Dai Torlonia a Villa Giulia, Luana Toniolo racconta l’arrivo stabile degli affreschi François e la nuova stagione etrusca

ROMA, 30 GIUGNO 2026 — Gli affreschi della Tomba François sono finalmente arrivati a Villa Giulia. Dopo quasi due secoli di storia complicata — la scoperta a Vulci, il distacco dalle pareti della tomba, il passaggio nella collezione Torlonia, la lunga stagione di invisibilità, l’estenuante trattativa — uno dei massimi capolavori della pittura e della storia etrusca entra stabilmente nel percorso del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Non più soltanto un nome mitico nei libri di archeologia, non più una meraviglia conosciuta soprattutto attraverso fotografie, disegni, riproduzioni e racconti di studiosi: quei pannelli sono diventati una presenza pubblica, permanente, visitabile.

L’ingresso al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia

È questo il cuore dell’operazione. E Luana Toniolo, direttrice del museo, lo racconta a Etruscan Times come una svolta che cambia Villa Giulia e, insieme, cambia il rapporto del pubblico con uno dei documenti più potenti della civiltà etrusca.

L’acquisto da parte dello Stato per 15 milioni di euro degli affreschi già Torlonia non è stato soltanto un colpo di mercato culturale o una restituzione alla fruizione collettiva. È stato il passaggio di un capolavoro dall’aura della rarità privata alla vita quotidiana di un museo nazionale. Una cosa, insomma, che non accade spesso.

Gli affreschi della Tomba

Per Toniolo la sfida è stata doppia: far arrivare gli affreschi e poi non tradirli. Perché questi pannelli non possono essere trattati come quadri da appendere a una parete. Nascono dentro una tomba aristocratica, in un sistema di immagini, rapporti spaziali, miti, genealogie, memoria politica, orgoglio familiare e identità cittadina. Raccontano Vulci nella seconda metà del IV secolo avanti Cristo, ma lo fanno evocando eroi greci, figure etrusche, conflitti con Roma, modelli mediterranei, ambizioni di una élite che affidava alla pittura la propria idea del mondo e della morte.

Nella nostra conversazione, Toniolo alterna entusiasmo e prudenza. Entusiasmo, perché l’operazione è di quelle che segnano una direzione (oltre che un traguardo personale). Prudenza, perché la Tomba François è un terreno interpretativo complesso, dove ogni lettura troppo semplice rischia di impoverire la forza delle immagini. Ma su un punto la direttrice è netta: ora che gli affreschi sono pubblici, visibili e studiabili, si aprirà una stagione nuova. Nuovi sguardi, nuovi studi, nuove domande.

– Luana Toniolo, cominciamo dalla trattativa. È stata la parte più difficile?

“La trattativa con i 21 eredi Torlonia è stata certamente una grande sfida. Però devo dire che c’è stata subito una forte concordia e un riconoscimento condiviso dell’importanza della fruizione pubblica. Gli interlocutori sono stati collaborativi, corretti, cordiali. Per me la parte più complessa è stata quella amministrativa, perché operazioni di questo tipo hanno sempre passaggi delicati. Ma non posso dire che ci siano state particolari difficoltà nei rapporti. C’è stato subito il riconoscimento che si trattava di un capolavoro e che fosse giusto renderlo fruibile da tutto il pubblico.”

Un angolo della Tomba al Museo di Villa Giulia

– Una volta arrivati gli affreschi, la vera domanda diventa: come si espongono senza ridurli a semplici pannelli dipinti?

“Io avevo un’idea molto chiara. E il progetto ci è piaciuto subito perché unisce accessibilità cognitiva e fruizione. C’è una parte multimediale che permette di entrare in quello che era lo spazio fisico della tomba e poi di osservare i pannelli nella loro giusta collocazione, ricostruendo proprio lo spazio originario.”

– Quindi il visitatore ha l’impressione di entrare nella Tomba François?

“È un progetto molto scenografico e molto emozionante. La ricostruzione restituisce la disposizione dei pannelli e permette di capire il loro rapporto con lo spazio. Prima di entrare c’è una sala immersiva che racconta personaggio per personaggio quello che si vedrà all’interno. Dentro, invece, non abbiamo voluto mettere testi: vogliamo che il pubblico si lasci semplicemente avvolgere dalla bellezza delle pitture, dal mito, dalla forza delle immagini.”

