CITTA’ DEL VATICANO, 27 gennaio 2026 – Una riflessione sul museo come luogo di metodo, prima ancora che come contenitore di opere, ha inaugurato il calendario 2026 de Il Giovedì dei Musei ai Musei Vaticani, con una conferenza di Francesco Roncalli dedicata al Museo Gregoriano Etrusco che ha intrecciato memoria istituzionale, storia degli studi e pratica quotidiana della ricerca.

Nella Sala Conferenze dei Musei Vaticani gremita di spettatori, e in diretta streaming sul canale YouTube, Barbara Jatta, Direttrice dei Musei Vaticani, ha introdotto l’incontro con Roncalli, che ha quasi 88 anni ed è stato curatore del Museo Gregoriano Etrusco per circa un ventennio, tra gli anni Sessanta e i primi Ottanta, oltre che professore a Napoli. Jatta era affiancata nel dialogo da Maurizio Sannibale, attuale curatore delle Antichità Etrusco-italiche.
Nel suo intervento inaugurale la direttrice del Musei Vaticani ha scelto un registro volutamente diretto, insistendo sul carattere speciale dell’appuntamento. “E’ veramente un pomeriggio di festa, un pomeriggio di ritorno”, ha detto, ringraziando Roncalli per aver accettato un invito che “Maurizio Sannibale gli aveva rivolto”. Il titolo della conferenza, Una lezione di metodo, è stato subito caricato di un valore concreto: “Quando gli ho chiesto come pensasse di orientare la sua conferenza, mi ha risposto: verrà. E questo dice molto”, osservava la Direttrice, evocando un’idea di metodo non come formula teorica, ma come esperienza che si mostra.

Jatta ha poi sottolineato il ruolo del museo come luogo di ricerca oltre che di accoglienza, ricordando un anno “complesso” per i Musei Vaticani, segnato dal Giubileo e da passaggi storici per la Chiesa – per la malattia e morte di un Pontefice e l’elezione di uno nuovo – dal quale l’istituzione è uscita “confermando di essere non solo un grande museo di pubblico, ma anche un grande museo che fa ricerca”. In questo senso, iniziare l’anno con una conferenza come quella di Roncalli era, nelle sue parole, “importante”. Non è mancato un riferimento personale, quando la Direttrice ha ricordato i suoi esordi come “stagista” in Vaticano, trasformando l’aneddoto in un messaggio implicito alle nuove generazioni: “Da stagisti si può arrivare anche da altre parti…”

La lunga genealogia del Museo Gregoriano Etrusco
Maurizio Sannibale ha poi spostato l’attenzione sulla dimensione storica del Museo Gregoriano Etrusco. Con tono partecipe ma misurato, il curatore ha ricordato che un museo “raccoglie più di quello che contiene”, perché in esso si stratificano storie di persone, di istituzioni, di idee: “non è solo contenitore di oggetti, ma narra una storia del pensiero e della cultura”. Da qui il senso dell’incontro, che non voleva essere “autocelebrativo”, ma un’occasione per “riconsegnare” al museo il bilancio intellettuale di uno studioso che proprio lì aveva mosso i primi passi.
Sannibale ha richiamato la lunga genealogia del Gregoriano Etrusco, fondato da Gregorio XVI nel 1837 e ormai prossimo al bicentenario, passando per figure come Bartolomeo Nogara e Filippo Magi fino alle trasformazioni novecentesche degli allestimenti. In questo percorso ha collocato Roncalli come snodo decisivo: “Roncalli sta qui per ben diciotto anni, dal 1963 al 1982”. E ha voluto ricordarne il metodo di lavoro, capace di unire osservazione diretta, documentazione tecnica e prospettiva storica, citando, tra l’altro, la monografia sul Marte di Todi come esempio di svolta nello studio della statuaria bronzea antica. Di Roncalli ha infine sottolineato un tratto che va oltre le singole tesi: “Nei suoi testi emerge sempre un invito a pensare. Non è un’imposizione, ma un invito”, definendolo un valore civile, oltre che scientifico.
Congetture sulla pittura etrusca

Quando Roncalli ha preso la parola, ha riportato il discorso al cuore del titolo proposto. Riferendosi al suo recente volume Poesia che tace. Letture e congetture sulla pittura etrusca (2025), ha spiegato che il richiamo alla sua esperienza in Vaticano non era “convenzionale, ma sostanziale”: “Forse il lettore troverà ancora fecondo un metodo che mi si è imposto spontaneamente… nella mia prima e indimenticata esperienza nel Museo Gregoriano Etrusco”. Qui, ha ricordato, “gli oggetti erano a portata di mano e di occhio”, mentre “le biblioteche erano più lontane”, e ogni interpretazione era preceduta da uno “sforzo di percezione diretta” della loro presenza fisica.
Da questa pratica nasceva, per Roncalli, una diversa concezione dell’immagine antica: “Nulla è ornamento, tutto è segno, tutto ha un senso”. Guardare una tomba dipinta o un vaso figurato significava, prima di tutto, leggere. E proprio da questa esigenza di “lettura” – prima ancora che di congettura – prende forma, per lo studioso, una vera lezione di metodo. (@EtruscanTimes)


