BARBARANO ROMANO, 1 LUGLIO 2025 – Rarissimo ritrovamento di una tomba etrusca inviolata presso la necropoli del Caiolo, sull’estrema propaggine tufacea a Nord-Est del vasto complesso di San Giuliano a Viterbo. La straordinaria scoperta del tumulo datato all’Orientalizzante recente e’ avvenuta durante la campagna di scavo in corso condotta dalla texana Baylor University nell’ambito del San Giuliano Archaeological Project (SGARP) diretto dal 2018 dal prof. Davide Zori. Il progetto si svolge in stretta collaborazione con la Soprintendenza per l’Etruria Meridionale e con il supporto del Comune di Barbarano Romano e del Parco Regionale Marturanum.

Baylor scava a San Giuliano dal 2015. La tomba appena scoperta appartiene alla tipologia a camera con dromos e accesso sigillato da un blocco di tufo, databile alla fine del VII sec. a. C. Immediatamente sulla soglia e in prossimità dei letti funerari, sono disposti numerosi esemplari di ceramica fine di stile etrusco- geometrico con chiaro carattere ritualistico. Sul letto funerario di sinistra si notano un bacile e diversi elementi di ornamento di bronzo per il defunto cosi’ come erano stati situati all’atto della sepoltura.
“La necropoli di San Giuliano – ha commentato la funzionaria di zona Barbara Barbaro – conta più di 500 tombe attorno all’insediamento, di cui la maggior parte è stata colpita dai clandestini o in antico o in tempi più recenti. Rarissimo trovare un sepolcro inviolato. Da qui l’eccezionalità dell’attuale scoperta”.

San Giuliano si trova su un altopiano di tufo vulcanico, ed è noto per la grande quantità di tombe etrusche scavate nelle scarpate circostanti che testimoniano l’importanza del sito durante il periodo etrusco (800-300 a.C.), mentre ritrovamenti sporadici indicano un’occupazione risalente all’età del Bronzo recente (1300-900 a.C.) e un ampio cimitero villanoviano situato sulla vicina collina di Campo Sant’Antonio indica inoltre una forte concentrazione di popolazione nel secolo precedente all’ascesa della civiltà etrusca. In quanto San Giuliano occupava una posizione strategica in relazione a Roma e al suo entroterra, il sito continuò a essere abitato anche dopo essere stato inglobato nello Stato romano in espansione.

Il progetto SGARP si propone di far luce sulle trasformazioni vissute da San Giuliano in relazione ai mutamenti politici ed economici su scala regionale documentando la nascita dell’insediamento nell’età del Bronzo, la fioritura etrusca, il dominio romano, la successiva fortificazione medievale fino ad arrivare al definitivo abbandono del sito poco prima del 1300.

In queste ore gli archeologi di Baylor e della Soprintendenza stanno procedendo alla minuziosa documentazione della camera sepolcrale: “Un contesto integro non è centrale solo ai fini della tutela, ma anche perché ci restituisce uno spaccato completo di vita attraverso il rituale della morte”, ha detto la Barbaro. Ribadendo che “la collaborazione tra Soprintendenza e Università è fondamentale per la conoscenza del mondo antico” e come in particolare a Barbarano si sia creata una sinergia unica tra Ministero, Comune, Università, Parco Marturanum, Forze dell’Ordine e cittadinanza, la funzionaria ha commentato: “Questo è quello che succede quando si rinviene una tomba inviolata; si trasforma in un evento collettivo. Quasi l’apertura della porta del sepolcro costituisse un ponte con il nostro passato, la porta d’accesso verso i nostri antenati. Il silenzio…lo stupore, il rispetto per chi ci sta aspettando dietro a quell’enorme masso. La commozione”. (@EtruscanTimes)