Luana Toniolo

– Chi firma il progetto?

“Luca Cipelletti. È un progetto che lavora molto sulla percezione dello spazio e sull’emozione, ma anche sulla correttezza del racconto. Non è soltanto una scenografia: è un modo per rendere comprensibile la tomba.”

– Poche persone alla volta: non teme l’effetto grande fila?

“Le visite saranno contingentate e su prenotazione online. L’accesso alla ricostruzione della tomba avverrà ogni venti minuti. Se poi al museo ci sarà disponibilità, ci si potrà inserire. Ma la prenotazione è importante proprio per garantire una visita di qualità.”

– Ci sarà un supplemento al biglietto?

“No. La visita è compresa. Ci saranno la sala immersiva, le audioguide e una guida per il pubblico, un fascicolo gratuito di circa quaranta pagine, illustrato, che accompagna la visita.”

– Gli affreschi della Tomba François sono un terreno interpretativo complesso: mito greco, storia di Vulci, Roma, aristocrazia, identità. Qual è la linea scelta?

“Sicuramente il fatto che ora siano visibili al pubblico farà nascere molti nuovi studi. La possibilità di osservarli da vicino, di studiarne la tecnica esecutiva, di riflettere sui contenuti, aprirà una fase nuova. Sulla lettura complessiva credo che il racconto sia più complesso di una chiave soltanto antiromana. Ci sono molte teorie e vanno approfondite. Non abbiamo voluto fare un’esposizione iper-specialistica: il percorso deve essere leggibile, ma senza banalizzare.”

Alessandro Giuli, ministro della cultura

– Il ministro Alessandro Giuli ha parlato degli affreschi come di una testimonianza identitaria della civiltà etrusca. Che cosa significa, concretamente?

“Significa che lì c’è un racconto complesso di miti, di storia e delle più importanti famiglie di Vulci. Studiare questi affreschi, capire perché furono scelti quei soggetti e quelle iconografie, vuol dire entrare nella mentalità aristocratica della seconda metà del IV secolo avanti Cristo. È uno dei grandi documenti dell’antichità, un capolavoro della pittura antica che si studia nei libri di scuola.”

– Il titolo scelto per il percorso è “Il ritorno degli eroi”. Come nasce?

“Ci è sembrato giusto perché uno dei pannelli più noti e importanti rappresenta condottieri, eroi, figure percepite come fondative. Sono racconti che rimandano a vicende di due secoli precedenti, ma che erano ancora fortissime nella memoria etrusca. Eroi, appunto. Eroi del mito, della storia, dell’identità di Vulci.

Attorno all’arrivo stabile degli affreschi, Villa Giulia ha costruito anche un’esposizione temporanea che ne amplia il racconto. Qui entrano in scena i prestiti internazionali, la dispersione del corredo, la seconda vita della tomba dopo la scoperta, i cartoni, i gioielli, i vasi, le testimonianze conservate in grandi musei europei. Non è il centro della notizia, ma è il contesto che permette di capire quanto lunga e ramificata sia stata la storia della Tomba François dopo il suo ritrovamento.”

La mostra dei reperti del corredo della Tomba

– Che cosa aggiunge questa mostra temporanea al nuovo allestimento stabile degli affreschi?

“La storia della tomba e della dispersione del suo corredo. Per questo abbiamo voluto riunire prestiti importanti. Ci sono i gioielli del Louvre, reperti del British Museum, materiali da Bruxelles, da Losanna, dai Musei Vaticani. I Vaticani prestano i cartoni, che sono parte fondamentale della storia documentaria della tomba. Dal British arrivano tre vasi e dieci gioielli; dal Louvre gioielli e altri oggetti; da Bruxelles un’anfora del pittore di Sylleus; da Losanna una ventina di reperti ceramici.”

– È quasi una seconda riunificazione, dopo l’acquisto degli affreschi.

