Gli Etruschi al cinema: 213 film in un saggio di Alessandro Palmieri

ROMA, 24 MAGGIO – Preparate i popcorn: sono ben 213 i film dai tempi del muto al 2025 censiti da Alessandro Palmieri in “Etruschi sullo Schermo”, un saggio di oltre 500 pagine a cui Palmieri ha lavorato tutto l’anno scorso e che poi, in attesa di trovare un editore, ha autopubblicato su Amazon a questo link https://www.amazon.it/dp/B0F9SQYFTF/ref=sr_1_1…

L’incontro di due passioni personali: gli Etruschi e il cinema. Dopo “The Haunted Curiosity Shop” di W. R. Booth del 1901 – segnalato per la presenza di una grande anfora dipinta con una figura alata anche se non specificamente di  ambito etrusco –  Palmieri passa sette anni dopo al brevissimo “Tarquin Le Superbe” di Albert Capellani, con René Alexandre e Germaine per Pathé Fréres e la Film d’Arte Italiana, fino ad arrivare a opere recentissime come La Chimera di Alice Rohwacher e la prima puntata della prima stagione di Call My Agent Italia in cui Paola Cortellesi sta firmando un contratto per una “grande, grandissima produzione internazionale…in protoetrusco”.

Inevitabile il passaggio per “Le Vacanze Intelligenti” dal film collettivo del 1988 Dove Vai in Vacanza: Alberto Sordi e Anna Longhi – i “fruttaroli” Remo e Augusta – sono inquadrati nella necropoli della Banditaccia di Cerveteri, la cittadina di cui Palmieri e’ originario. Le tombe etrusche sono una delle mete ordinate alla coppia dai figli che, ormai prossimi alla laurea e forti della loro cultura superiore, pongono fine alle vacanze rilassanti dei genitori per rimpiazzarle con visite a musei, città e luoghi d’interesse artistico, nonché concerti improbabili.

Dopo le fasi legate al filone del peplum, negli anni Settanta l’associazione degli Etruschi alle tombe genera una cornice di omicidi, misteri, perversioni: la caratterizzazione – ricostruisce Palmieri – conosce la sua formulazione più famosa in “L’etrusco uccide ancora” (1972) in cui Armando Crispino traspone all’interno del contesto archeologico le vicende di un omicida seriale: “Un assassino con l’hobby dell’etruscologia”.

L'etrusco uccide ancoraTra le curiosita’, in catalogo c’e’ perfino, nel 1990, la terza puntata della saga del Padrino: entrata in lista per un cratere a volute di ceramica a vernice nera, già visto in “Terrore Cieco -See No Evil” del 1971 con Mia Farrow, di produzione volterrana (“fabbrica di Malacena”), qui anche con la canonica decorazione a rilievo, quale soprammobile posto ad abbellire la sala del banchetto per festeggiare il conferimento dell’onorificenza assegnata da Paolo VI a Michael Corleone. Il Sarcofago degli Sposi, in una grossolana riproduzione ambientata in una mostra sugli Etruschi a San Francisco, affascina nel 2018 lo scozzese Brian Cox (il patriarca di Succession) nel “Sorriso dell’Etrusco” di Oded Binnun e Mihal Brezis, dall’omonimo romanzo di José Luis Sampedro.


Tra gli ultimissimi film in lista, c’e’ poi “Fanum Ombre dal Passato” (o Fanum e il Demone Etrusco), di Iris Gaeta, da “I Delitti del Demone Etrusco” di Riccardo Cecchelin (2011), con Valeria Solarino, Fortunato Cerlino, Michele Rosiello, Valeria Bilello. Play Entertainment, Agresywna Banda. Nel film del 2024 girato principalmente a Tarquinia, l’archeologa anglo-italiana Marianne Byron si aggira nelle sale di Palazzo Vitelleschi mentre una scena utilizza come location un tratto della Via degli Inferi a Cerveteri.

L’elemento occasionale che ha acceso l’idea iniziale del progetto – sottotitolo Tra Identita’ e Alterita’, Orrore e Idillio – è stata la visione di “Il presagio – The Omen” di Richard Donner, il film del 1976 del trend dell’horror religioso inaugurato con Rosemary’s Baby, Gregory Peck, Lee Remick, David Warner e Billie Whitelaw tra i protagonisti: “Una vecchia pellicola che avrei anche potuto non vedere mai, rifuggendo personalmente proprio da quel genere horror/demoniaco che vedremo tanto documentato nei film a ‘tema etrusco’”, spiega Palmieri nella prefazione al volume: “L’inattesa, sorprendente, citazione di Cerveteri, con la specificazione della necropoli di Greppe Sant’Angelo, ignota al grande pubblico (soprattutto americano), ha generato la scintilla che mi ha spinto a recuperare ricordi, informazioni, citazioni, registrando una presenza degli Etruschi nella cinematografia per certi versi inattesa e di tutto rilievo”.

Un dottorato in Etruscologia alla Sapienza di Roma e ora insegnante presso l’Istituto Mattei di Cerveteri, Palmieri si e’ prefisso di indagare l’immaginario del mondo etrusco, con il particolare contributo dell’eccezionale panorama archeologico, così come traspare attraverso la lettura nella cinematografia. “Parafrasando Massimo Pallottino, fondatore della moderna etruscologia, di un saggio del 1957, potremmo dire che ci sono gli Etruschi degli studiosi e gli Etruschi del cinema, ma ‘l’etruscologo non può ignorare del tutto la suggestione che l’oggetto dei suoi studi esercita così diffusamente sul mondo della cultura. Egli deve, anzi, rispondere a questo richiamo, accoglierne la sollecitazione emotiva e non temere il contagio dell’entusiasmo’, venendo a occuparsi anche del ‘romanzo etrusco’”.

Il catalogo include cosi’ opere cinematografiche e film per la televisione, produzioni
nelle quali gli Etruschi occupano un posto centrale nella narrazione o sono anche solamente citati; Palmieri ha considerato inoltre le pellicole nelle quali compaiono monumenti appartenenti alla civiltà etrusca, nella loro rappresentazione fedele o quale fonte di derivazione: per esempio il pilastro in Scipione l’Africano di Carmine Gallone del 1937 – il grande kolossal di epoca fascista, Coppa Mussolini alla Biennale di Venezia, che manifesta la mutata funzione che il popolo etrusco viene ad assolvere nel messaggio propagandistico che si voleva all’epoca veicolare – e’ ispirato a quelli della Tomba dei Rilievi. (@EtruscanTimes)

Website | + posts

Ultime Notizie

Vulci nel Mondo

Il più grande database online di reperti dall' Etruria

Notizie correlate