Colpo storico per Villa Giulia: gli Affreschi della Tomba François acquistati per 15 milioni di euro

Museo di Villa Giulia

ROMA, 29 MAGGIO 2026 — Ci sono acquisizioni che aggiungono un’opera a un museo. E ce ne sono altre che ridisegnano la geografia simbolica di un patrimonio nazionale. L’arrivo degli Affreschi della Tomba François al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia appartiene senza esitazione alla seconda categoria: non un semplice trasferimento di trentasette pannelli dipinti, ma il ritorno sulla scena pubblica di uno dei più potenti racconti figurati prodotti dalla civiltà etrusca.

Il ministro A. Giuli di fronte al Caravaggio acquistato per 30 milioni

 

Dopo l’Ecce Homo di Antonello da Messina, acquistato da Sotheby’s per 14,9 milioni di dollari, e dopo il Ritratto di monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio, pagato 30 milioni di euro, il ministro della Cultura Alessandro Giuli chiude un’altra operazione di peso storico: l’acquisizione, da 21 eredi della Famiglia Torlonia, degli affreschi vulcenti.

Sono 37 pannelli, staccati nell’Ottocento, alleggeriti negli anni Ottanta del Novecento, restaurati più volte e conservati, secondo le prime indicazioni, in condizioni migliori di quanto si temesse. Non avrebbero bisogno di interventi urgenti prima dell’esposizione: avranno però bisogno di un progetto narrativo all’altezza della loro forza.

Il sacrificio dei prigionieri troiani sulla tomba di Patroclo (Affreschi della Tomba François)

Per lo Stato italiano è un risultato di prestigio. Per l’archeologia italiana è l’operazione più importante dai tempi dell’arrivo della Collezione Ludovisi-Boncompagni nel 1901 e della Collezione Borghese nel 1902. Per il mondo degli Etruschi è l’occasione storica per una “ripartenza”, capace di dar slancio alla ricerca su binari innovativi e di “fare innamorare” una nuova generazione di studiosi e appassionati. Per Vulci si rimargina una ferita aperta da 163 anni proprio in un momento di nuovi scavi, studi, iniziative, fermenti.

 

La scoperta di Alessandro François

L’interno della Tomba François

Datata al IV secolo a.C., la Tomba François fu scoperta nel 1857 nella necropoli di Ponte Rotto dall’archeologo fiorentino Alessandro François, durante le campagne nelle terre vulcenti che i Torlonia avevano rilevato dagli eredi del principe Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Appartenuta ai Saties, ricca e potente famiglia aristocratica etrusca, la tomba è uno dei vertici assoluti dell’arte funeraria dell’Italia preromana. Non solo per l’architettura dell’ipogeo, articolato attorno ad atrio e tablino, ma soprattutto per il suo programma figurativo: una macchina narrativa in cui mito greco, memoria locale, genealogia aristocratica e propaganda politica si intrecciano in una visione di rara complessità.

I pannelli a Villa Albani prima del restauro

 

Il destino degli affreschi fu però presto separato da quello della tomba. Per iniziativa del principe Alessandro Raffaele Torlonia (1800-1886), e dopo una vicenda amministrativa che richiese anche una supplica al Papa per la regolarizzazione, le pitture furono staccate dalle pareti senza autorizzazione e trasferite nel 1863 a Villa Albani, la grande villa settecentesca sulla via Salaria, di proprietà della famiglia.

A.R. Torlonia

Da allora sono rimaste a Roma, inaccessibili al pubblico (tranne una esposizione a Vulci nel 2004) e visibili agli studiosi solo in circostanze eccezionali. Intanto, la tomba Francois è rimasta visitabile, sia pure saltuariamente, ma svuotata del suo ciclo pittorico originario: una presenza-assenza che per decenni ha alimentato frustrazione, polemiche e desiderio di conoscenza.

Da mesi, nei corridoi del Collegio Romano, circolavano voci insistenti sulla possibile cessione. Gli eredi Torlonia, divisi tra loro e non tutti in condizioni finanziarie floride, sarebbero stati propensi alla vendita. Si parlava di valutazioni milionarie, di trattative riservate, di allarmi sullo stato dei pannelli, di una offerta della Fondazione Luigi Rovati. Il Ministero della Cultura non confermava. Villa Giulia taceva, concentrata sui grandi lavori di restauro e riallestimento in vista dell’inaugurazione estiva. Poi la conferma è arrivata quasi all’improvviso.

La firma oggi al Collegio Romano assieme agli eredi Torlonia. Al centro il ministro Giuli. Alla sua destra, Massimo Osanna e poi Luana Toniolo. Erano inoltre presenti il Capo di Gabinetto del MiC, Valentina Gemignani e il Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, Alfonsina Russo.

Oggi, alla presenza del ministro Giuli e degli eredi Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, Massimo Osanna, il direttore generale Musei (di cui è attesa la promozione al super-dipartimento per le Attività culturali) ha formalizzato con una firma l’atto di acquisto. La cifra? 15 milioni di euro. I 37 pannelli di Villa Albani troveranno tra poco dimora stabile al museo di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo, che ha seguito una parte decisiva delle complesse trattative. E giovedì 25 giugno sarà inaugurata proprio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia una grande esposizione dedicata alla Tomba François.

“La Tomba François è una testimonianza identitaria della civiltà etrusca e del ruolo centrale che essa ha avuto nella formazione culturale dell’Italia antica”, ha dichiarato il ministro Giuli. “Questa acquisizione conferma la volontà del Ministero di investire nella tutela, nella valorizzazione e nell’accessibilità del patrimonio culturale come bene comune e strumento di conoscenza condivisa”.

