ROMA, 4 GIUGNO 2026 – Mettere in rete l’Etruria non significa soltanto vendere un biglietto cumulativo. Significa cambiare sguardo: passare da una visita per luoghi separati a un’esperienza di territorio, da musei percepiti come tappe isolate a un sistema culturale riconoscibile, da una fruizione episodica a un percorso che può durare un anno. È questo il cambiamento più interessante di Etruria Go. Un anno tra gli Etruschi del Lazio, presentato giovedì 4 giugno al Ministero della Cultura nella Sala Spadolini del Collegio Romano.

Il progetto coinvolge undici luoghi della cultura: il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, con le sedi di Villa Giulia e Villa Poniatowski; il Parco archeologico di Veio; la Necropoli della Banditaccia e il Museo nazionale archeologico Cerite a Cerveteri; la Necropoli dei Monterozzi e il Museo archeologico nazionale di Tarquinia; il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia; il Museo archeologico di Vulci e Castello dell’Abbadia; il Museo archeologico nazionale di Tuscania; il Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo; il Museo archeologico nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo a Civita Castellana.
Gli aspetti pratici sono semplici, almeno per il pubblico. Dal 1° luglio 2026 il nuovo biglietto integrato sarà acquistabile al costo di 40 euro attraverso la piattaforma e l’app Musei Italiani, con possibilità di supporto cartaceo presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia. Sarà valido un anno dal primo utilizzo e consentirà un ingresso in ciascuno degli undici luoghi aderenti. È prevista anche la formula Etruria Go Young, riservata ai cittadini europei tra i 18 e i 25 anni, al costo di 12 euro.
Ma la novità non è solo tariffaria. Il punto è il cambio di paradigma: non più ciascun istituto costretto a raccontarsi da solo, dentro i propri confini amministrativi, ma una rete che prova a restituire continuità a un paesaggio culturale che la storia aveva concepito come sistema e che il tempo, le gestioni diverse, le competenze separate e perfino le abitudini di visita hanno finito per frammentare. Etruria Go nasce da qui: trasformare musei, necropoli e parchi archeologici in un itinerario leggibile, riconoscibile, praticabile.

A presentare il progetto al MiC sono stati Roberto Vannata, direttore del Servizio II – Sistema museale nazionale della Direzione generale Musei del Mic; Luana Toniolo, direttrice del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia; Elisabetta Scungio, direttrice regionale Musei nazionali Lazio; Vincenzo Bellelli, direttore del PACT (Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia). A chiudere l’incontro è stata Alfonsina Russo, capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, la presenza istituzionale più alta al tavolo, che ha dato all’iniziativa una cornice più ampia: non un’operazione isolata, ma un tassello dentro una stagione di rinnovato interesse per gli Etruschi.
Un anno felice per gli etruschi
Russo ha parlato di un “anno felice per gli Etruschi”. Lo è per le scoperte di San Casciano, per il ritorno di attenzione internazionale, per l’acquisizione degli Affreschi della Tomba François, per le mostre all’estero, a cominciare da quella di San Francisco, e per i progetti digitali che provano a riconnettere musei, territori e narrazioni. In questa prospettiva Etruria Go appare come uno strumento agile, capace – nelle sue intenzioni – di favorire nuovi pubblici, soprattutto giovani, e di rafforzare il legame tra luoghi della cultura e comunità locali.
Vannata ha collocato l’iniziativa nel quadro del Sistema museale nazionale, ricordando che il patrimonio italiano è composto da “quasi 5000 luoghi della cultura” e che il museo contemporaneo non può più limitarsi a conservare e custodire. Deve partecipare alla vita dei territori, produrre accessibilità, alzare la qualità della fruizione. In questo senso la piattaforma Musei Italiani diventa molto più di un canale di vendita: è l’infrastruttura che rende possibile un biglietto condiviso tra istituti diversi, superando ostacoli non banali di ordine amministrativo, logistico e contabile.
Toniolo ha insistito sulla vocazione territoriale di Villa Giulia, museo centrale ma storicamente legato all’Etruria meridionale. La card, ha spiegato, permette di recuperare quella funzione di raccordo: non più Villa Giulia da una parte e i musei del territorio dall’altra, ma un sistema di relazioni. La sua non è stata solo una dichiarazione di principio. Toniolo ha immaginato una rete viva, alimentata da mostre, conferenze, presentazioni di libri, musica, cinema, iniziative capaci di spingere il pubblico a tornare più volte nei musei.
Alcuni interrogativi sui costi
Scungio ha portato nel discorso la concretezza dei luoghi della Direzione regionale Musei nazionali Lazio: Civitavecchia, Vulci, Tuscania, Viterbo, Civita Castellana. Musei ospitati in edifici storici affascinanti e complicati, oggi interessati da trasformazioni, riallestimenti, lavori finanziati anche dal PNRR, interventi per l’accessibilità architettonica e cognitiva. Ma Scungio ha ricordato anche un’altra accessibilità, quella economica: il biglietto integrato è pensato come risparmio, perché il costo di ingresso resta per molti un limite reale.
Proprio qui si apre il primo interrogativo. Quaranta euro sono pochi o sono tanti? Se si sommano i biglietti ordinari dei singoli luoghi (13€ per Villa Giulia, altrettanti per la Necropoli dei Monterozzi e il Museo di Tarquinia) il vantaggio è evidente: l’intero percorso costerebbe circa 64 euro. Ma se si considerano i cumulativi già esistenti – il circuito Cerveteri-Tarquinia e il biglietto dei musei archeologici del Lazio settentrionale – la differenza si assottiglia: si arriva a circa 49 euro. Il risparmio c’è, ma non è tale da rendere automatica la scelta. Etruria Go riuscirà davvero a intercettare un pubblico nuovo, o parlerà soprattutto a chi già frequenta musei e necropoli?

