”.

Gli avvocati sottolineano inoltre un elemento procedurale: “Secondo i materiali dell’accusa stessa, la presunta distruzione del monumento risale solo al periodo 2014-2019, quindi il termine massimo è scaduto il 1º gennaio 2024, cioè prima della formulazione dell’accusa nell’ottobre 2024”. Sul piano giuridico internazionale, la difesa richiama gli standard della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, disponibile sul sito ufficiale del Consiglio d’Europa (https://www.coe.int), sostenendo che il procedimento potrebbe non rispettare quanto previsto dall’articolo 6 §1 in materia di giusto processo”. Nel comunicato si aggiunge: “La difesa è convinta che l’estradizione significhi per Butyagin non solo il rischio di un processo iniquo, ma anche una minaccia diretta alla sua vita e alla sua salute in caso di detenzione in un centro di custodia cautelare ucraino”.
La decisione del tribunale di primo grado non è definitiva. La decisione del tribunale di primo grado non comporta un’estradizione immediata. I familiari precisano: “La difesa la impugnerà e cercherà di ottenerne l’annullamento presso un tribunale di grado superiore”. (@EtruscanTimes)

