PAESTUM, 31 OTTOBRE 2025 – La messa in sicurezza, restauro, fruizione e valorizzazione dell’abitato palafitticolo sommerso di Gran Carro di Bolsena e’ tra i 26 progetti CAPUT MUNDI NEXT GENERATION EU-PNRR della Soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale presentati alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico Archaeological Tourism Exchange in corso a Paestum.
La sfida era quella di aprire al pubblico e rendere fruibile un sito sommerso risalente alla prima età del Ferro, ancora perfettamente conservato e accessibile a pochi metri di profondità. Tra gli obiettivi in progetto vi era anche quello di poter rendere visibile il fondale tramite una imbarcazione a fondo trasparente per un pubblico più ampio possibile. L’occasione si è offerta tramite un percorso virtuoso di ripristino che ha visto il recupero di un bene pubblico altrimenti inutilizzato grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza, la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, il Comune di Santa Marinella, il Comune di Bolsena, la Capitaneria di Porto di Civitavecchia, l’Aliquota Carabinieri subacquei di Roma e i Carabinieri della motovedetta di stazione a Bolsena.
La Soprintendenza, grazie alla sinergia creatasi tra le Istituzioni coinvolte, si è potuta così prendere carico di una imbarcazione abbandonata da anni poiché non adatta alla navigazione in mare e donata dal Comune di Santa Marinella, il cui costo “nuovo” avrebbe superato di gran lunga le somme effettivamente impiegate per il ripristino e quindi per un suo riutilizzo a scopo pubblico in acque più calme. L’imbarcazione, registrata alla Provincia di Viterbo con il nome di LISA, rappresenta così la rinascita di un natante altrimenti abbandonato che durante le giornate di apertura straordinaria al pubblico dello scorso mese di luglio ha riscosso moltissimo successo, specialmente sui bambini.
Il ripristino, effettuato da SteMar Composite Technology – Military & Professional, ha permesso l’inaugurazione del percorso il 17 luglio scorso restituendo al grande pubblico uno dei più affascinanti siti protostorici sommersi d’Italia. Situato circa cento metri al largo dell’attuale costa, il Gran Carro fu scoperto nel 1959, ma è solo negli ultimi decenni che è stato oggetto di indagini sistematiche da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, con il prezioso contributo del Servizio di Archeologia Subacquea. Le ricerche hanno rivelato un insediamento di eccezionale valore al Gran Carro, articolato in due aree principali: un villaggio abitativo, ancora leggibile grazie ai numerosi pali lignei infissi nel fondale, e una zona sacra, denominata Aiola, costruita intorno a sorgenti di acqua calda. Quest’ultima, un tumulo di pietre a secco, si configura come un raro esempio di monumento cultuale all’aperto, destinato a riti legati probabilmente alla fertilità, alla terra e alla sfera femminile.(@EtruscanTimes)