SALONICCO, 15 FEBBRAIO 2026 – La cooperazione tra Italia e Grecia nella tutela del patrimonio culturale entra in una fase operativa avanzata al Museo Archeologico Nazionale di Salonicco, dove prosegue il programma congiunto avviato dal Memorandum d’intesa firmato il 19 giugno scorso ad Atene dal ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli e dalla ministra della Cultura ellenica Lina Mendoni. I primi risultati scientifici delle attività di studio, documentazione e restauro su un consistente nucleo di frammenti archeologici sequestrati al traffico clandestino stanno già consentendo di ricomporre virtualmente alcuni vasi attici a figure rosse, aprendo la prospettiva di una futura presentazione pubblica dei manufatti ricostruiti.

Le attività, avviate operativamente a metà settembre nell’ambito della cooperazione bilaterale, riguardano centinaia di frammenti provenienti da scavi clandestini e illecitamente detenuti, in larga parte riferibili a produzioni attiche. Attraverso documentazione sistematica, analisi archeometriche, rilievi ad alta definizione e interventi di restauro, il gruppo di lavoro sta restituendo identità, coerenza formale e contesto storico a oggetti che il mercato illecito aveva sottratto alla conoscenza scientifica. In questo quadro prende forma una vera e propria diplomazia del restauro, in cui la collaborazione tecnica e scientifica diventa strumento di dialogo istituzionale e responsabilità condivisa.

Il coordinamento italiano è affidato a Luigi La Rocca, Capo Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura, che assicura il raccordo istituzionale e scientifico tra le amministrazioni coinvolte.

Il team comprende archeologi della Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, una restauratrice dell’Istituto Centrale per il Restauro e giovani studiosi – dottorandi e specializzandi – dell’Università degli Studi della Basilicata, sotto la guida di Maria Chiara Monaco, professoressa dell’Università degli Studi della Basilicata e responsabile scientifica del progetto. Sul versante greco, le attività sono coordinate da Anastasia Gadolou, Direttrice del Museo Archeologico di Salonicco, con il supporto di funzionari e restauratori dell’istituzione.
Modello virtuoso di cooperazione

Le ricomposizioni in corso – anche grazie a metodologie digitali di matching dei frammenti – stanno permettendo di attribuire alcune scene figurate a specifiche officine attiche, con implicazioni rilevanti per lo studio delle reti commerciali e culturali tra l’Egeo e l’Occidente mediterraneo. L’iniziativa si configura così non solo come un’azione di contrasto al traffico illecito di beni culturali, una delle principali minacce al patrimonio archeologico del Mediterraneo, ma come un modello virtuoso di cooperazione internazionale capace di trasformare il recupero dei beni trafugati in occasione di ricerca avanzata e formazione condivisa.
«La lotta al traffico illecito di beni culturali è una priorità condivisa dai nostri governi», ha dichiarato il ministro Giuli, sottolineando come il recupero delle opere trafugate rappresenti un successo concreto e un punto di partenza per rafforzare ulteriormente la cooperazione, dallo scambio di competenze nel restauro alla formazione, fino alla gestione sostenibile dei siti archeologici e del turismo culturale. Sulla stessa linea la ministra Mendoni, che ha evidenziato come la documentazione, la conservazione e il restauro di materiali provenienti da scavi clandestini costituiscano non solo un’impresa scientifica di alto livello, ma anche un atto etico coerente con i principi della Convenzione UNESCO del 1970. (@EtruscanTimes)

