ROMA, 17 SETTEMBRE 2026 – Per capire subito che cosa sta succedendo a Villa Giulia basta alzare gli occhi. Sotto la volta dell’ingresso, dove il visitatore entra cercando quasi istintivamente le tracce del passato, scende ora una pioggia leggera di figure bianche e azzurre: corpi sospesi, animali, fiori, grappoli, forme che sembrano danzare nell’aria. È Il cielo si ricorda degli Etruschi, la nuova installazione permanente di Diego Cibelli, presentata al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e destinata a restare come parte della sua collezione.


La novità non è soltanto estetica. È quasi una dichiarazione d’intenti. Il museo per eccellenza dell’antica civiltà etrusca accoglie un’opera contemporanea non come episodio temporaneo o decorazione, ma come presenza stabile, capace di cambiare il modo in cui si entra, si guarda e si interpreta il museo. «Oggi non presentiamo soltanto un’opera – ha detto la direttrice Luana Toniolo – ma diciamo quello che vogliamo che sia Villa Giulia nel futuro».

Il passaggio è ancora più simbolico perché arriva all’indomani della giornata di studi dedicata alla Tomba François, uno dei capolavori assoluti dell’arte etrusca. In ventiquattr’ore Villa Giulia ha così messo in scena due estremi solo apparentemente lontani: da una parte il ritorno scientifico su uno dei monumenti più celebri dell’Etruria; dall’altra un artista del XXI secolo chiamato a misurarsi con quella stessa eredità. Non un contrasto, ma una continuità cercata e dichiarata.


L’opera nasce proprio da questo confronto. Nella grande costellazione sospesa che occupa l’ingresso alcune figure riprendono l’immaginario dell’hydria dei pirati tirrenici conservata nel museo, con corpi in metamorfosi tra umano, animale e marino; altre forme, soprattutto fiori e grappoli, dialogano con le decorazioni dell’emiciclo di Villa Giulia, con la vegetazione dipinta da Prospero Fontana. Il risultato non è una citazione filologica. «Non imita il passato, non cerca di ricostruirlo: lo inventa», ha osservato Toniolo. Il patrimonio archeologico non è trattato come reliquia intoccabile, ma come materia capace di generare altra arte.

Per Villa Giulia è anche una prima volta istituzionale. Il progetto è tra i 29 vincitori del PAC2026, il Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura: mai prima d’ora il museo aveva vinto il PAC. Toniolo lo ha rivendicato con evidente soddisfazione, ricordando che Villa Giulia ha già cominciato a costruire una propria collezione contemporanea. Ma con Cibelli il passo è diverso: l’opera entra stabilmente nella vita del museo e ne modifica persino la soglia.

Costantino D’Orazio, direttore generale Creatività Contemporanea, ha letto il progetto dentro una trasformazione più ampia dei musei italiani. «Trent’anni fa non ce lo saremmo mai aspettato», ha osservato, riferendosi alla naturalezza con cui oggi un’archeologa può parlare di arte contemporanea come parte della missione di un museo dell’antico. La forza dell’operazione sta anche nella sua durata: quando un’opera contemporanea entra in un museo nazionale e vi resta, «si sedimenta, si storicizza» e finisce per diventare parte del patrimonio e dell’identità culturale del Paese.

La scelta, ha aggiunto, non è casuale. Il progetto ha convinto per «la grande qualità del lavoro» di Cibelli, per la curatela di Andrea Viliani e per la partnership con la Fondazione Luigi Rovati. Ed è proprio Viliani a spingere il ragionamento un passo più avanti: se non si costruisce oggi un patrimonio contemporaneo, domani quel patrimonio non esisterà. «Creare un patrimonio culturale contemporaneo» significa poter parlare al futuro di ciò che siamo stati nel nostro presente. E, guardando l’opera di Cibelli, ha usato una formula semplice, quasi affettuosa: «Si sa far voler bene». Non sfida il museo e non lo aggredisce; vi entra con rispetto, ma senza timidezza.
Il rapporto di Cibelli con il mondo etrusco

