
ROMA, 11 MAGGIO 2026 – Il blu e l’oro, colori e materiali associati nel mondo antico al prestigio, al sacro e alla dimensione del potere, diventano oggi strumenti privilegiati per rileggere le economie, le tecnologie e le reti culturali dell’Etruria preromana. È attorno a questo tema che si sviluppa il workshop internazionale Etruscan Blue, Etruscan Gold. Materiali pregiati, fonti di approvvigionamento e contesti nell’artigianato delle città d’Etruria, in programma sabato 23 maggio presso il Museo dell’Arte Classica della Sapienza Università di Roma e in coincidenza con l’inaugurazione della mostra omonima al Museo delle Antichità Etrusche e Italiche.

Promossa da Laura Maria Michetti, professoressa di Etruscologia e Antichità Italiche alla Sapienza, insieme a Alessandro Conti e Claudia Carlucci, l’iniziativa rappresenta un momento significativo delle attuali ricerche sulle culture materiali dell’Etruria. Il workshop nasce infatti dalla consapevolezza che l’approvvigionamento delle materie prime e l’organizzazione delle produzioni artigianali costituiscano una chiave essenziale per comprendere il funzionamento delle grandi città etrusche e il loro ruolo nei traffici del Mediterraneo del I millennio a.C.
Se per lungo tempo gli studi si sono concentrati prevalentemente sugli aspetti stilistici dell’arte etrusca, le nuove indagini archeometriche e diagnostiche stanno spostando l’attenzione sui materiali, sui processi produttivi e sulla circolazione delle conoscenze tecniche. In questo quadro, il “blu egizio” occupa una posizione centrale. Considerato il primo pigmento sintetico prodotto artificialmente nella storia dell’umanità, era già noto nel Mediterraneo orientale in età faraonica, ma le recenti ricerche dimostrano che il suo impiego nelle città etrusche fu molto più esteso e sofisticato di quanto finora ipotizzato.
Le nuove analisi condotte su pitture, terrecotte architettoniche, coroplastica votiva e contesti funerari stanno infatti rivelando che il pigmento non aveva soltanto una funzione decorativa. L’uso del blu sembra piuttosto legato a precise scelte simboliche e rituali, capaci di evocare luminosità, sacralità e prestigio. In alcuni casi gli artigiani etruschi svilupparono tecniche estremamente raffinate per ottenere effetti ottici e cromatici che modificano profondamente l’immagine tradizionale della pittura antica.
Parallelamente, il tema dell’oro apre nuove prospettive sulle produzioni specializzate connesse ai santuari e ai grandi centri urbani dell’Etruria. Resti di fusione, tracce di lavorazione e nuove indagini sui manufatti consentono oggi di affrontare questioni finora quasi inesplorate: provenienza del metallo, reti di approvvigionamento, organizzazione delle botteghe e tecnologie di manifattura. L’obiettivo degli organizzatori del convegno è quello di ricostruire non soltanto la circolazione delle materie prime, ma anche la trasmissione delle competenze tecniche tra il mondo etrusco e gli altri contesti mediterranei.
L’apertura del workshop di Giuseppe Sassatelli

Ad aprire il workshop sarà Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici (che si appresta a celebrare il centenario), emerito dell’Università di Bologna e la cui presenza sottolinea il rilievo nazionale dell’iniziativa romana. La prima relazione sarà affidata a Lucio Fiorini, docente dell’Università di Perugia, che analizzerà attività artigianali e contesti produttivi di Gravisca, porto emporico di Tarquinia e snodo fondamentale dei commerci tirrenici. Seguirà il contributo di Giovanna Bagnasco Gianni, docente dell’Università di Milano e tra le principali studiose dell’Etruria padana e tirrenica, insieme a Matilde Marzullo, Daniele Teseo, Silvia Bruni, Margherita Longoni e Letizia Bonizzoni, dedicato alle nuove evidenze del blu egizio nel “complesso monumentale” di Tarquinia.
Particolare attenzione sarà riservata alle ricerche di Pyrgi, il grande porto-sacro di Cerveteri. Insieme a Barbara Belelli Marchesini, Manuela Bonadies, Danilo Dini, Martina Bernabale e Anna Candida Felici, Laura Michetti presenterà le indagini sul quartiere pubblico-cerimoniale del santuario, mostrando come il blu egizio fosse utilizzato nelle decorazioni architettoniche e votive con modalità estremamente sofisticate. Successivamente, la stessa Michetti, con Alessandro Conti, Marco Rossi, Martina Bernabale e Caterina De Vito affronteranno il tema dell’oro di Pyrgi, illustrando nuove metodologie archeometriche applicate allo studio delle produzioni auree.
Il rapporto tra lusso, colore e rappresentazione del prestigio sarà approfondito anche dalla relazione di Alfonsina Russo, capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, e Francesca Guarneri del Parco archeologico del Colosseo, dedicate ai “colori del lusso” nella Roma antica. La sessione pomeridiana, presieduta da Rossella Zaccagnini, funzionaria della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, si aprirà con l’intervento di Claudia Carlucci, curatrice nella sezione Musei del Polo Museale Sapienza-Cultura, sul blu egizio nelle terrecotte architettoniche di Pyrgi e Veio.
Grande rilievo scientifico avrà poi il contributo di Vincenzo Bellelli, direttore del PACT (Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia), insieme a Gloria Adinolfi, Rodolfo Carmagnola, Maria Cristina Tomassetti, Costanza Miliani, Annalauara Casanova Municchia, Valeria Di Tullio e Maria Catrambone, dedicato al celebre “Barone in blu”. La relazione mostrerà come l’integrazione tra archeologia, spettroscopia e diagnostica avanzata stia modificando radicalmente la comprensione dei pigmenti impiegati nei contesti funerari etruschi.
Gli interventi di Toniolo, Stopponi e Govi

L’approccio interdisciplinare emergerà anche nella comunicazione di Luana Toniolo, direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, insieme ad Alessandra Coen dell’Università di Urbino, Gloria Adinolfi e Rodolfo Carmagnola, dedicata alle nuove indagini ottiche sulla Tomba del Letto Funebre. Seguirà la relazione di Simonetta Stopponi, presidente del Campo della Fiera ONLUS e protagonista delle ricerche sul Fanum Voltumnae, sul significato votivo e rituale del blu egizio nel grande santuario federale etrusco.
Chiuderanno il workshop Elisabetta Govi, docente dell’Università di Bologna, e Andrea Rossi del Laboratorio di Diagnostica per i Beni Culturali di Modena, con nuove scoperte sul blu egizio nel santuario di Uni a Marzabotto, ulteriore conferma della diffusione e complessità delle tecnologie cromatiche nell’Etruria padana.
L’apertura della mostra

Alle 18 sarà inaugurata la mostra Etruscan Blue Etruscan Gold, accompagnata dagli interventi istituzionali di Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, Francesca Romana Stasolla, direttrice del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Marco Benvenuti, presidente del Polo Museale Sapienza Cultura, Alfonsina Russo, Margherita Eichberg, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, e Giuseppe Sassatelli.
Più che un semplice workshop specialistico, Etruscan Blue, Etruscan Gold si presenta dunque come un laboratorio di ricerca destinato a ridefinire il modo stesso di studiare l’artigianato etrusco, spostando l’attenzione dalle forme artistiche ai materiali, dalle tipologie alle tecnologie, dalle opere finite alle reti di conoscenze e di approvvigionamento che resero l’Etruria uno dei grandi protagonisti culturali del Mediterraneo antico. (@EtruscanTimes)

