SALISBURGO, 20 AGOSTO 2026 – Come costruivano gli Etruschi il rapporto con il proprio passato? Quali memorie sceglievano di conservare, quali invece venivano cancellate o trasformate? E in che modo genealogie, rituali, monumenti, santuari e necropoli potevano diventare strumenti di potere? Sono alcune delle domande al centro della conferenza internazionale Il passato presente. Culture storico-politiche nell’Italia del I millennio a.C., in programma all’Università di Salisburgo venerdì 19 e sabato 20 febbraio 2027 e per la quale è stata appena lanciata una Call for Papers (Questo il link).
L’appuntamento avrà un significato particolare perché coinciderà con il XXV incontro del Gruppo di lavoro “Etruschi e Italici” del Deutscher Archäologen-Verband (DArV), la più importante associazione professionale di archeologi dell’area di lingua tedesca. Fondata a Bonn nel 1970, conta oltre 1.100 membri e rappresenta la professione archeologica al di là delle divisioni tra le diverse specializzazioni, favorendo il confronto interdisciplinare e il dialogo sui temi della ricerca, della tutela e delle prospettive professionali.
Il tema scelto per Salisburgo parte da un assunto preciso: cultura storica e cultura politica non possono essere separate. Le comunità costruiscono infatti la propria identità, legittimano il potere e affrontano i cambiamenti anche attraverso il modo in cui raccontano e reinterpretano il passato. La memoria diventa così una risorsa politica, resa visibile attraverso rituali, istituzioni, immagini, monumenti e oggetti. Il convegno prenderà in considerazione non soltanto le comunità etrusche e italiche, ma anche la Magna Grecia, estendendo la prospettiva fino all’età repubblicana romana.
Le quattro grandi aree di ricerca
Quattro le grandi aree di ricerca indicate dalla Call. La prima riguarda il passato come risorsa politica: miti delle origini, migrazioni, guerre, alleanze, genealogie e storie familiari potevano servire a giustificare prestigio e autorità e a costruire identità familiari, locali, regionali ed etniche.
La seconda affronta la memoria come strumento di integrazione politica, interrogandosi sul ruolo di santuari, comunità cultuali e luoghi di memoria nella creazione di legami sovralocali, anche di fronte alla crescente mobilità, agli incontri interculturali e alla pressione dell’espansione romana.
Una terza sezione sarà dedicata agli spazi e alle pratiche della memoria: assemblee, feste e processioni, ma anche necropoli, santuari e spazi urbani come veri e propri memoryscapes, scenari nei quali il passato veniva rappresentato e politicamente utilizzato. Monumentalizzazioni, riusi, consacrazioni di armi e trofei di guerra possono diventare così fonti per comprendere la costruzione della memoria collettiva.
Infine il convegno affronterà il tema opposto, quello del dimenticare: cancellazione di iscrizioni, distruzione o abbandono di monumenti, obliterazione di luoghi sacri e trasferimento degli insediamenti sono altrettanti modi attraverso i quali una società può riorganizzare il proprio rapporto con il passato dopo crisi e trasformazioni politiche.
Il comitato organizzativo è composto da Matthias Hoernes e Alexander Sokolicek dell’Università di Salisburgo e dai portavoce del gruppo “Etruschi e Italici”, Robinson Krämer e Raffaella Da Vela, dell’Università di Vienna. Sono invitati a partecipare sia giovani ricercatori sia studiosi già affermati. Gli abstract, di 200-300 parole, potranno essere presentati in italiano, tedesco o inglese entro il 31 ottobre 2026 e dovranno essere inviati all’indirizzo present.past.conference@gmail.com. Gli interventi dureranno 20 minuti, seguiti da 15 minuti di discussione. @EtruscanTimes

