BARBARANO ROMANO, 19 MAGGIO 2026 – Ci sono luoghi che continuano, dopo secoli, a raccontare la loro storia. A un anno dal ritrovamento di un tumulo inviolato da parte della Baylor University, il 6 giugno a Barbarano Romano verrà presentato al pubblico il corredo della straordinaria “Tomba dei vasi con uccelli dipinti”.
Davide Zori, Baylor University
L’eccezionale ritrovamento conferma ancora una volta l’immenso valore delle necropoli rupestri del territorio viterbese, considerate dagli archeologi tra le più importanti d’Italia per estensione, ricchezza e varietà delle sepolture. Dietro ogni scoperta ci sono studio, ricerca, passione e il lavoro degli archeologi che, con pazienza e competenza, riportano alla luce frammenti della nostra storia più antica. “Ed è proprio questo che vogliamo condividere: l’emozione della scoperta e l’orgoglio di un patrimonio unico che appartiene a tutti noi”, afferma su Fb il comune laziale invitando il pubblico a condividere una giornata di cultura, memoria e meraviglia.
La tomba e’ venuta in luce nella necropoli del Caiolo, sull’estrema propagine tufacea a Nord-Est del vasto complesso di San Giuliano. La straordinaria scoperta del tumulo datato all’Orientalizzante recentee’ avvenuta durante la campagna di scavo in corso condotta dall’ateneo texano nell’ambito del San Giuliano Archaeological Project (SGARP) diretto dal 2018 dal prof. Davide Zori. Il progetto si svolge in stretta collaborazione con la Soprintendenzaper l’Etruria Meridionale e con il supporto del Comune di Barbarano Romano e del Parco Regionale Marturanum.
Baylor scava a San Giuliano dal 2015. La tomba scoperta un anno fa appartiene alla tipologia a camera con dromos e accesso sigillato da un blocco di tufo, databile alla fine del VII sec. a. C. Immediatamente sulla soglia e in prossimità dei letti funerari, erano disposti numerosi esemplari di ceramica fine di stile etrusco-geometrico con chiaro carattere ritualistico. Sul letto funerario di sinistra c’erano un bacile e diversi elementi di ornamento di bronzo per il defunto cosi’ come erano stati situati all’atto della sepoltura.
“La necropoli di San Giuliano – aveva commentato all’epoca Barbara Barbaro, responsabile della Soprintendenza della provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale – conta più di 500 tombe attorno all’insediamento, di cui la maggior parte è stata colpita dai clandestini o in antico o in tempi più recenti. Rarissimo trovare un sepolcro inviolato. Da qui l’eccezionalità dell’attuale scoperta”. (@EtruscanTimes)