MILANO, 26 OTTOBRE 2025 – Per la prima volta nella storia, la Tomba delle Olimpiadi lascia le sale del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia per essere esposta al pubblico di Milano. È il cuore pulsante della grande mostra “I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni”, che la Fondazione Luigi Rovati inaugura mercoledì 26 novembre in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Un evento straordinario, capace di intrecciare arte, sport e cultura mediterranea, riportando in primo piano il contributo etrusco al linguaggio universale della competizione atletica.
Dall’Etruria a Losanna: un dialogo millenario

La mostra, realizzata in coproduzione con il Museo Olimpico e il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, riunisce per la prima volta reperti e oggetti provenienti da istituzioni di tutta Europa: dai Musei Vaticani al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, fino al Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia (PACT).
Sotto la cura di Anne-Cécile Jaccard, Patricia Reymond, Giulio Paolucci e Lionel Pernet, il percorso espositivo si sviluppa in cinque sezioni tematiche che collegano il mondo antico e quello moderno, mettendo in luce la continuità dei valori olimpici: pace, inclusione, eccellenza e rispetto.
Al centro dell’allestimento, come un vero trofeo di storia e arte, si staglia la Tomba delle Olimpiadi (530–520 a.C.), uno dei capolavori pittorici dell’Etruria meridionale. Scoperta nel 1958, alla vigilia delle Olimpiadi di Roma del 1960, la tomba deve il suo nome alle scene di giochi atletici e ippici che ne decorano le pareti. Vi si vedono corridori, lottatori, aurighe e giudici: un’iconografia che non ha nulla da invidiare alle rappresentazioni panelleniche, ma che parla una lingua distinta, etrusca e profondamente italiana.
Il corpo e l’anima del gioco

Gli Etruschi, come i Greci, conoscevano bene la sacralità del gesto atletico. Nei loro giochi, spesso legati ai riti funebri, l’atleta celebrava il passaggio tra vita e morte, tra memoria e immortalità. La Tomba delle Olimpiadi, con la sua sequenza di movimenti e colori, restituisce questa tensione vitale, anticipando l’ideale di armonia che Pierre de Coubertin avrebbe riscoperto nei secoli moderni.
Accanto alle pitture di Tarquinia, la mostra espone medaglie, fiaccole e strumenti sportivi provenienti dal Museo Olimpico di Losanna: dai guantoni da boxe di Coubertin alla maglia di Usain Bolt indossata a Pechino 2008, per la prima volta in prestito all’estero.
Il dialogo visivo tra un’antica corsa di carri e il fulmine giamaicano che attraversa lo stadio moderno crea un ponte potente: lo sport come linguaggio universale del corpo e dell’eccellenza umana.
Una mostra etrusca e internazionale

La presenza della Tomba delle Olimpiadi rappresenta un traguardo anche per la diplomazia culturale italiana. Il Parco di Cerveteri e Tarquinia ha collaborato con la Fondazione Rovati per garantire il trasporto e la conservazione delle pitture, testimonianza delicatissima del mondo etrusco. È un gesto che unisce identità nazionale e visione internazionale: Milano accoglie Tarquinia come parte di una narrazione globale che lega il Mediterraneo antico alle Olimpiadi contemporanee. Non è un caso che questa mostra rientri nella Cultural Olympiad di Milano-Cortina 2026, il vasto programma che porta i valori olimpici anche nei territori dell’arte e del patrimonio.
Con il sostegno della Regione Lombardia e di partner come AXA XL e Zeranta, la Fondazione Rovati, presieduta da Giovanna Forlanelli, prosegue così la sua missione: far dialogare l’arte etrusca con il presente, come già avvenuto nelle mostre “Etruschi. Viaggio nelle forme dell’invisibile” (2023) e “Materia e Spirito” (2024), dove scultura antica e installazioni contemporanee si confrontavano sul tema della memoria.
Olimpiadi della cultura
Il progetto di Milano segna anche un’evoluzione nel modo di intendere l’esposizione archeologica. Qui il visitatore non si limita a osservare, ma è invitato a riflettere sul valore educativo e sociale dello sport, in continuità con la lezione etrusca: quella di un agonismo che è rito comunitario, partecipazione e rispetto per la natura.
Il percorso si chiude con una sezione dedicata all’inclusione, dall’antico divieto per le donne fino alla parità di genere raggiunta a Parigi 2024, sottolineando come la corsa verso l’uguaglianza sia la vera staffetta tra passato e futuro.
La mostra, che rimarrà aperta fino al 22 marzo 2026, è accompagnata da un catalogo edito dalla Fondazione Luigi Rovati in collaborazione con Johan & Levi, e da una serie di eventi collaterali che porteranno studiosi, atleti e artisti a confrontarsi sui temi di corpo, etica e competizione. (@EtruscanTimes)


