Dal Fiora al Tevere, Pietro Tamburini ricostruisce il paesaggio etrusco

ORVIETO, 17 SETTEMBRE 2026 – Un territorio etrusco osservato non attraverso una singola città, ma come sistema di relazioni, percorsi, insediamenti e confini. È questa l’impostazione di Siti etruschi nel circondario del lago di Bolsena tra il Fiora, il Paglia e il Tevere. Il popolamento del territorio dalla preistoria alla romanizzazione, il nuovo volume di Pietro Tamburini, pubblicato da Nuova Immagine Editrice.

Pietro Tamburini

Dopo una presentazione al Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo, del libro si parlerà venerdì 25 settembre alle 16.30 al Museo Etrusco “Claudio Faina” di Orvieto. In quella occasione, dopo una introduizione di Andrea Solini Colalè, presidente della Fondazione per il Museo “Claudio Faina”, interverranno lo stesso Tamburini e il vicepresidente della Fondazione Giuseppe M. Della Fina.

Il volume, 326 pagine e oltre trecento illustrazioni, prende in esame un’area di particolare rilievo nell’Etruria interna: il comprensorio del lago di Bolsena e il territorio compreso fra il Fiora, il Paglia e il Tevere. Ne segue il popolamento in una prospettiva di lunga durata, dalla preistoria fino alla romanizzazione, ricostruendo la rete degli abitati, dei luoghi di culto, delle necropoli e dei percorsi che legavano questo settore dell’Etruria al resto dell’Italia centrale.

Giuseppe M. Della Fina
La sede del Museo della Fondazione Faina a Orvieto

Un punto centrale dell’analisi è il rapporto fra Vulci e Velzna-Orvieto, due delle principali città-stato etrusche. È proprio questo aspetto che Giuseppe M. Della Fina ha sottolineato nella recensione apparsa su Archeo, la rivista diretta da Andrea M. Steiner: il territorio studiato da Tamburini era controllato da due realtà urbane diverse ma strettamente collegate. Vulci rappresentava una fondamentale apertura verso i traffici commerciali e culturali del Mediterraneo; Orvieto costituiva invece una porta verso l’Etruria settentrionale, a partire da Chiusi, e verso il mondo umbro e, più in generale, italico.

La lettura territoriale permette così di superare una visione troppo rigida dei confini cittadini e di seguire invece la circolazione di uomini, merci, modelli culturali e forme artistiche. I siti minori diventano elementi indispensabili per comprendere il funzionamento complessivo di uno spazio che, per secoli, fu attraversato da direttrici diverse e complementari.

Tamburini ricostruisce questo paesaggio combinando documentazione archeologica, storia degli scavi e conoscenza diretta dei luoghi. Il risultato è un quadro ampio, che affianca ai grandi centri una moltitudine di presenze meno note ma decisive per comprendere la densità del popolamento etrusco attorno al lago di Bolsena. (@EtruscanTimes)

Redazione
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