Donne e “marginali”: gli “invisibili” nella nascita dell’archeologia preistorica

VERONA, 12 GIUGNO – Il ruolo degli “invisibili” e dei “marginali” nella nascita dell’archeologia preistorica: se ne occupa oggi e domani un convegno internazionale al Museo di Storia Naturale di Verona. L’iniziativa, promossa dal Dipartimento di Cultura e Civiltà dell’Università di Verona e dai Musei Civici, e’ dedicato alla riscoperta dei protagonisti spesso ignorati della ricerca scientifica e archeologica. Due giornate di interventi, scambi e riflessioni che hanno portato alla luce un ricco mosaico di biografie e contributi frequentemente dimenticati.

“Archeologia dai margini. Una storia transdisciplinare” punta i riflettori sugli albori delle ricerche archeologiche preistoriche e su come il sapere si costruisce nel dialogo tra scienza, societa’ e politica. Le due giornate mettono al centro figure spesso trascurate – donne, dilettanti, comunicatori – analizzandone il ruolo nella costruzione delle conoscenze archeologiche e nella trasmissione del patrimonio preistorico.

Pia Laviosa Zambotti (Archivio Soprintendenza per i beni culturali Ufficio beni archeologici Provincia autonoma di Trento)

Ed ecco dunque che oggi le relazioni della giornata sul tema “Genere e scienza: l’archeologia delle donne” hanno spaziato dalle pioniere spagnole attive in Liguria alla figura della paleontologa italiana Pia Laviosa Zambotti (se ne e’ occupato Luca Ciancio dell’Universita’ di Verona) e a Sophia Schliemann, moglie dell’archeologo di Troia, qui rivalutata come figura autonoma da Massimo Cultraro del Cnr, mentre la storica Margarita Díaz Andreu, dell’Universita’ di Barcellona, ha aperto i lavori sottolineando la necessità di superare le barriere disciplinari e di genere nella storia dell’archeologia.

Nel pomeriggio, l’attenzione si è spostata su figure femminili italiane, come Maria Fioroni, il cui lavoro tra musei e scavi viene ora reinterpretato come un lascito multidimensionale, e sulle difficoltà di accesso delle donne alle università nel mondo germanofono tra XIX e XX secolo.

Dalle donne ad altre figure ai margini della scienza accademica: autodidatti, esperti locali, museologi, divulgatori, quelli definiti “I Signori Nessuno” nella relazione di Vera Zanoni con un rimando a una celebre poesia di Emily Dickinson. Particolarmente stimolante la presentazione sull’esposizione veronese del 1876, promossa a Palazzo Pompei dai pionieri degli studiosi di preistoria della regione, che ha mostrato come la scienza museale possa diventare specchio di dinamiche sociali e culturali. A chiudere i lavori, le riflessioni su figure come Giovanni Canestrini, pioniere dell’antropologia italiana o come il divulgatore Guido Valeriano Callegari. (@EtruscanTimes)

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