Bellelli, rispondendo a una domanda di Etruscan Times sul “ci credete?”, ha scelto la via più netta: “Assolutamente sì”. La sua risposta è stata forse il momento più diretto della conferenza. Per lui il progetto colloca il Lazio etrusco “a un livello di avanguardia” e parla a pubblici diversi: turismo di prossimità, visitatori interessati alle comunità locali, ma anche quel “turismo di scopo, quello culturale” che si muove per contenuti e itinerari. Bellelli ha però individuato anche la condizione decisiva: la comunicazione. La card funzionerà se saprà raccontarsi, se diventerà desiderabile, se sarà percepita non come sconto ma come invito al viaggio.

Restano alcune questioni aperte. Villa Poniatowski, compresa nel pacchetto insieme a Villa Giulia, deve ancora tornare pienamente fruibile. Il Museo archeologico di Vulci e Castello dell’Abbadia è ancora chiuso per restauri, con riapertura prevista dopo la fine dei lavori. E il Parco naturalistico archeologico di Vulci non fa parte del biglietto, anche se sono in corso colloqui con la neopresidente della Fondazione Vulci, Laura Allegrini, per studiare possibili sviluppi. È un’assenza che si sente: Vulci senza il suo parco è difficilmente raccontabile nella sua interezza.
Eppure l’iniziativa merita attenzione e fiducia. Non risolve tutto, ma indica una direzione. L’ipotesi che questo biglietto possa diventare il primo passo verso un vero “Grand Tour etrusco” non è stata formulata come tale in conferenza stampa; è una suggestione, una lettura possibile. Ma rispecchia lo spirito emerso dagli interventi: partire dal Lazio, ricucire l’Etruria meridionale, e forse un giorno allargare il racconto verso Toscana, Umbria, Emilia-Romagna e Campania, lungo le molte geografie della civiltà etrusca.
Per ora Etruria Go è una promessa concreta: undici luoghi, un anno di tempo, un’unica chiave d’accesso. La prova sarà nei numeri, certo, ma anche nella capacità di generare abitudine, curiosità, ritorno. Se saprà parlare non solo agli addetti ai lavori ma a chi ancora non sa di voler incontrare gli Etruschi, allora il biglietto sarà davvero qualcosa di più di un prodotto: diventerà un modo nuovo di attraversare un territorio antico. (@EtruscanTimes)

