Gregory Warden: “Nella Tomba François gli Etruschi riscrivono per immagini la storia”

Un affresco della Tomba François ora a Villa Giulia

DALLAS, 30 GIUGNO 2026 – “Con la Tomba François gli Etruschi riscrivono per immagini la storia”. Per Gregory Warden, uno dei maggiori etruscologi americani, il ritorno degli affreschi al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia rappresenta molto più di un importante risultato museale: è l’occasione perché una civiltà che ha perduto quasi tutta la propria letteratura possa finalmente mettere in piazza la propria versione del passato.

In procinto di partire per l’Amiata, dove lo attende una nuova campagna di scavi in una fattoria etrusca a Potentino, “una valle del grossetano dimenticata dal tempo”, l’archeologo della Southern Methodist University accoglie con entusiasmo l’approdo delle pitture della celebre tomba di Vulci a Villa Giulia.

Lo scopritore della Stele di Vicchio

Nato a Firenze, formatosi tra la University of Pennsylvania e Bryn Mawr, Warden dirige da decenni progetti di ricerca in Italia ed è presidente della Etruscan Foundation, la principale organizzazione americana che sostiene ricerca, scavi e divulgazione sulla civiltà etrusca. È il fondatore del Mugello Valley Archaeological Project, che ha portato alla scoperta della celebre stele di Vicchio con una delle più importanti iscrizioni etrusche dedicate alla dea Uni.

Stele di Vicchio
Stele di Vicchio

“L’accordo dei Torlonia con l’Italia è una notizia spettacolare“, dice a Etruscan Times. “Villa Giulia è esattamente il luogo dove la Tomba François doveva stare. Finalmente sarà accessibile agli studiosi e al pubblico. E credo sinceramente che sulla Tomba François non sia ancora stata scritta l’ultima parola”.

Dopo i marmi Torlonia in Texas

Secondo Warden, la possibilità di osservare direttamente gli affreschi farà avanzare la ricerca. “È un monumento così ricco e complesso che l’esposizione pubblica stimolerà nuovi studi. È questo l’aspetto più entusiasmante: permetterà di spingere la ricerca molto più avanti”. Alludendo alla collezione della famiglia i cui eredi hanno venduto all’Italia gli affreschi, aggiunge una considerazione destinata a far discutere: “I marmi Torlonia, che abbiamo visto a Fort Worth lo scorso autunno, sono magnifici, ma la Tomba François è qualcosa di diverso. È un documento storico fondamentale“.

Ma ciò che più affascina Warden non è solo la straordinaria qualità artistica delle pitture. È il loro valore storico.

Le scene storiche…
…e le scene mitologiche

«Se dovessi accompagnare un visitatore davanti agli affreschi, gli chiederei di osservare il rapporto tra le scene mitologiche e quelle storiche. Ci sono i miti, ma ci sono anche episodi storici. E la storia che raccontano non coincide con quella tramandata dalle fonti letterarie classiche. Questa è la vera lezione della Tomba François. Abbiamo davanti un’evidenza archeologica e figurativa che contraddice, almeno in parte, il racconto degli autori antichi». Per una civiltà della quale è sopravvissuta solo una minima parte della produzione letteraria, è un’affermazione di grande portata: “Possiamo dire che con la Tomba François gli Etruschi riscrivono la storia. Parlano finalmente con la loro voce, attraverso le immagini, offrendo il loro punto di vista invece di quello dei loro conquistatori romani”.

Il caso dei Tetnies

Archeologo di formazione antropologica, Warden racconta di aver sempre guardato con prudenza alle fonti letterarie: “Strabone dice una cosa, altri autori un’altra. Ma quando l’evidenza archeologica ci narra una storia diversa dobbiamo prenderla sul serio. Significa che esiste una tradizione molto più ricca e complessa di quella arrivata fino a noi attraverso gli scrittori greci e romani. L’archeologia non serve soltanto a riportare alla luce oggetti straordinari. Serve a cambiare il nostro modo di comprendere il passato“.

Sarcofago di Larth Tetnies e Tanchvil Tarnai
Sarcofago di Larth Tetnies e Tanchvil Tarnai, ancora “nascosto” nei depositi del MFA di Boston

Lo stesso principio, osserva, dovrebbe valere anche per altri grandi monumenti etruschi. Warden cita tra questi l’abbraccio eterno dei celebri Sarcofagi dei Tetnies oggi al Museum of Fine Arts, Boston, due capolavori provenienti da Vulci che, nonostante un importante intervento di restauro, sono oggi conservati nei depositi del museo. “Ogni grande monumento ha una storia da raccontare”, spiega. “Non solo quella degli antichi Etruschi, ma anche quella della sua scoperta, dei restauri e degli studi che continua a generare”. Per questo il presidente dell’Etruscan Foundation auspica che il ritorno della Tomba François sia accompagnato anche dalla pubblicazione delle prime testimonianze ottocentesche sulla scoperta di Alessandro François, da nuovi studi e da strumenti digitali che ne permettano una conoscenza ancora più ampia. “La storiografia è fondamentale. Continuiamo a scoprire documenti che cambiano il nostro modo di interpretare questi monumenti”.

Un contributo al revival internazionale degli Etruschi

Fondazione Luigi Rovati a Milano

Il ritorno delle pitture a Villa Giulia si inserisce inoltre in quello che Warden definisce senza esitazione “un vero revival degli strudi etruschi”. Dalle scoperte di San Casciano dei Bagni alle grandi mostre internazionali, fino ai nuovi progetti della Fondazione Rovati di Milano – con cui lui sta preparando per la primavera del 2027 una mostra dedicata a sessant’anni di scavi americani e svedesi in Etruria, da Murlo ad Acquarossa – l’interesse internazionale per questa civiltà è in costante crescita.

“La mostra di marzo sarà anche un modo per ringraziare la Fondazione Rovati”, afferma, ricordando il sostegno al recupero della stele di Vicchio, “che giaceva dimenticata in un magazzino della Certosa di Firenze. Hanno finanziato il restauro, il nuovo supporto espositivo e la mostra. Sono felice di lavorare con loro”. Per Warden, però, la riscoperta degli Etruschi impone anche una responsabilità: “È una grande opportunità. Ma non basta riportare le opere in Italia. Bisogna renderle accessibili, proteggerle e spiegare alle persone perché questo patrimonio è così importante”.

Anche la Tomba François dovrà affrontare questa sfida. “Probabilmente saranno necessari ulteriori studi e forse nuovi interventi di conservazione. Mi auguro soltanto che questo non significhi aspettare altri dieci o quindici anni. La sfida sarà trovare il giusto equilibrio tra tutela e accessibilità“. (@EtruscanTimes)

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