ORVIETO, 26 AGOSTO 2025- Il Giornale dell’Arte ha pubblicato, in cinque puntate, un diario di scavo al Fanum Voltumnae firmato da Giuseppe M. Della Fina. Archeologo e storico, Della Fina è direttore scientifico della Fondazione per il Museo “Claudio Faina” di Orvieto, collabora alle pagine culturali di Repubblica e a riviste come Archeo e lo stesso Giornale dell’Arte. Il suo diario racconta “in diretta” lo scavo al santuario federale degli Etruschi ai piedi della rupe di Orvieto, alternando osservazioni quotidiane, riflessioni storiche e dialoghi con archeologi e istituzioni.

«Avremo la possibilità di seguire da vicino una campagna di scavo – scrive Della Fina nell’introduzione – di condividere per un’intera settimana le giornate di lavoro con gli archeologi. L’impegno, l’entusiasmo contagioso, i reperti rinvenuti».
Il Fanum Voltumnae: cuore della Lega etrusca
Il santuario di Campo della Fiera, identificato grazie alle ricerche di Simonetta Stopponi, è oggi riconosciuto come la sede delle assemblee della Lega etrusca, dove si discuteva di politica, guerra e religione. «Le fonti antiche non forniscono una localizzazione precisa», ricorda Della Fina, ma indizi letterari e archeologici convergevano su Orvieto, l’antica Velzna.
Dal 2000 le campagne di scavo hanno restituito un’area di almeno cinque ettari, con templi, vie processionali, terme di età adrianea, una domus augustea e la chiesa medievale di San Pietro in Vetere. Una continuità che copre oltre duemila anni, dal VI secolo a.C. al XVII d.C.
Primo giorno: la ripartenza
Il diario si apre martedì 5 agosto 2025. Della Fina descrive l’arrivo degli archeologi come «il primo giorno di scuola»: nuove squadre, vecchie amicizie, attese di scoperte. Sul cantiere compaiono anche le istituzioni: Francesca Valentini, soprintendente umbra, e Luca Pulcinelli, funzionario archeologo del MiC.
Le indagini si concentrano sugli edifici E e F, legati al tempio C e alla Via Sacra. «La loro costruzione – nota Della Fina – può essere datata agli inizi del V secolo a.C., negli anni di Porsenna, che ebbe un ruolo decisivo nella monumentalizzazione del santuario».
Secondo giorno: ospiti e nuove ipotesi

Il 6 agosto 2025 arrivano due studiose di primo piano: Laura M. Michetti (Sapienza, direttrice dello scavo di Pyrgi) e Claudia Carlucci (Polo Museale della Sapienza). Con Stopponi discutono un rinvenimento recente: un edificio a nord del tempio A, con pavimenti cementizi databili tra l’80 e il 50 a.C. «Se la datazione sarà confermata – spiega Della Fina – avremo la prova di ristrutturazioni già decenni prima dell’età augustea».
Riprende anche lo scavo di una strada basolata verso Bolsena, con canalette e solchi dei carri. «La strada si ricongiungeva con la Via Sacra – scrive l’autore – forse un nuovo ingresso al santuario in epoca romana».
Terzo giorno: la fornace etrusca
Il 7 agosto 2025 Della Fina sceglie di raggiungere il sito in autobus: «Volevo dimostrare a me stesso che il quotidiano non è così lontano dal passato». È un tocco personale che rende unico il diario.
Quel giorno i restauratori rimuovono una fornace etrusca per destinarla al futuro Museo della Tradizione Ceramica di Orvieto. «Essa era stata impiantata nell’area del tempio B – annota – distrutto nel 264 a.C. durante la conquista romana di Velzna». Attiva fino agli inizi del II secolo a.C., la fornace produsse ceramiche a vernice nera e acrome, testimoniando la ripresa della vita artigianale dopo la catastrofe.
Quarto giorno: dal mondo classico al Medioevo
L’8 agosto 2025 il racconto si sposta sulla fase altomedievale, seguita da Danilo Leone (Università di Foggia). Della Fina ripercorre a piedi la strada descritta da Procopio di Cesarea nella Guerra gotica, quando Belisario strappò Orvieto ai Goti. Nei resti della domus romana, nel VI-VII secolo sorse una chiesa con mosaici e un cimitero con tombe longobarde. Nel 1226 giunsero i francescani, seguiti dai Servi di Maria. «L’area intorno divenne sede di fiere periodiche per tutto il Quattrocento, il Cinquecento e il Seicento. Da qui il toponimo Campo della Fiera», osserva Della Fina.
Straordinario il pozzo scavato negli anni scorsi: oltre mille brocche decorate e un’incisione bronzea con Filippo IV il Bello, forse spezzata in segno di damnatio memoriae per la persecuzione dei Templari.
Quinto giorno: il messaggio di Roma
Il 9 agosto 2025 il diario si chiude con la riflessione sul donario monumentale davanti al tempio A, forse legato al console Marco Fulvio Flacco, vincitore di Velzna. «Non è una data qualsiasi – scrive Della Fina – è l’inizio della prima guerra punica. Con la repressione del 264 a.C., Roma volle inviare un messaggio a tutte le città etrusche».
Accanto alla grande politica, emergono dettagli concreti: la bottega di ceramisti attiva subito dopo la conquista, i resti di altari smembrati, protomi di arieti e leoni. È il segno della violenza con cui Roma cancellò la sacralità etrusca.
Infine, un ringraziamento: «Simonetta Stopponi, che lo dirige; Danilo Leone, che segue le fasi post-classiche; Silvia Simonetti e Serena Bramucci, responsabili di area». Un riconoscimento al lavoro corale che sostiene ogni scavo.
Un modo affascinante di raccontare l’archeologia
L’originalità del diario sta nell’alternanza tra cronaca quotidiana e riflessione storica, tra emozione personale e analisi scientifica. «Uno scavo stratigrafico è importante di per sé», scrive l’autore, ma la narrazione trasmette al lettore la passione e la fatica di chi lavora sotto il sole estivo. La presenza di studiosi come Michetti e Carlucci, il dialogo con la Soprintendenza, i richiami a Tito Livio e Procopio danno respiro internazionale a un racconto che resta radicato nell’esperienza diretta. Il diario del Fanum Voltumnae, estate 2025, non è soltanto la cronaca di uno scavo. È un documento culturale che restituisce l’archeologia alla sua dimensione più vera: un’avventura collettiva, fatta di pazienza e passione, che illumina il passato e dialoga con il presente. (@EtruscanTimes)


