Dal papiro al pixel: il Mamiani e la sfida delle Digital Humanities

ROMA, 20 NOVEMBRE 2025 – Entrare oggi in un liceo classico significa trovarsi davanti a un mondo sospeso tra passato e presente: scaffali pieni di dizionari di latino e greco, studenti chini a tradurre Omero, professori che citano Platone con naturalezza. Ma al Mamiani, uno dei licei storici più celebri di Roma, qualcosa sta cambiando. Accanto a quell’immagine senza tempo, si affaccia ora una novità che sembra quasi un ossimoro: il percorso Digital Humanities.

Il progetto, ambizioso, è quello di portare dentro le aule del classico strumenti e linguaggi che appartengono al nostro presente (e al nostro futuro). Gli studenti continueranno a tradurre Cicerone e Sofocle, ma allo stesso tempo ne analizzeranno i testi con software digitali, consulteranno archivi online e realizzeranno progetti multimediali, trasformando la filologia in un laboratorio vivo e contemporaneo. Potranno confrontare direttamente diverse edizioni digitali di Tacito, studiare la metrica di Omero con strumenti che visualizzano graficamente i ritmi dei versi, oppure costruire mappe interattive dei miti classici che colleghino fonti letterarie e iconografia antica. E poi: usare i visori per visualizzare le tombe etrusche, e l’intelligenza artificiale per ottenere spiegazioni personalizzate ed esercizi di autovalutazione o simulazioni di esami su misura.

Questi esperimenti mostrano come gli studi classici possano dialogare con i linguaggi più attuali. Non è solo un’operazione di aggiornamento, ma anche il riconoscimento che l’umanesimo resta essenziale anche nell’era digitale. Perché dietro algoritmi, intelligenza artificiale e database, ci sono sempre domande di significato, interpretazione e responsabilità. E chi ha imparato a leggere criticamente testi di duemila anni fa è preparato ad affrontarle.

Tiziana Sallusti, preside del Mamiani

“Questo percorso” dice a Etruscan Times Tiziana Sallusti, preside del Mamiani “che è stato pensato insieme alla Sapienza, a Ca’ Foscari, all’UKE (Università Kore di Enna) e ad AIUCD (Associazione per l’informatica umanistica e la cultura digitale), è dedicato allo sviluppo del pensiero critico accompagnato dalle competenze informatiche, ed è spendibile in qualsiasi prospettiva di studio universitario, anche nelle facoltà scientifiche”. Del resto, non è un caso che molte università abbiano già inaugurato corsi di laurea in Digital Humanities – dall’Università di Pisa a Ca’ Foscari Venezia, da Genova a Milano e Palermo – a conferma di una tendenza che va ben oltre la sperimentazione del Mamiani, e che segna un nuovo modo di intrecciare saperi umanistici e tecnologie.

Cecilia De Angelis

La sperimentazione, che ha preso il via a settembre, ha visto formarsi una classe di primo anno con 27 alunni. Dotati di tablet (ma con il Rocci sempre nella cartella), i ragazzi per ora sono impegnati in un lavoro da “utens”, come riferisce la professoressa Cecilia De Angelis, coordinatrice del corso e insegnante di latino e greco. “I ragazzi stanno apprendendo un uso responsabile del web, e la gestione del loro account istituzionale, insieme alla conoscenza delle piattaforme umanistiche.

Questo lavoro, che è preparatorio agli approfondimenti sui contenuti degli anni prossimi, con il passaggio dei ragazzi al ruolo di “faber”, si intreccia anche con il programma di educazione civica, che per questa classe è stato modulato in modo mirato”. In un momento in cui la scuola sembra dividersi tra chi difende la tradizione e chi insegue la modernità, il Mamiani sceglie un’altra strada: l’incontro. Le Digital Humanities non segnano la fine del classico, ma la sua trasformazione. Un modo per affermare che il passato non va custodito in una teca, ma reso vivo attraverso le tecnologie che danno forma al nostro presente. (@EtruscanTimes)

 

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