Gravisca: grossi blocchi di macco sotto la citta’ romana, emerge il passato etrusco

TARQUINIA, 16 SETTEMBRE 2026 – Più si scende, più Gravisca va indietro nel tempo. E dagli ultimi livelli raggiunti dallo scavo dell’antico porto di Tarquinia stanno emergendo nuove sorprese: strutture costruite con grandi blocchi di macco, alcuni di notevoli dimensioni, sepolte e completamente cancellate alla vista dalle successive fasi di occupazione romana. La notizia e’ sulla pagina Facebook della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Etruria Meridionale.

È ancora presto per stabilire che cosa fossero queste strutture. Ma tecnica costruttiva, dimensioni dei blocchi e soprattutto posizione stratigrafica rendono il ritrovamento particolarmente significativo. Una delle ipotesi è che possa trattarsi delle fondazioni o del basamento di un edificio di notevoli dimensioni, la cui natura e cronologia potranno essere chiarite soltanto proseguendo lo scavo.

L’aggiornamento arriva mentre le indagini archeologiche a Gravisca si sono ampliate sia in estensione sia in profondità, permettendo di attraversare, strato dopo strato, una storia durata molti secoli.

Le fasi romane stanno fornendo nuovi elementi per ricostruire la vita di questo settore dell’insediamento dalla fondazione della colonia, nel 181 a.C., fino alla tarda antichità. Gli archeologi stanno individuando una realtà complessa, nella quale nel corso del tempo si sovrappongono strutture produttive, ambienti abitativi e aree destinate alle sepolture.

Sotto la Gravisca romana lo scavo ha ormai raggiunto livelli di età etrusca. Sono affiorate murature realizzate in ciottoli, probabilmente appartenenti a edifici che avevano parti superiori costruite con materiali deperibili, insieme a grandi strutture per la raccolta e la conservazione dell’acqua e a impianti produttivi, comprese alcune fornaci.

È in questo quadro che si inserisce il ritrovamento più recente dei grandi blocchi di macco, una roccia sedimentaria di tipo calcarenitico tipica delle zone costiere del Lazio (in particolare nell’area della Tuscia, tra Civitavecchia, Tarquinia e Montalto di Castro) e ampiamente utilizzata nell’architettura dell’Etruria meridionale. Le strutture si trovano a una profondità considerevole rispetto all’attuale piano di campagna e risultavano completamente obliterate dalle costruzioni successive.

Gli approfondimenti previsti nella fase finale della campagna di scavo dovranno ora stabilirne l’estensione, la datazione e la funzione e verificare se siano effettivamente riferibili a un edificio monumentale.

La scoperta assume un interesse particolare per la storia di Gravisca che, prima di diventare colonia marittima romana, era stata il porto dell’etrusca Tarquinia e uno dei principali luoghi di incontro tra gli Etruschi e i mercanti provenienti dal Mediterraneo. L’antico porto distava circa 7-10 chilometri dalla città etrusca e rappresentava il suo principale sbocco sul mare.

A partire almeno dal VI secolo a.C. l’area ospitò un importante emporio internazionale frequentato soprattutto da Greci. Gli scavi condotti nel sito hanno restituito santuari, iscrizioni e materiali che documentano rapporti con diverse aree del mondo greco e mediterraneo facendo di Gravisca uno dei luoghi chiave per comprendere gli scambi commerciali e culturali dell’Etruria.

Le nuove indagini aggiungono ora un altro capitolo a questa lunga storia. Sopra si leggono le trasformazioni della colonia romana; più in basso stanno tornando alla luce gli edifici, gli impianti produttivi e le infrastrutture della Gravisca etrusca. E ancora più in profondità, i grandi blocchi appena scoperti pongono una domanda alla quale gli archeologi non possono ancora dare risposta.

La Soprintendenza prosegue le attività di ricerca, tutela e documentazione con il supporto operativo di Eos Arc srl. Saranno le prossime settimane di scavo a dire se sotto la Gravisca già conosciuta si nasconda un’altra pagina, ancora più antica, della storia del porto di Tarquinia. (@EtruscanTimes)

Redazione
+ posts

Ultime Notizie

Vulci nel Mondo

Il più grande database online di reperti dall' Etruria

Notizie correlate