Delfini Guizzanti: funzionario del Pact racconta come ha risolto il puzzle

CERVETERI, 30 MAGGIO 2026 – L’intuizione decisiva che ha permesso di ricostruire uno dei reperti più importanti del Museo Archeologico Nazionale Cerite, un grande arredo sacro etrusco decorato con fregi di animali marini, e’ merito di un funzionario archeologo del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Decorato con fregi di animali marini, il pozzo dei Delfini Guizzanti era andato disperso per decenni tra magazzini di scavo e traffici clandestini e solo di recente e’ stato ricomposto ed esposto al pubblico.

Delfini GuizzantiIn un video pubblicato sul profilo Facebook del Parco, e’ proprio Patrizio Fileri a raccontare l’emozione di quella scoperta straordinaria: il momento in cui, durante una missione a Castel Sant’Angelo, il giovane archeologo ha riconosciuto in un reperto per anni sparito nel circuito illecito del traffico internazionale di reperti archeologici un importante frammento mancante del puteale del Santuario di Eracle Cerite.

“Un dettaglio riconosciuto tra molti altri. Un frammento apparentemente isolato. E improvvisamente, una storia interrotta torna a ricomporsi. Grazie a quella intuizione, oggi il puteale del IV secolo a.C. è di nuovo integro ed è tornato finalmente patrimonio di tutti”, spiega il Parco diretto da Vincenzo Bellelli, ricordando che “dietro ogni reperto archeologico non ci sono soltanto secoli di storia antica, ma anche il lavoro, la memoria e la passione di chi ogni giorno si impegna per proteggere e restituire questi tesori alla collettività”.

Nel video Fileri accompagna dentro una vicenda avvincente e incredibile, dove archeologia e tutela del patrimonio si intrecciano in modo emozionante e profondamente umano: “Questa e’ la parte piu’ bella del nostro lavoro”, spiega l’archeologo: quando “un pizzico di fortuna” ma anche l’occhio allenato” consentono di mettere assieme il puzzle di un “oggetto eccezionale per materiali e tecnica decorativa” attribuendo i resti a un contesto noto di Cerveteri, il santuario di Eracle in Contrada di Sant’Antonio.

Un frammento era conservato nei depositi della Necropoli della Banditaccia, l’altro, trafugato tra gli anni Settanta e Novanta e arrivato da Londra grazie ai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio, era finito, destinato pero’ ad un altro museo, nell’ambulacro di Castel Sant’Angelo. L’occhio dell’archeologo ha fatto ‘due piu’ due’ e idealmente ricomposto le due meta’. Poi una volta riunite materialmente le porzioni superiori della vera del pozzo, “con altri frammenti è stato possibile ricomporne la base, il vero e proprio lastrone che chiudeva il serbatoio dell’acqua”.

Il puteale del Santuario di Eracle e’ ora esposto ora permanentemente al Museo Archeologico Nazionale Cerite. E’ un eccezionale esempio di decorazione architettonica etrusca di età ellenistica che getta nuova luce sul santuario di Eracle Cerite sito nella Contrada Sant’Antonio e i suoi lussuosi arredi di culto. I “delfini guizzanti”, con il loro dinamismo marino e la raffinata resa plastica, testimoniano il livello raggiunto dalle botteghe ceretane nel IV secolo a.C., in una fase in cui Cerveteri continuava a essere uno dei maggiori centri aristocratici dell’Etruria meridionale pur nel progressivo avanzare della potenza romana.

Negli ultimi anni il Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia ha intensificato le attività di studio e valorizzazione del patrimonio disperso, anche attraverso collaborazioni internazionali e recuperi dal mercato clandestino. Il caso dei Delfini Guizzanti si inserisce in una stagione particolarmente intensa per la tutela archeologica italiana, segnata da restituzioni eccellenti e da una crescente cooperazione tra istituzioni culturali e nuclei investigativi specializzati. (@EtruscanTimes)

Redazione
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