Il Piombo di Magliano, quinta iscrizione etrusca più lunga, rientra per tre mesi nel suo territorio

MAGLIANO IN TOSCANA (GR), 9 LUGLIO 2026 – Dopo oltre 140 anni, il Piombo di Magliano, una delle più importanti e complesse iscrizioni della civiltà etrusca, torna nel luogo del suo ritrovamento. Dall’11 luglio all’11 ottobre sarà esposto al Museo Archeologico di Magliano in Toscana nella mostra Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca, realizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze in collaborazione con il Comune di Magliano in Toscana. Un ritorno temporaneo, ma dal forte valore simbolico: il museo fiorentino esce dalle proprie mura e riporta nel territorio uno dei reperti più rappresentativi delle sue collezioni.

Il Piombo di Magliano fu scoperto casualmente nel 1882 durante lavori agricoli. I fratelli Busatti, proprietari del terreno, ne compresero subito l’eccezionalità e decisero di venderlo al Regio Museo Archeologico di Firenze per 1.000 lire, affinché fosse custodito in una grande istituzione pubblica e messo a disposizione della ricerca. Da allora il disco è rimasto a Firenze. Oggi rientra, sia pure per pochi mesi, nel paesaggio che lo generò.

Il reperto è un disco di piombo inciso su entrambe le facce, con due lunghe iscrizioni etrusche disposte a spirale. La forma stessa sembra anticipare il titolo della mostra: un labirinto. Ma non un labirinto decorativo. È un percorso linguistico, religioso, rituale. Databile alla metà del V secolo a.C., il testo registra una serie di riti dedicati alle divinità etrusche dell’Aldilà. Per questo il Piombo non è soltanto un documento epigrafico: è una chiave, ancora difficile ma preziosissima, per entrare nel rapporto degli Etruschi con la scrittura, il sacro e il mondo dei morti.

La sua importanza si misura anche nella lunghezza. Il Piombo di Magliano è infatti la quinta iscrizione etrusca più lunga oggi conosciuta. Davanti a lui ci sono soltanto quattro grandi monumenti della lingua etrusca: il Liber Linteus della Mummia di Zagabria, la Tegola di Capua, la Tavola di Cortona e il Cippo di Perugia. E in questo gruppo ristretto, occupa un posto particolarissimo. È una scrittura da leggere, ma anche da attraversare. E forse è proprio questa dimensione a renderlo così affascinante per il pubblico: anche chi non conosce l’etrusco percepisce subito che quell’oggetto contiene un ordine, una disciplina, una memoria sacra.

Il commento di Daniele F. Maras

«Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze continua a svolgere la sua funzione di polo culturale del territorio», commenta Daniele Federico Maras, direttore del museo fiorentino e curatore della mostra, «come era già nel progetto di Luigi Adriano Milani, che diresse il Museo oltre un secolo fa e curò personalmente l’acquisto del Piombo di Magliano».

Daniele F. Maras

Per Maras, questa esposizione si inserisce in una strategia ormai chiara: «Fa seguito a quelle di Vetulonia, Arezzo, Rosignano Marittimo e Bibbona, allestite negli ultimi due anni nel desiderio di riunire gli odierni abitanti dei luoghi etruschi attorno alle nostre collezioni, attraverso oggetti dal forte valore identitario, che rafforzano così la propria relazione con le persone».

È un passaggio importante. Il museo non viene presentato come cassaforte immobile, ma come istituzione capace di muoversi, dialogare, restituire temporaneamente senso ai territori. Il ritorno del Piombo di Magliano non indebolisce Firenze: al contrario, rafforza il ruolo del museo fiorentino come custode e mediatore di un patrimonio che appartiene alla ricerca, ma anche alle comunità.

Lo sottolinea anche Tamara Fattorini, vicesindaco del Comune di Magliano in Toscana: «Accolgo con estremo entusiasmo il ritorno del Piombo di Magliano nella nostra comunità. Questa esposizione non è solo un evento culturale di altissimo profilo, ma rappresenta l’avvio di un percorso strategico e importantissimo di valorizzazione del nostro territorio, che unisce le nostre radici storiche a una nuova visione di promozione turistica». Il Piombo, aggiunge, è «simbolo identitario del nostro passato etrusco» ed è «per la prima volta qui sotto gli occhi dei cittadini».

Magliano in Toscana

La mostra non si limita però al ritorno dell’originale. L’allestimento, progettato dallo studio fiorentino De Ferrari+Modesti, rinnova in modo permanente le sale del museo e introduce una nuova sezione dedicata alla lingua e alla scrittura etrusca. Al termine dell’esposizione, quando l’originale tornerà a Firenze, il Piombo resterà presente a Magliano grazie a una scansione laser, a una stampa 3D e a un video realizzati dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

L’originale rientrerà poi al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dove sarà accolto nella rinnovata sezione del Museo Topografico dell’Etruria, attualmente in corso di riallestimento. La mostra è realizzata anche grazie al contributo della Fondazione Cassa Risparmio di Firenze, nell’ambito del bando attività culturali 2026.

Per tre mesi, intanto, il labirinto della lingua etrusca avrà di nuovo il suo centro a Magliano. E basterà fermarsi davanti a quel disco inciso, seguire con gli occhi la spirale dei segni, per capire che la lunghezza di un’iscrizione non è soltanto una questione di numeri. È profondità di memoria. È densità di rito. È la possibilità, rara, di ascoltare più a lungo una lingua antica. (@EtruscanTimes)

Ar. Zam.
+ posts

Ultime Notizie

Vulci nel Mondo

Il più grande database online di reperti dall' Etruria

Notizie correlate