Guide turistiche: il modello greco (e le polemiche in Italia)

ROMA, 22 FEBBRAIO 2026 – Mentre in Italia continua il dibattito sull’abilitazione delle guide turistiche, alimentato sia dalle polemiche sul primo concorso nazionale, che dalle recenti vertenze che hanno coinvolto i professionisti attivi negli scavi di Pompei, in Grecia il Ministero del Turismo guidato da Olga Kefalogianni ha avviato un nuovo programma accelerato di formazione per guide turistiche abilitate.

Il corso, organizzato in collaborazione con la Ionian University, è rivolto a laureati in discipline legate al patrimonio culturale e al turismo, con l’obiettivo di formare professionisti già in possesso di solide basi accademiche. Tra i titoli ammessi rientrano Archeologia, Storia, Storia e Archeologia, Antropologia sociale, Gestione dei beni culturali, Etnologia e Studi mediterranei con indirizzo archeologico, conseguiti presso università greche o istituzioni straniere riconosciute.

Olga Kefalogianni

L’iniziativa prevede un percorso intensivo della durata di due mesi, pensato per facilitare l’accesso alla professione mantenendo al tempo stesso standard formativi elevati. Il numero massimo di partecipanti è fissato a cinquanta studenti, una scelta che mira a garantire una formazione più accurata e una valutazione approfondita delle competenze. L’obiettivo dichiarato è quello di privilegiare la qualità dell’insegnamento rispetto a un accesso su larga scala.

Un ruolo centrale è riservato alle competenze linguistiche: i candidati devono dimostrare la conoscenza certificata di almeno due lingue straniere secondo il Quadro Comune Europeo di Riferimento, con una lingua a livello C2 e una seconda almeno a livello C1. Questo requisito riflette la necessità di formare guide capaci di operare in un contesto turistico internazionale sempre più competitivo.

Il modello greco si inserisce in un contesto europeo in cui diversi Paesi stanno cercando di rendere più accessibile la professione di guida turistica senza rinunciare a criteri di selezione rigorosi. Il confronto con l’Italia appare particolarmente significativo: qui l’introduzione dell’abilitazione nazionale, promossa dal Ministero del Turismo guidato da Daniela Santanchè, ha suscitato un acceso dibattito dopo che la prova scritta dello scorso novembre ha visto oltre dodicimila candidati a fronte di appena 230 idonei.

In un Paese che registra ogni anno milioni di visitatori e dove siti archeologici come Pompei rappresentano un punto di riferimento internazionale, il rischio è che la carenza di guide abilitate favorisca forme di abusivismo e precarietà lavorativa. La vertenza pompeiana, le polemiche sul concorso nazionale e il confronto con modelli adottati in altri Paesi europei, come la Grecia,  mettono così in evidenza una questione strutturale: la necessità di costruire un sistema di accesso alla professione che sia allo stesso tempo rigoroso, trasparente e adeguato alle reali esigenze del turismo contemporaneo. (@EtruscanTimes)

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