Cibelli, napoletano, classe 1987, arriva a Villa Giulia dopo aver già maturato un rapporto stretto con il mondo etrusco, come ha spiegato in una intervista a Etruscan Times. Nel 2025 la Fondazione Luigi Rovati di Milano gli ha affidato l’installazione permanente Una vita all’aria aperta: porcellane in biscuit distribuite tra atrio, piano nobile e facciata del palazzo di corso Venezia, nate da una rilettura della relazione degli Etruschi con natura, animali, luce e acqua. In quell’occasione raccontava a Etruscan Times di essere partito quasi da un pregiudizio – un mondo etrusco immaginato come buio e sotterraneo – per scoprire invece una civiltà attraversata dall’aria, dalla luce e dalla metamorfosi.
Quella frequentazione non si è esaurita a Milano. Cibelli ha trasformato progressivamente gli Etruschi in uno dei territori della propria ricerca. «Guardando all’arte etrusca emerge sempre un grande senso di leggerezza», spiega a Etruscan Times. Proprio l’incontro con quel mondo gli avrebbe suggerito «il valore della sospensione, della leggerezza, dell’aerodinamicità». Il cielo di Villa Giulia è quindi anche l’esito di una specializzazione maturata per tappe: Milano, altre esperienze internazionali, ora Roma.

Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Rovati, ha ricordato il momento in cui andò a conoscere Cibelli nel suo studio di Scampia. Vi trovò non l’immagine romantica dell’artista isolato, ma una bottega: collaboratori, stampi, gesti ripetuti, mani che modellano la porcellana. «È lì che abbiamo capito che era la persona giusta», ha raccontato, sottolineando la vicinanza tra quella manualità e le straordinarie lavorazioni artigianali dell’antichità. Alla domanda scherzosa se la Fondazione fosse “gelosa” del suo approdo a Villa Giulia, la risposta è stata immediata: «No, siamo orgogliose. Vuol dire che abbiamo visto giusto».
Uno strumento di welfare culturale

Ma l’aspetto forse più sorprendente della presentazione non era soltanto sopra le teste dei visitatori. Bisognava scendere al Ninfeo. Nella geometria rinascimentale del cortile erano arrivati i banchi di scuola di Scampia. Ragazzi e ragazze lavoravano con matrici, calchi e forme preparate dall’artista, trasformando per qualche ora uno degli spazi più eleganti di Villa Giulia in una classe-laboratorio.

Non una scenografia costruita per l’inaugurazione, ha insistito Toniolo, ma l’avvio di un programma destinato a continuare. A ottobre sono previsti nuovi laboratori, anche con ragazzi con autismo grave e persone affette da Parkinson. L’Accademia di musica di Scampia parteciperà ad attività con i malati di Parkinson; per i ragazzi con autismo sono state immaginate anche “cacce al tesoro” tra le opere di Cibelli. Qui l’arte contemporanea diventa non solo un linguaggio che mette in prospettiva il patrimonio storico, ma uno strumento di accessibilità, relazione e welfare culturale.

Massimo Osanna, capo del Dipartimento per le Attività Culturali, ha insistito proprio su questo svecchiamento. Villa Giulia, ha detto, «è ritornata un luogo contemporaneo da tutti i punti di vista», non soltanto perché ospita un’opera contemporanea, ma perché prova a essere essa stessa un museo contemporaneo. Ha anche richiamato il ruolo della Direzione Generale Creatività Contemporanea nel garantire qualità e selezione: non tutto ciò che viene prodotto oggi, ha ricordato, può automaticamente entrare nella categoria dell’arte contemporanea e, tanto meno, in un museo nazionale. Servono qualità, educazione, scuole e narrazioni capaci di rendere le opere accessibili e comprensibili.
Così, tra il portico, l’ingresso e il Ninfeo, l’inaugurazione ha finito per raccontare qualcosa di più di una nuova acquisizione. Villa Giulia prova a scrollarsi di dosso l’immagine del museo archeologico come luogo immobile, protetto dal presente. La Tomba François studiata ieri e le porcellane sospese di Cibelli inaugurate oggi sembrano dire, in fondo, la stessa cosa: il passato continua a vivere se riesce a produrre nuove domande.
E allora il titolo scelto dall’artista acquista un significato quasi letterale. «Il cielo è qualcosa che non è mai identico a se stesso, cambia sempre ogni giorno eppure porta con sé una memoria», ha detto Cibelli. A Villa Giulia quella memoria ora si muove, oscilla, si tinge d’azzurro e accoglie il visitatore prima ancora che cominci la visita. (@EtruscanTimes)

