ROMA, 24 APRILE – Proseguendo un percorso avviato nel 2022 con il convegno di Vulci, e’ appena uscito il volume Cronache Ceretane, sul delicato tema della dispersione del patrimonio archeologico di Caere (l’odierna Cerveteri), una delle città etrusche più importanti del Mediterraneo antico. Il volume e’ il frutto di un ampio progetto di collaborazione tra il Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, La Sapienza Università di Roma, l’École française de Rome, l’Università della Tuscia e l’Università di Urbino.
Il volume, frutto di un lavoro di gruppo condiviso con Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia e le Università di Viterbo e di Urbino ed esito di un progetto di ricerca sul patrimonio archeologico disperso delle città d’Etruria portato avanti dal settore di Etruscologia di Sapienza Università di Roma, raccoglie gli atti dell’omonimo seminario e affronta, con approccio multidisciplinare e internazionale, il tema di una storia di dispersioni e recuperi al centro anche di una mostra due anni fa presso il Museo delle Antichità Etrusche e Italiche dell’Universita’ La Sapienza di Roma.
Archeologia saccheggiata, memoria ricomposta
Caere fu oggetto, nel corso del XIX secolo, di intense campagne di scavo – spesso prive di rigore scientifico – che portarono al saccheggio di contesti archeologici di straordinaria rilevanza. Intere collezioni, vasi, corredi funerari e reperti unici furono venduti, esportati o dispersi, impoverendo irrimediabilmente il tessuto storico della città. Tuttavia, grazie a un intenso lavoro di ricostruzione archivistica e filologica, siamo oggi in grado di restituire dignità e contesto a molti di questi materiali.
Il volume: struttura e contributi
L’opera pubblicata da Quasar si articola in tre sezioni tematiche legati agli interventi del seminario sulla storia degli scavi e delle collezioni archeologiche disperse: il primo a Viterbo, 30 marzo 2023, e poi Cerveteri, 21 aprile e infine a Roma, 27 maggio. Studiosi italiani e stranieri hanno affrontato il tema attraverso il recupero e lo studio filologico della documentazione d’archivio degli scavi condotti nei secoli scorsi, giungendo in molti casi a ricontestualizzare materiali dispersi e aggiungendo piccoli o grandi tasselli alla ricostruzione della storia della città.
I. Dall’archeologia romantica a Porta Pia
La prima parte indaga le dinamiche che hanno segnato la fase ottocentesca delle ricerche ceretane, attraverso le vicende di musei, collezionisti e istituzioni.
Tra i contributi spiccano quelli di Maurizio Sannibale sul ruolo del Museo Gregoriano Etrusco e di Cécile Colonna, che ricostruisce il viaggio dei vasi Torlonia verso Parigi. Emergono figure emblematiche come la Duchessa di Sermoneta e il collezionista Augusto Castellani, protagonisti di una stagione archeologica tanto affascinante quanto controversa. Notevole il saggio di Lisa Pieraccini, che segue le tracce dei materiali ceretani fino in California, al Phoebe A. Hearst Museum, interrogandosi sul ruolo simbolico della figura femminile etrusca.
II. Nel segno di Raniero Mengarelli
La seconda sezione è dedicata a Raniero Mengarelli, pioniere dell’archeologia stratigrafica a Cerveteri.
I saggi ricostruiscono il suo metodo, il lavoro nella necropoli della Banditaccia e il suo contributo alla salvaguardia del territorio. In evidenza il contributo di Laura Michetti e Alessandro Conti, che delineano il passaggio di testimone da Mengarelli ai grandi maestri del Novecento come Massimo Pallottino e Giovanni Colonna, unendo ricerca, tutela e formazione accademica.
III. Caere nella seconda metà del ’900
L’ultima parte del volume si concentra sul secondo Novecento e l’archeologia contemporanea. Viene documentato il lavoro di Mario Moretti, gli scavi della Fondazione Lerici, il contributo del CNR, dell’Università di Milano e del Gruppo Archeologico Romano. Emergono nuovi dati sulla necropoli di Monte Abatone e sulla Collezione Lerici, con l’obiettivo di ricomporre un quadro culturale frammentato da oltre un secolo di dispersione.
Un modello di ricerca e cooperazione
Cronache ceretane si presenta come un modello virtuoso di ricerca interdisciplinare, in cui la collaborazione tra enti italiani e stranieri, università e soprintendenze, produce non solo nuove conoscenze, ma anche strumenti concreti per la tutela e la valorizzazione del patrimonio. È un libro che parla agli archeologi, agli storici, ma anche ai cittadini e alle istituzioni, sollecitando una riflessione profonda sulla responsabilità collettiva verso i beni comuni della memoria. (@EtruscanTimes)