Catalogo della mostra curata da F. Buranelli

«È un importantissimo traguardo per lo Stato italiano», ha commentato la direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, durante una conferenza. Il Vaticano non è un osservatore qualsiasi. Ai tempi della direzione di Francesco Buranelli, i Musei Vaticani avevano manifestato interesse per i pannelli della Tomba François, che avrebbero arricchito ulteriormente il Gregoriano Etrusco, già tra i massimi musei al mondo per l’arte etrusca e custode di molti reperti provenienti proprio dalle necropoli di Vulci, grazie anche ai lasciti dei marchesi Guglielmi. Fu lo stesso Buranelli, nel 1987, a promuovere una grande mostra sulla Tomba François, con relativo catalogo, in occasione del centocinquantesimo anniversario della fondazione del Gregoriano Etrusco.

La memoria storica degli Etruschi

Il prezzo dell’acquisizione potrà alimentare discussioni, soprattutto in una fase di bilanci pubblici difficili. Di sicuro, sotto la guida di Giuli, che ormai sembra aver risolto la crisi politica che lo ha interessato, il ministero della cultura ha già portato a termine acquisti importanti e si continua a parlare di un interesse per rilevare alcuni immobili che la Rai intende dismettere, come il Teatro delle Vittorie a Roma. Ma il valore dell’operazione non si misura soltanto in termini di mercato. Gli affreschi della Tomba François non sono un bene decorativo, né una sequenza di capolavori isolati. Sono un documento identitario, un racconto politico, un archivio dipinto della memoria etrusca.

Le pareti della tomba erano decorate con un programma iconografico di eccezionale ambizione. Da un lato, il mito greco: la guerra di Troia, il sacrificio dei prigionieri troiani sulla tomba di Patroclo, compiuto da Achille in onore dell’amico morto. È una scena tesa, cruenta, rituale, in cui l’eroismo non è mai separato dalla violenza e la gloria non cancella il sangue. Per l’aristocrazia etrusca, il mito greco era un linguaggio di prestigio: parlava di stirpe, vendetta, memoria, rapporto fra vivi e morti.

Immagini di alcuni pannelli
Un altro dei 37 pannelli della Tomba François

Ma la Tomba François conserva anche qualcosa di più raro: la memoria storica ed epica degli Etruschi stessi. La scena più celebre raffigura il vulcente Macstrna, identificato con Servio Tullio, insieme ad Aulo Vibenna e Celio Vibenna, mentre libera compagni prigionieri e uccide i nemici. I nomi iscritti accanto alle figure danno alla pittura una forza documentaria straordinaria. Qui l’Etruria non imita la Grecia: costruisce il proprio racconto delle origini, del potere, della lotta politica. È una memoria alternativa a quella romana, e proprio per questo preziosissima.

Al centro di questo teatro aristocratico compare anche Vel Saties, probabilmente il committente della tomba, raffigurato con abiti sontuosi mentre osserva il volo di un uccello. Il gesto rimanda all’augurium, all’interpretazione dei segni divini, e colloca il personaggio in una dimensione insieme politica, religiosa e familiare. Il potere, per gli Etruschi, non è mai soltanto forza: è rapporto con il sacro, capacità di leggere il destino, dominio del tempo e della memoria.

Il prestigio del museo di Villa Giulia

Copie degli Affreschi di Carlo Ruspi (1786-1863) ora custodite nei Musei Vaticani. Il vulcente Macstrna (Servio Tullio), insieme ad Aulo Vibenna e Celio Vibenna, mentre libera compagni prigionieri e uccide i nemici

L’arrivo degli affreschi a Villa Giulia coinciderà con una mostra dedicata. Il progetto dovrebbe affiancare ai pannelli anche le copie ottocentesche eseguite da Carlo Ruspi, oggi in Vaticano, e una selezione di reperti legati alla tomba, oggi dispersi fra il British Museum, altri grandi musei internazionali e collezioni pubbliche e private.

Askos a forma di Leone proveniente dalla Tomba Francois e ora al British museum (Fonte: vulcinelmondo.com)

È il tema, cruciale, della dispersione del patrimonio vulcente, documentato anche da Vulci nel Mondo, il più grande datebase di reperti dall’Etruria e uno degli strumenti più importanti per ricostruirne la geografia globale.

Luana Toniolo

Con i 37 pannelli della Tomba François, Villa Giulia — che già custodisce il Sarcofago degli Sposi, l’Apollo di Veio, le lamine d’oro di Pyrgi e il volto in terracotta di Leucotea — rafforzerà il proprio ruolo di museo di riferimento per la civiltà etrusca in Italia e nel mondo. La sfida, adesso, sarà trasformare un evento di grande rilievo scientifico in una narrazione pubblica capace di parlare anche ai non specialisti.

Gli affreschi non hanno l’immediatezza televisiva di un Caravaggio o di un Antonello da Messina. Chiedono contesto, voce, tempo, intelligenza. Ma proprio qui sta la loro forza. Nel caso della Tomba François non si tratta soltanto di aggiungere nuovi capolavori a un percorso museale. Si tratta di restituire accessibilità pubblica a un ciclo che per troppo tempo è rimasto sospeso fra fama mondiale e invisibilità concreta. E di riportare davanti agli occhi di tutti una domanda antica e modernissima: chi racconta la storia, chi la conserva, chi ha il diritto di rivederla. (@EtruscanTimes)

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