ROMA, 24 APRILE 2026 – Lo studio Gli Etruschi dell’Elba: una nuova lettura di Ilaria Monti e Michelangelo Zecchini, pubblicato su Academia.edu lo scorso 14 aprile, propone una revisione del modello interpretativo degli insediamenti etruschi sull’isola, mettendo in discussione la categoria delle “fortezze d’altura”.
I due studiosi (lei archeologa specializzata nello studio dei documenti d’archivio, lui ricercatore indipendente con un solido curriculum), si inseriscono nel dibattito archeologico sulla presenza etrusca all’Elba tra il VII e il III secolo a. C., periodo in cui l’isola rappresentò un nodo strategico nel Tirreno settentrionale per il controllo delle rotte e la lavorazione del ferro (sia minerale grezzo, che prodotti semilavorati o forgiati) verso il Mediterraneo e l’entroterra italico.
Secondo l’analisi prodotta dai due studiosi, gli Etruschi integrarono l’isola in un sistema articolato di scambi, utilizzando scali naturali e porti nelle rade di Portoferraio e Longone come nodi logistici primari. In questo contesto, la tradizionale lettura degli insediamenti come strutture esclusivamente difensive viene ridefinita sulla base di evidenze morfologiche e funzionali.


Nel testo si evidenzia come “numerosi siti non presentino requisiti morfologici e strutturali coerenti con una funzione difensiva propriamente detta”, introducendo una distinzione più articolata tra tipologie insediative. L’interpretazione proposta supera un’impostazione considerata a lungo dominante, basata su un uso estensivo e talora acritico della nozione di “fortezza d’altura”.
Un caso esemplare è rappresentato dal sito di Monte Castello di Procchio, descritto come un complesso di circa 1800 metri quadrati, probabilmente esteso a 3600 metri, su due livelli, con una posizione dominante sui golfi di Procchio e di Campo: le caratteristiche planimetriche e funzionali – residenziali, produttive e culturali – rendono difficile una classificazione esclusivamente militare, avvalorando l’ipotesi di un complesso aristocratico.
La ricerca delinea un sistema insediativo diffuso, in cui siti d’altura, centri costieri e aree produttive risultano interconnessi, e la dimensione aristocratica emerge come elemento strutturale, con siti interpretati come centri residenziali e direzionali legati alla gestione economica e simbolica del territorio. L’impiego di strumenti come la “viewshed analysis”, basata su modelli digitali di elevazione (DEM), contribuisce a chiarire le dinamiche di controllo visivo e territoriale, mentre l’analisi della documentazione d’archivio amplia il quadro conoscitivo. Nel testo si sottolinea come la revisione della categoria di “fortezza d’altura” non sia quindi soltanto terminologica, ma implichi una ridefinizione complessiva della presenza etrusca sull’isola: la revisione del concetto di ‘fortezza d’altura’ costituisce infatti un passaggio che invita a ripensare complessivamente le modalità e l’entità della presenza etrusca sull’isola.
Posizione condivisa anche da Angelo Mazzei (Università degli Studi di Pisa), che da anni sostiene la necessità di un cambio di paradigma nella lettura del paesaggio archeologico elbano, e che ha così commentato lo studio: “Il fulcro della loro analisi è nella revisione del concetto di ‘fortezze d’altura’, categoria che ha profondamente orientato la lettura del paesaggio insediativo etrusco sull’isola”. (@EtruscanTimes)

