Il corpo che resta: a Civitavecchia un catalogo racconta l’urna etrusca recuperata e il museo che riaprirà a settembre

Il catalogo della mostra

CIVITAVECCHIA, 7 GIUGNO 2026 – Un museo che si prepara a riaprire tutto, un catalogo già pronto mentre la mostra è appena partita, un reperto raro che torna dal buio dei sequestri alla luce della ricerca, e un artista contemporaneo che sembra aver incontrato l’Etruria prima ancora di vedere l’urna che oggi gli sta accanto. La presentazione del catalogo Il corpo che resta. La prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee, tenutasi venerdì 5 giugno al Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, ha inaugurato il ciclo di conferenze collegato alla mostra aperta il 29 maggio e visitabile fino al 29 novembre 2026.

Da destra, l’artista M. Luccioli, A. Mandolesi, M. Micozzi, A. Steiner, M.A. Rizzo

Moderato da Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo. Attualità del passato, media partner dell’esposizione, l’incontro ha riunito Lara Anniboletti, direttrice del museo, Marina Micozzi, docente di Etruscologia e Antichità italiche all’Università della Tuscia, Maria Antonietta Rizzo, docente di Etruscologia e Antichità italiche all’Università di Macerata e componente del Comitato scientifico della Direzione regionale Musei nazionali Lazio, Carlo Casi, direttore scientifico della casa editrice Antiqua Res Edizioni, oltre che del Parco di Vulci, e l’artista Massimo Luccioli. In sala anche il sindaco di Civitavecchia, Marco Piendibene, intervenuto sul ruolo del museo nel futuro culturale e turistico della città.

A. Steiner

Il volume, quarto numero dei Quaderni del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, è curato da Lara Anniboletti e Alessandro Mandolesi, con la traduzione in inglese di Sara Scarselletta e contributi, tra gli altri, di Martina Corgnati, Marina Micozzi, Maria Rosa Lucidi, Alessandro Naso, Elisabetta Bianchi, Giovanni Toscano e Massimo Luccioli. Sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia e pubblicato da Antiqua Res Edizioni, il catalogo ha una veste elegante, bilingue, ben calibrata tra rigore scientifico e accessibilità.

Steiner ha sottolineato con particolare forza un dato non scontato: oggi molti cataloghi arrivano a mostra inoltrata, talvolta a mostra chiusa; qui, invece, il libro accompagna da subito il percorso espositivo, diventando parte integrante dell’esperienza.

Il cuore della mostra e del catalogo è un’urna fittile realizzata a Cerveteri alla fine del VI secolo a.C., con la raffigurazione della prothesis, cioè l’esposizione del defunto sul letto funebre. Il reperto proviene da un sequestro eseguito nel 2007 nell’area di Fiumicino: un dato che pesa, perché priva l’oggetto del suo contesto archeologico originario, ma che al tempo stesso rende ancora più importante il lavoro di recupero, studio e restituzione pubblica. L’urna appartiene a una categoria rarissima: sono noti soltanto pochi altri esemplari analoghi, conservati tra il Louvre e il British Museum. Quello di Civitavecchia è dunque l’unico esemplare di questa tipologia oggi presente in Italia.

Lara Anniboletti

Lara Anniboletti ha raccontato la riscoperta dell’urna nei depositi del museo durante le ricognizioni inventariali collegate al nuovo allestimento. Non una scoperta in vetrina, ma quasi un piccolo scavo dentro le pieghe del deposito: frammenti di terracotta, una scatola, poche informazioni (e neanche un ome o una sigla del “colpevole”), la necessità di capire se si fosse davanti a un falso, a un pastiche o a un documento eccezionale. Da qui sono partiti restauro, analisi diagnostiche e confronto scientifico. Il risultato è un reperto che, pur ferito dalla perdita del contesto, ha recuperato voce, forma e significato.

L’urna misura circa 51 centimetri in altezza, 56,5 in lunghezza e 47 in larghezza. È realizzata in impasto ricco di inclusi, tra cui mica e quarzo, con tracce di colore rosso e nero visibili a occhio nudo. La cassa, composta da più parti assemblate, imita una kline con alte zampe lavorate a intaglio, mentre il coperchio sostiene la figura del defunto disteso. La testa, cava, poggia su un cuscino; il corpo è avvolto in un panneggio; i piedi sporgono dal bordo del letto, secondo un’iconografia che richiama da vicino il rito dell’esposizione funebre.

La prothesis non è solo un’immagine: è un atto sociale, un momento di passaggio, la scena in cui la comunità guarda il morto, riconoscendo il ruolo del defunto e della famiglia. Marina Micozzi ha collocato il reperto nel quadro delle grandi officine coroplastiche ceretane, quelle capaci di produrre cinerari, terrecotte architettoniche e manufatti di altissima qualità. Il confronto con i sarcofagi degli Sposi non è una suggestione generica: riguarda botteghe, matrici, tecniche, modelli formali e committenze aristocratiche della Cerveteri tardo-arcaica.

Il letto dell’urna conserva inoltre un fregio di grande interesse. Come ha messo in evidenza il catalogo, sulla fronte compaiono animali, elementi vegetali e figure connesse alla sfera dionisiaca. Maria Rosa Lucidi interpreta questo apparato decorativo non come semplice ornamento, ma come chiave di lettura del passaggio funerario: la violenza degli animali, la presenza dei satiri, il tema della trasformazione e del vino richiamano un immaginario in cui morte e vita, perdita e promessa, lutto e possibile continuità si intrecciano. È uno dei punti più affascinanti del reperto: ciò che sta sotto il corpo disteso non è meno eloquente del corpo stesso.

