SAN GIOVENALE (VT), 24 SETTEMBRE 2025 – Un patrimonio millenario che diventa accessibile a tutti, ovunque nel mondo. È questa la promessa del progetto Etruscan Chamber Tombs, che ha digitalizzato quasi 280 tombe etrusche a camera nel territorio di Viterbo, a San Giovenale, rendendole esplorabili online grazie a un portale innovativo. Promossa dall’Università di Göteborg insieme all’Istituto Svedese di studi classici a Roma, l’iniziativa rappresenta una svolta per chiunque voglia conoscere da vicino la civiltà etrusca.

Il progetto è frutto del lavoro della Gothenburg Research Infrastructure in Digital Humanities (GRIDH). La direzione scientifica è stata affidata a Jonathan Westin, che ha coordinato un team composto da Tristan Bridge e Matteo Tomasini, responsabili della banca dati e dell’interfaccia digitale. Fondamentale anche il contributo di Fredrik Tobin-Dodd, autore di una tesi di dottorato dedicata proprio alle tombe di San Giovenale, che ha fornito la base accademica al portale.
L’iniziativa si inserisce in una tradizione consolidata: l’Istituto Svedese di Roma, fondato nel 1925, è stato protagonista di importanti campagne di scavo, sostenute anche dal re Gustavo VI Adolfo di Svezia, appassionato di archeologia. Oggi quella vocazione si rinnova con gli strumenti digitali.
La digitalizzazione delle tombe è stata possibile grazie a un mix di fotogrammetria, laser scanning e modellazione 3D. Queste tecniche hanno permesso di restituire non solo la struttura architettonica, ma anche i dettagli decorativi e i segni lasciati dal tempo.
Il risultato è un’esperienza di realtà virtuale che consente agli utenti di muoversi liberamente nelle camere funerarie, osservando gli ambienti da ogni angolazione. Ogni visita è arricchita da testi, immagini e filmati che raccontano la storia del sito e ne contestualizzano i reperti. Non si tratta quindi di una semplice esplorazione digitale, ma di un vero e proprio percorso interattivo che unisce divulgazione e conservazione.
Dal 2026 il portale sarà integrato nei corsi universitari dell’Università di Göteborg e anche a Roma sarà utilizzato come strumento pratico per insegnare tecniche di scansione 3D e pubblicazione digitale. Per gli studenti, si tratta di un’occasione senza precedenti: potranno lavorare direttamente su modelli tridimensionali delle tombe, sperimentando un approccio alla ricerca che va oltre la semplice teoria.
La piattaforma abbatte inoltre i limiti geografici. Studenti e ricercatori da ogni parte del mondo avranno accesso allo stesso materiale, favorendo uno scambio internazionale di competenze e prospettive. E le ricadute non si limitano all’accademia: anche scuole e docenti potranno sfruttare il portale per proporre lezioni innovative e coinvolgenti.

Il progetto ha anche un forte impatto turistico. San Giovenale, pur essendo un sito meno conosciuto rispetto a Tarquinia o Cerveteri, può ora raggiungere una platea molto più ampia. La visita virtuale diventa un canale alternativo che integra, e non sostituisce, quella fisica, promuovendo la regione Lazio e stimolando nuove forme di indotto culturale ed economico.
Restano alcune sfide aperte: la necessità di aggiornare e mantenere la piattaforma, l’inclusione di chi ha meno dimestichezza con il digitale, il rischio che l’esperienza virtuale venga percepita come sostitutiva di quella fisica. Tuttavia, le potenzialità sono enormi. L’integrazione con la realtà aumentata su dispositivi mobili è già una prospettiva concreta, così come l’ampliamento a nuove necropoli. (@EtruscanTimes)