“Sì, perché la dispersione fa parte della vicenda della Tomba François. Alla morte di Alessandro François, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno della scoperta, il corredo venne diviso: una parte rimase ai Torlonia, una parte passò agli eredi François, rappresentati da Noël des Vergers. Alcuni gioielli finirono all’Istituto di Corrispondenza Archeologica e poi al museo di Napoleone III, confluito nel Louvre. Altri oggetti furono venduti all’asta, acquistati da collezionisti come Piot, o passarono attraverso i Castellani, arrivando poi anche al British Museum.”

I due cippi di fronte alla Tomba

– E i due cippi che lo Stato ha acquistato insieme agli affreschi?

“Sono esposti nel percorso, ma non dentro la tomba ricostruita. I cippi non venivano dall’interno della camera: erano collocati nel dromos, uno all’inizio e uno alla fine, prima dell’ingresso della tomba.

– Il rapporto con Vulci? Non teme qualche gelosia territoriale?

“Abbiamo già avviato un dialogo con la Fondazione Vulci per collaborare alla valorizzazione sia del Parco di Vulci sia degli affreschi conservati qui. Da entrambe le parti c’è la massima disponibilità. Questa restituzione alla fruizione pubblica può portare vantaggi anche a Vulci, facendo conoscere meglio il parco e la storia della tomba.”

– Questa operazione arriva in un momento in cui gli Etruschi sembrano tornati al centro dell’attenzione: San Casciano, mostre internazionali, biglietti integrati, grandi acquisizioni. È una ripartenza?

“Sì, penso che sia un’altra, importantissima occasione di rilancio. C’è una grande attenzione del ministro della cultura, Alessandro Giuli, per gli Etruschi. Per Villa Giulia è un momento importante anche per la crescita del museo. Gli affreschi porteranno un’attenzione enorme, ma noi vogliamo tenerla alta anche con gli altri progetti.”

Affreschi della Tomba Francois
Sarcofago degli sposi

– Non c’è il rischio che l’arrivo degli affreschi oscuri tutto il resto: il riallestimento, i restauri, il museo?

“È un’acquisizione talmente importante per lo Stato che, anche se per un momento dovesse catalizzare tutta l’attenzione, va bene. Ma noi abbiamo un anno molto ricco. In autunno presenteremo la fine del restauro del Sarcofago degli Sposi e una parte del nuovo riallestimento. Anche la sala dei gioielli sarà coinvolta. Vogliamo scaglionare gli appuntamenti, non bruciarli tutti insieme.”

Villa Poniatowski

– E la riapertura della grande Villa Poniatowski, alle spalle di Villa Giulia?

“È confermata. Riaprirà con una mostra, non etrusca, organizzata dal museo insieme agli uffici del Ministero e alla Direzione generale Musei. I lavori stanno andando bene.”

– Per l’estate, come accompagnerete questa nuova presenza degli affreschi?

“Faremo aperture straordinarie notturne il sabato, dalle 20 alle 24. E poi stiamo organizzando un convegno per settembre, una giornata internazionale con studiosi e musei prestatori. L’attenzione si concentrerà su Vulci ellenistica: contestualizzare la Tomba François nell’ambito delle produzioni ellenistiche di Vulci.”

Tavolo multisensoriale al Museo di Villa Giulia

– C’è anche un’attenzione ai bambini e all’accessibilità?

“Sì. Stiamo preparando una guida per bambini, un percorso dedicato alla tomba. E abbiamo lavorato molto sull’accessibilità. C’è un tavolo multisensoriale con video e parte tattile, perché tutti possano godere di questo capolavoro del nostro patrimonio.”

– Che clima c’è nel museo?

“Grande entuiasmo. Naturalmente c’è anche un enorme carico di lavoro, ma tutti sono consapevoli dell’importanza di quello che sta accadendo. È una cosa che non capita spesso.”

– Alla fine, direttrice, cosa spera che accada al visitatore?

“Spero che sia emozionato quanto noi. Che entri, si lasci avvolgere dalla bellezza, e poi abbia voglia di sapere di più. Gli Etruschi sono una civiltà ancora poco conosciuta, ma piena di meraviglie. Questa è una di quelle meraviglie.” (@EtruscanTimes)

Ar. Zam.
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