Alcune opere esposte di M. Luccioli

A rendere la mostra diversa da una pura esposizione archeologica è il confronto con Massimo Luccioli, artista nato a Tarquinia nel 1952, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Roma con Alberto Ziveri e poi avvicinatosi alla terracotta anche attraverso l’esperienza di Etrusculudens, il laboratorio animato da Sebastian Matta per rinnovare la tradizione dei mestieri artigianali dell’antica città etrusca. Luccioli non “cita” l’Etruria come repertorio decorativo: la attraversa come tecnica, materia, memoria e interrogazione. Le sue opere riunite sotto il titolo Dalle ceneri cosmiche, curate nella mostra da Martina Corgnati, instaurano con l’urna antica un dialogo sorprendente.

Le prime tecniche di M. Luccioli

Sorprendente perché, come è stato ricordato durante la presentazione, Luccioli aveva realizzato le sue urne senza conoscere l’esemplare di Civitavecchia, allora ancora non pubblicato e conservato nei depositi. Quando Anniboletti, Mandolesi e il gruppo di lavoro videro le sue opere, la consonanza risultò immediata: non una derivazione, ma una specie di riconoscimento a distanza. L’artista ha spiegato che per lui la terracotta è una scelta identitaria, legata al territorio, alla tradizione etrusca e alla volontà di renderla presente senza imitarla. Le sue urne non contengono un corpo integro, ma impronte, tracce, assenze: ciò che resta quando il corpo non c’è più.

Il contributo di Martina Corgnati, autrice di L’ombra lunga degli etruschi, offre una cornice critica fondamentale. L’arte contemporanea del Novecento e del XXI secolo ha guardato spesso agli Etruschi, da Arturo Martini a Marino Marini, da Henry Moore a Pablo Picasso, fino alle ricerche ceramiche e plastiche più recenti. Nel caso di Luccioli, scrive Corgnati, non si tratta di illustrare l’antico, ma di far emergere “senso e bellezza dall’infinito”. Il corpo che resta, allora, non è soltanto quello del defunto etrusco: è anche la traccia lasciata dall’arte quando attraversa il tempo.

Carlo Casi

Carlo Casi ha insistito sul valore editoriale e culturale dell’operazione. Antiqua Res, piccola casa editrice radicata nel territorio ma attenta alla circolazione internazionale della conoscenza, ha scelto con i curatori una formula bilingue, particolarmente importante per Civitavecchia. Il museo si trova infatti in una città portuale attraversata da flussi turistici enormi, spesso diretti verso Roma senza conoscere la densità storica del territorio in cui sbarcano.

Il sindaco M. Piendibene (a destra) con L. Anniboletti

Proprio su questo punto si è inserito l’intervento di Marco Piendibene. Civitavecchia, ha osservato in sindaco eletto dal centrosinistra, viene spesso percepita dai crocieristi come “porto di Roma” (i quali, magari, scendendo dalla nave, chiedono subito: “Dov’è il Colosseo?”), mentre è al centro di un paesaggio culturale straordinario, tra Cerveteri, Tarquinia, le Terme Taurine e il patrimonio di Centumcellae. Il museo può diventare una piccola perla, capace di trattenere visitatori e di restituire alla città un’identità più forte, non subordinata al richiamo della capitale.

A settembre riaprirà interamente il nuovo museo

Il museo archeologico di Civitavecchia

La presentazione del catalogo si colloca infatti in un momento decisivo. Il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia sta completando un più ampio progetto di riallestimento e ampliamento, con lavori finanziati anche dal PNRR. Dopo la riapertura parziale, l’obiettivo è arrivare a settembre con l’intero museo restituito al pubblico: pannelli bilingui, audioguide, contenuti multimediali, percorsi più accessibili, attenzione ai pubblici internazionali e nuove sezioni dedicate alla storia della città, a Cencelle, alle Terme Taurine, al territorio costiero e ai materiali provenienti dai sequestri.

La sfida è chiara: trasformare un deposito ricchissimo, ma non sempre facile da leggere, in un museo narrativo, elegante e innovativo. Non un semplice contenitore di oggetti, ma un luogo in cui il patrimonio ritrova contesto, anche quando il contesto originario è stato spezzato dal mercato clandestino. L’urna di Civitavecchia, con le sue fratture, i restauri, le lacune e la sua inattesa forza figurativa, diventa così il simbolo perfetto di questa fase.

Alla fine, il titolo della mostra funziona su più livelli. Resta il corpo disteso sulla kline. Restano i frammenti ricomposti. Restano le tracce del colore, il fregio, i piedi che sporgono dal letto, la testa cava modellata e applicata. Restano le domande degli archeologi, la cura dei restauratori, lo sguardo dell’artista, la responsabilità del museo. E resta soprattutto l’idea che un oggetto sottratto al buio possa tornare a generare conoscenza pubblica. A Civitavecchia, il corpo che resta è anche il museo che riparte. (@EtruscanTimes)

Website |  + posts

Ultime Notizie

Vulci nel Mondo

Il più grande database online di reperti dall' Etruria

Notizie correlate