NEW YORK, 17 GIUGNO – Un tempo oscurati dalla centralità della civiltà greca e romana negli studi sul Mediterraneo antico, gli Etruschi stanno oggi vivendo una nuova stagione di centralità critica e metodologica. Il volume A New Etruscan Archaeology a cura di Maurizio Forte segna una svolta importante nella disciplina, traghettando l’etruscologia nel XXIesimo secolo con l’adozione di tecnologie emergenti e l’integrazione di saperi interdisciplinari. L’opera, a cui hanno contribuito archeologi e ricercatori di primo piano, e’ uscito il 5 giugno nell’edizione online di Oxford University Press – Academics e sara’ pubblicato a stampa il 14 agosto.

Laureato in storia antica all’Universita’ di Bologna e professore alla Duke University, Forte e’ una figura di riferimento negli studi digitali applicati all’archeologia. Sua l’introduzione programmatica Beyond Time and Space che invita a superare i limiti cronologici e spaziali tradizionali, sottolineando come realtà virtuale, intelligenza artificiale, modellazione 3D, telerilevamento e persino neuroscienze cognitive stiano trasformando profondamente la nostra capacità di comprendere il mondo etrusco.
Dalla pietra al pixel: un nuovo paesaggio etrusco
Il libro si articola in dodici capitoli. Gregory Warden (Southern Methodist University) che co-dirige il Mugello Valley Project affronta con Michael J. Thomas e Alessandro Piacentini il passaggio dalla mera rappresentazione alla “riproduzione digitale” delle iscrizioni, proponendo una fenomenologia digitale dei testi etruschi. Un’iscrizione è al tempo stesso un testo e una rappresentazione visiva, la cui comprensione è intimamente legata al contesto fisico, materiale e sociale in cui si trova. Quanto sono efficaci le tecnologie digitali nel tenere conto di questi aspetti?
Stefano Campana dell’Universita’ di Siena esplora l’evoluzione degli spazi urbani di Veio attraverso nuovi paradigmi topografici e tecnologie di telerilevamento. Il progetto condotto nell’Italia centrale, nel Lazio settentrionale, si inserisce nell’ambito dell’iniziativa Emptyscapes, il cui obiettivo è promuovere un cambiamento nel modo in cui gli archeologi in Italia — e più in generale nel mondo mediterraneo — studiano l’archeologia dei centri urbani e delle campagne, passando da un approccio essenzialmente basato sul sito a una prospettiva incentrata sul paesaggio. Nel caso di Veio, l’area urbana si è rivelata particolarmente adatta alla ricerca grazie alla sua attuale natura rurale, che ha reso possibile la realizzazione di una prospezione magnetica su tutta la superficie racchiusa dalle mura cittadine.
Nel capitolo The Remote Revolution, Antonio LoPiano e Katherine McCusker documentano a loro volta recenti progetti di rilevamento remoto che stanno riscrivendo la mappa dell’Etruria antica, mentre Fabiana Battistin si concentra sull’analisi spaziale delle città etrusche, con un occhio al futuro delle ricostruzioni territoriali.
Suoni, mente e conservazione
Una delle sezioni più originali del volume è quella dedicata agli approcci cognitivi. Jacqueline Ortoleva indaga lo spazio funerario etrusco come esperienza sensoriale e mentale, mentre nel progetto NeuroARTifact lo stesso Forte – in collaborazione con altri studiosi – propone una lettura delle immagini archeologiche attraverso le neuroscienze. Lo studio si concentra sul Sarcofago degli Sposi al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Utilizzando tecnologie avanzate come l’elettroencefalografia (EEG) e il tracciamento oculare (eye tracking), il progetto analizza le risposte cognitive ed emotive dei partecipanti durante l’osservazione dell’opera. La ricerca impiega strategie di pensiero visivo (Visual Thinking Strategies, VTS) in combinazione con la raccolta di dati neurofisiologici per comprendere come le persone si rapportano agli oggetti culturali. I risultati rivelano differenze nei modelli di attenzione e nelle risposte emotive tra l’esperienza fisica e quella virtuale dell’opera, con l’ambiente museale che generalmente suscita un coinvolgimento cognitivo ed emotivo più intenso.
Non manca l’attenzione alla conservazione: si va dal restauro della Tomba della Sfinge a Vulci (Teresa Carta) a nuovi approcci interdisciplinari alla pittura etrusca, esaminati dal direttore dell’Archeologico di Firenze Daniele Federico Maras e colleghi. Margarita Gleba propone una rassegna aggiornata sulle ricerche in corso sui tessuti etruschi, mentre il capitolo conclusivo, firmato ancora da Forte, delinea le prospettive future dell’archeologia digitale.
Tecnologia e responsabilità: il futuro dell’archeologia etrusca
Il volume ha l’ambizione di parlare non solo agli specialisti, ma anche a un pubblico più vasto interessato alla conservazione del patrimonio culturale e alla sostenibilità ambientale. La riflessione finale riguarda infatti l’attualità: come le tecnologie impiegate per comprendere il passato possano anche aiutare ad affrontare le sfide del presente, dal cambiamento climatico alla tutela dei paesaggi storici. (@EtruscanTimes)

