Il dinos attico della bottega di Sophilos: una conferenza ai Musei Vaticani

CITTÀ DEL VATICANO, 13 FEBBRAIO 2026 – Nella Sala Conferenze dei Musei Vaticani, il “Giovedì dei Musei” accende i riflettori su uno dei casi più affascinanti di restauro e vicenda antiquaria dell’Ottocento: Il dinos attico della bottega di Sophilos.

Giandomenico Spinola

L’appuntamento è fissato per giovedì 19 febbraio 2026 alle ore 16.00. A introdurre l’incontro sarà Giandomenico Spinola, Vice Direttore artistico-scientifico dei Musei Vaticani, che approfondirà la complessa storia del celebre dinos attico a figure nere dei primi decenni del VI secolo a.C., ritrovato a Cerveteri e oggi conservato nella Sala XVIII del Museo Gregoriano Etrusco dei Musei Vaticani.

Il vaso emisferico, destinato al simposio per contenere vino mescolato con acqua, fu acquistato nel 1837 dall’antiquario romano Francesco Depoletti per il neonato Museo Gregoriano Etrusco. L’opera colpiva per la qualità artistica e per il programma figurativo; tuttavia, per aumentarne l’attrattiva sul mercato, Depoletti ne orchestrò una spettacolare ricomposizione: un coperchio protocorinzio, più antico di circa settant’anni, e un alto hypokraterion ricostruito su modello antico (etrusco o falisco-capenate) completarono un insieme scenografico e imponente.

I restauri ottocenteschi

Quella composizione, oggi riconosciuta come un emblematico pastiche antiquario, è al centro delle nuove ricerche. L’attribuzione del dinos, a lungo oscillante tra un’opera prossima a Sophilos e la mano di un suo fedele imitatore, è stata resa problematica dagli estesi restauri ottocenteschi. Lacune colmate in gesso, ridipinture estese, incisioni ripassate o addirittura reinventate e l’aggiunta di un collarino sull’orlo per adattare il coperchio non pertinente testimoniano un intervento invasivo, probabilmente realizzato nell’ambiente antiquario romano legato a Depoletti.

Maurizio Sannibale

Le recenti indagini diagnostiche – UV, XRF, Raman e IR – condotte dal Gabinetto di Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani nell’ambito di un intervento conservativo diretto da Maurizio Sannibale, Curatore del Reparto Antichità Etrusco-Italiche, hanno permesso di distinguere con maggiore precisione le integrazioni moderne dalle parti originali, valorizzando i tratti stilistici autentici. Ne emerge un forte legame con la bottega di Sophilos, pur senza un’attribuzione diretta alla sua mano; a quest’ultima potrebbe forse riferirsi il frammento del piede dell’hypokraterion, unica parte antica superstite del sostegno.

Significativa è anche la scelta metodologica dell’ultimo restauro: le integrazioni pittoriche ottocentesche, ormai storicizzate, non sono state rimosse, ma rese riconoscibili e documentate attraverso fotografie UVA, in un’ottica di trasparenza critica. Parallelamente, nell’esposizione museale è stata riproposta l’originaria composizione ottocentesca, ripristinando l’hypokraterion smontato nel 1922 da un intervento “purista”. Il risultato restituisce al pubblico non solo un oggetto antico, ma la stratificazione delle sue interpretazioni moderne.

Interverranno, oltre a Spinola e Sannibale, Giulia Rocco (Università di Roma Tor Vergata), Fabio Morresi e Francesca Romana Cibin del Gabinetto di Ricerche Scientifiche, e Alice Baltera del Laboratorio di Restauro Metalli e Ceramiche.

L’incontro sarà trasmesso in streaming sul canale ufficiale dei Musei Vaticani e su YouTube c’è un video di una presentazione del dinos di Maurizio Sannibale.  (@EtruscanTimes)

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