Claudia Carlucci ad “Artribune”: “Vi racconto il Polo Museale della Sapienza”

ROMA, 9 MAGGIO – Durante la Notte Europea dei Musei 2025, il Polo Museale della Sapienza (PMS) ha ospitato un gran numero di iniziative: da una sul viaggio attorno al mondo attraverso i diversi alimenti, a un’altra sugli strumenti antichi di misurazione antichi, da un convegno sul contrasto al traffico illecito di reperti archeologici (incentrato su quattro lastre di terracotta dipinte provenienti dall’antica città etrusca di Cerveteri). Tutti questi eventi si sono svolti negli spazi dell’Università di Roma La Sapienza e del suo Polo Museale, a cui appartengono fra gli altri l’Orto Botanico, il Teatro fisico della Sapienza, il museo di Mineralogia, il gabinetto di Zoologia e Anatomia comparata, ma anche il museo dei gessi, oggi Museo dell’Arte Classica (il più antico tra i musei archeologici, fondato nel 1892 cui seguirà l’istituzione del Museo delle Origini, e quello delle Antichità etrusche e italiche).

Claudia Carlucci al convegno di Napoli Recomposing the Past, maggio 2025

Subito dopo l’evento, Claudia Carlucci, direttrice del Polo Museale, ha rilasciato un’intervista ad Artribune firmata da Alessandra Paparelli (clicca qui per il testo), nella quale descrive l’evoluzione del Polo museale: dalle origini didattiche (risalenti al 1748) fino alla vasta gamma di musei attuali—arte classica, erbario, fisica, antropologia, geografia, storia della medicina e altri, e racconta con entusiasmo i musei universitari come spazi in cui storia e didattica si intrecciano.

Carlucci sicorda come, fin dalla metà del Settecento grazie a Papa Benedetto XIV, strumenti scientifici e reperti furono messi al servizio dell’insegnamento universitario. Questa eredità si riflette ancora oggi: i musei non sono semplici contenitori, ma luoghi viventi in cui studiare e toccare con mano la storia della scienza e dell’arte.

Museo dell’arte classica

Per Carlucci, la forza educativa del Polo risiede nelle emozioni e nell’esperienza diretta. “Il futuro è passato qui” non è solo uno slogan: sintetizza l’idea che dalla conservazione del passato nascano nuove conoscenze. Citando l’ICOM‑UMAC, la direttrice spiega come i musei universitari fungano da “finestre” per comprendere la nostra identità culturale, integrando tradizione e innovazione.

“Il linguaggio della scienza – ha sottolineato Carlucci – riesce ad essere vicino e comprensibile quanto più mira a rendere semplice l’apprendimento avvalendosi di esperienze dirette e soprattutto divertenti, come quelle che il Polo Museale Sapienza ha offerto durante la manifestazione del Maggio Museale, della Notte dei Musei ed in tutte le sue attività museali e questo ci consente di non contrapporre divertimento e cultura.”

Una visione inclusiva dei musei

Nel dialogo con Artribune affiora anche una visione inclusiva: i musei si rivolgono non solo agli studenti e ai ricercatori, ma a un pubblico eterogeneo – famiglie, scuole, appassionati. Le attività laboratoriali, i percorsi interattivi e l’approccio ludico-scientifico sono pensati per coinvolgere e far nascere curiosità, testimonianze di un patrimonio che appartiene a tutta la città di Roma. (@EtruscanTimes)

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