Al convegno a Orvieto della Fondazione Faina, Sassatelli ha presentato il XXIX volume degli annali

ORVIETO, 15 DICEMBRE 2025 — Per due giorni il Palazzo del Popolo di Orvieto ha ospitato il convegno annuale della Fondazione per il Museo “Claudio Faina”, uno degli appuntamenti più attesi nel panorama dell’etruscologia. Studiosi, archeologi, direttori di musei, insieme a numerosi studenti e dottorandi, si sono riuniti per discutere temi, metodi e risultati delle ricerche più recenti.

Organizzato dal direttore scientifico del Museo Claudio Faina, Giuseppe M. Della Fina, il convegno si è aperto con i saluti istituzionali del presidente della Fondazione, Andrea Solini Colalé, e del sindaco di Orvieto, Roberta Tardani. Al centro dei lavori di quest’anno il tema Scavi d’Etruria. Santuari e luoghi sacri, che ha permesso di approfondire il ruolo dei contesti cultuali nella definizione del paesaggio, delle pratiche rituali e dell’identità delle comunità etrusche.

Da sinistra, G.M. Della Fina e A. Solini Colalé

Nel corso del convegno sono state presentate e discusse oltre venti relazioni, dedicate sia a grandi complessi santuariali sia a luoghi sacri di ambito locale, offrendo un quadro articolato e aggiornato delle indagini in corso e delle nuove interpretazioni.

All’interno del programma è stato presentato anche l’ultimo volume degli Annali della Fondazione per il Museo Claudio Faina, curato da Giuseppe M. Della Fina ed edito da Quasar, che raccoglie gli atti del convegno del 2024, Gli Etruschi nel Mediterraneo. Commerci e relazioni culturali (VII–V secolo a.C.). La presentazione è stata affidata a Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, di cui Etruscan Times ripropone qui il testo integrale.

A questo link, invece, la registrazione video dell’intera giornata di lavori.

La presentazione di Giuseppe Sassatelli

Da sinistra, G. Sassatelli e C. Reusser

“Ringrazio Giuseppe Della Fina per questo compito di presentazione degli atti dell’ultimo convegno, che ormai è diventato una consuetudine. È un compito gradevole, che mi ha costretto – in senso buono – a leggere questo volume interamente e che quindi è anche impegnativo da questo punto di vista.

Come spesso dico, la presentazione dei libri non è facile; in modo particolare non rientra tra i miei interessi principali, non ne faccio tantissime. Ancora più difficile è la presentazione degli atti di un convegno, dove ci sono 19–20 contributi, circa 400 pagine, ed è molto complicato metterli in fila senza fare una cosa, diciamo così, notarile.

Ho cercato di organizzare questa presentazione trovando un filo rosso che mi consentisse di mettere insieme e ripartire questo grande complesso in alcuni filoni, in alcuni temi che si potessero isolare. Ovviamente non posso parlare di tutti, né parlarne tutti nello stesso modo: dovrò fare qualche selezione. Ho cercato di impostare la presentazione sottolineando le cose più interessanti, o perlomeno quelle che a mio avviso sembrano tali – che non è detto coincidano con le più importanti – anche per fare qualche osservazione che potrebbe essere oggetto di discussione.

Il volume si apre con un ricordo di Adriano Maggiani, già evocato da Giuseppe Della Fina. È molto importante e, devo dire, è strano non vedere Adriano Maggiani qui in prima fila, così come è strano e difficile per me non averlo più al mio fianco nella conduzione dell’Istituto, dove era vicepresidente. È un vuoto che tutti abbiamo percepito come scientifico, ma, per quanto mi riguarda, anche un vuoto umano molto pesante.

Credo quindi che un ricordo di Adriano, sul quale tornerò anche alla fine della mia presentazione, sia più che doveroso e molto sentito. Posso comunicare che nell’ultimo Consiglio Direttivo abbiamo deciso di non realizzare un volume miscellaneo in sua memoria, ma di pubblicare una raccolta dei suoi scritti: ci è sembrata una soluzione più efficace per ricordarlo e anche uno strumento più utile alla ricerca. Lo faremo nel 2026; abbiamo già avviato questa operazione.

Primo filone: commerci e loro manifestazioni archeologiche

Un primo gruppo di contributi riguarda il tema della ricerca sui commerci, nel loro concreto manifestarsi archeologico. È il gruppo più consistente di relazioni.

