CHIUSI, 4 OTTOBRE 2025 – La figura di Ranuccio Bianchi Bandinelli, archeologo e storico dell’arte senese considerato tra i più influenti intellettuali europei del Novecento, e’ al centro di due importanti anniversari nel 2025: i cinquant’anni dalla morte (17 gennaio 1975) e i cento dalla pubblicazione della sua tesi su Chiusi in età etrusca due anni dopo la laurea nel 1923.
Discussa a Roma nel 1923 e pubblicata nel volume XXX dei Monumenti Antichi dei Lincei del 1925 con il titolo “Clusium”, questa ricerca costituisce ancora oggi una pietra miliare negli studi sull’archeologia dell’antica Clevsi/Clusium e del suo vasto territorio compreso tra Valdichiana e Val d’Orcia. Se ne parlera’ dunque in un convegno in programma tra 28 e 30 novembre tra Chiusi e Sarteano.
Con “Clusium”, Bianchi Bandinelli introdusse un moderno metodo scientifico di indagine archeologica, fondato sull’integrazione tra lo studio della cultura materiale, delle fonti storiche e della topografia antica, senza trascurare la memoria orale delle comunità locali. Per la prima volta si delineo’ così la fisionomia storica e culturale di una grande metropoli etrusca.
L’opera permise di tracciare i confini dell’agro chiusino dall’area occidentale del lago Trasimeno fino alle pendici orientali dell’Amiata, proponendo una ricostruzione che, nel corso di un secolo di scavi e ricerche, ha ricevuto sempre maggiori conferme. A distanza di cento anni, il lavoro di Bianchi Bandinelli continua a rappresentare un’eredità imprescindibile per la conoscenza del territorio e restituisce con forza il senso dell’identità millenaria dell’Unione dei Comuni della Valdichiana senese.
Il convegno, il cui referente scientifico e’ l’assessore alla Cultura del comune di Chiusi Mattia Bischeri, che è anche archeologo assegnista di ricerca presso l’Università per Stranieri di Siena, e’ stato inserito nel programma della Capitale toscana della cultura 2025 in materia di archeologia. Clusium – spiega Bischeri a La Nazione– era una delle grandi metropoli dell’Etruria, una città-Stato la cui posizione sul fiume Clanis, navigabile, la metteva al centro dei collegamenti lungo la penisola, era un vero e proprio connettore tra il nord e il sud; oltretutto la sua posizione sulla chiusa, un restringimento del corso d’acqua, rendeva quel passaggio un punto di controllo: “Non è un caso che dove scorreva il Clanis oggi si trovano l’autostrada e la direttissima”.