Metto per primo il contributo di Fernando Gilotta e Martino Maioli sui cosiddetti piccoli recuperi ceretani, un articolo che recupera dati d’archivio e materiali con ricadute importanti sulle produzioni, sulle relazioni commerciali, sulle botteghe, sugli artigiani e anche sui programmi figurativi.

In questa stessa direzione va il contributo di Alessandra Cohen, Federica Galiffa e Marina Micozzi sull’ambito ceretano, con una riflessione su corredi da loro stessi definiti “molto internazionali”, o meglio molto misti, ricchi di realtà diverse. Cerveteri emerge come centro collettore e distributore di merci, con osservazioni interessanti anche sulla domanda in una fase di cronologia così alta, quando Pyrgi è ancora, non dico silente, ma in qualche modo sullo sfondo.

Segue il contributo di Valentino Nizzo, Orientarsi nell’orientalizzante, con uno dei suoi titoli a gioco di parole. L’articolo presenta una lunga premessa metodologica, con riflessioni che coinvolgono anche antropologia, psicologia e sociologia, in particolare sul rapporto tra produzione, commercio, gusto e consumo. Nizzo introduce l’idea dei consumi ostentativi, legati a bisogni cerimoniali, sociali, ideologici e politici. Molto interessante anche la digressione cronologica sulle fasi iniziali dell’orientalizzante, con una disamina puntuale che si intreccia con i processi storici, in particolare la nascita dell’aristocrazia.

Per l’Etruria campana, Mariassunta Cuozzo e Carmine Pellegrino affrontano temi analoghi, con riferimento a Pontecagnano e alla ceramica corinzia. Sul versante settentrionale, Christoph Reusser propone un contributo su Spina intitolato Oltre la ceramica attica: un “oltre” molto suggestivo, perché amplia l’attenzione ad altri prodotti – cereali, carne, sale, canapa, vino locale, marmo, vetro, metalli, legno, resina, pece, datteri di mare – spesso trascurati. Importante anche la riflessione sulla ceramica comune e da cucina, con il richiamo alla necessità di analisi archeometriche.

Luoghi del commercio

Da destra, L.M. Michetti al convegno di quest’anno, assieme a L. Toniolo. A. Conti e V. Lecce

Sempre in questo ambito, alcuni contributi si concentrano sui luoghi specifici del commercio. In particolare segnalo il lavoro di Laura Maria Michetti e Manuela Bonadies, Merci e commerci in un porto del Mediterraneo: Pyrgi. Dopo tanti studi su templi e culti, finalmente le anfore acquistano centralità come espressione concreta del commercio, con un forte ricorso alle analisi archeometriche. Ricordo con piacere che questa ricerca è nata da una borsa di studio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi. Attendiamo ora la monografia, di cui questo contributo rappresenta una significativa anticipazione.

Nello stesso contesto si colloca il contributo di Michetti su una nuova iscrizione con il nome Mamarche, probabilmente legata alla delimitazione di uno spazio, forse pubblico. L’iscrizione, incisa su una coppa di bucchero, è accompagnata dal disegno efficace di due imbarcazioni, una delle quali capovolta: forse un’allusione ai pericoli del mare o a un evento specifico. Un’analisi più approfondita apparirà prossimamente in Studi Etruschi.  .

Sempre sulle anfore si colloca il lavoro di Andrea Zifferero e Sara Muñoz su Marsiliana d’Albegna e Doganella. Anche qui le analisi archeometriche sono fondamentali per ricostruire dinamiche territoriali interne ed esterne, in particolare i rapporti tra Vulci e le comunità vicine, come Chiusi.

Segue il contributo di Christian Mazet su graffiti e segni commerciali, con il recupero di nuovi documenti da vasi dispersi, soprattutto da Vulci, che offre l’occasione per riflessioni importanti sul significato di questi segni nelle dinamiche commerciali.

Da sinistra, L. Toniolo e J. Tabolli al convegno di quest’anno

Chiude questo primo gruppo il contributo sul relitto del Giglio (Alessandro Naso, Enrico Maria Giuffrè, Matteo Milletti, Jacopo Tabolli, Andrea Zifferero). Si tratta di uno scavo degli anni Ottanta, rimasto a lungo dimenticato: una pagina non felice della nostra comunità scientifica e della tutela. Il grande merito degli autori è aver riaperto un contesto ricchissimo, soprattutto per la comprensione delle dinamiche del commercio.

Commerci fuori dall’Etruria

Un secondo filone riguarda le aree esterne all’Etruria interessate dal commercio etrusco. Qui segnalo i lavori di Massimo Botto e Stefano Santocchini Gerg: il primo sulle dinamiche tra Etruschi e Fenici a Cartagine, l’altro sul commercio etrusco in Sardegna. Santocchini individua sei fasi ben caratterizzate tra la fine del X e il IV secolo; Botto amplia la prospettiva a tutto il Mediterraneo, con un apparato bibliografico impressionante e utilissimo.

Entrambi i contributi mettono in luce l’altissima antichità della presenza etrusca fuori dall’Etruria: Tavolara già alla fine del X secolo, Huelva e Utica nel IX secolo. È una presenza strutturata, parallela a quella fenicia, che ridimensiona l’idea di un semplice ritardo etrusco.

Molto importante anche la riflessione, ripresa da Botto, sugli artisti e scalpellini nord-siriani in Etruria. Oggi questa ipotesi tende ad attenuarsi a favore di un processo di rielaborazione locale di motivi orientali, più graduale e complesso, ma anche più convincente.

Sicilia e Roma

Da destra, D. Maras al convegno di quest’anno, B. Arbeid e L. Toniolo

Per la Sicilia segnalo il contributo di Daniele Teseo sui buccheri, oggi attestati in quantità molto maggiore rispetto al passato e ben distribuiti in contesti greci, indigeni e fenicio-punici. Interessante la diversa ricezione rispetto a Cartagine. Sempre per la Sicilia, Daniele Maras studia una nuova iscrizione da Mozia, che attesta la presenza di Etruschi alfabetizzati, forse coinvolti anche in contesti militari più ampi.

Segue il lavoro di Gabriele Cifani sul ruolo di Roma, già importante in epoche molto antiche nelle dinamiche commerciali.

Relazioni culturali e identità

L’ultimo filone riguarda le relazioni culturali. Inizio con il contributo di Luca Cerchiai e Mauro Menichetti sull’identità degli Etruschi nel Mediterraneo, con una stratigrafia delle tradizioni storiche e dell’immaginario antico. Molto efficace la metafora della “marcia dei Pelasgi”, come processo di formazione identitaria più che di origine.

Bellissima anche l’appendice di Menichetti sull’episodio del tempio a Tiberio, che mostra come nel I secolo d.C. gli Etruschi contassero ancora nell’immaginario romano.

Segue il contributo di Francesco Roncalli sulla presenza ionica in Etruria, denso e complesso, ricco di suggestioni. Splendida la metafora del polipo di Teognide, applicata al rapporto tra ionicità ed etruscità, intese come realtà in dialogo e non in rapporto meccanico di trasmissione.

Da siniostra, G. Bagnasco Gianni e U.R. Hansson

Nello stesso orizzonte si colloca il lavoro di Antonio Paolo Pernigotti sulla formazione della scrittura etrusca, come esito di contatti commerciali, e quello di Giovanna Bagnasco Gianni e Matilde Marzullo su Tarquinia, tra culti, architettura, scultura e pittura.

Adriano Maggiani

Ho lasciato per ultimo il lavoro di Adriano Maggiani, che riprendo in chiusura come omaggio scientifico dell’intera comunità. Il suo contributo sulla statuaria etrusca e il Mediterraneo orientale, recuperato e pubblicato dopo la sua scomparsa, è un lavoro esemplare: una vera edizione critica dei complessi di Casale Marittimo e del circolo della Pietrera, con oltre cento figure e venti tavole.

Particolarmente convincente è la conclusione secondo cui l’impianto formale di queste statue resta radicato nella tradizione geometrica locale, pur aperto agli influssi orientalizzanti: un’ipotesi meno meccanica e più solida rispetto a quella degli artisti immigrati.

Conclusione

Quando impostammo il tema del convegno, qualcuno ebbe il dubbio che fosse scontato o quasi banale. Credo che questo volume dimostri esattamente il contrario. Abbiamo fatto bene a scegliere questo tema e a realizzare il convegno: il volume ne è la prova.

Il merito è di molti, ma va detto chiaramente: è soprattutto di Giuseppe Della Fina, per l’organizzazione e per la cura editoriale. Sono convinto che anche il convegno che oggi iniziamo avrà un analogo successo e un analogo impatto.”
(@EtruscanTimes)

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