FIRENZE, 11 NOVEMBRE 2025 – Tutto parte da un gesto semplice e potente: collocare la Chimera al centro. Il 19 novembre si apre un nuovo capitolo per la celebre scultura in bronzo del V secolo a.C. scoperta a meta’ Cinquecento ad Arezzo e oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, diretto da Daniele Federico Maras: un allestimento completamente ripensato che restituira’ alla sala la sua unitarietà architettonica e una nuova centralità visiva.
Il progetto, realizzato dallo studio Guicciardini & Magni, con un disegno di luci firmato dallo studio di Massimo larussi, e’ stato supervisionato dagli architetti del museo Luca Gulli, Luciana Linzalone e Francesca Bacci, con l’idea di creare un dialogo continuo tra opera, spazio e luce. Con la Chimera al centro, si sviluppa un impianto espositivo che guida la fruizione in modo circolare e immersivo. La base diventa il fulcro geometrico, la vetrina e la panca offrono elementi di continuita’ e di equilibrio, il tendaggio – un filtro scenografico – accoglie e accompagna lo sguardo. I pavimenti ottocenteschi sono stati restaurati restituendo alla sala la sua coerenza originaria.
Scoperta casualmente nel 1553 nei pressi di Porta San Lorentino, ad Arezzo, durante lavori di scavo nelle mura medicee, la Chimera è uno dei più straordinari bronzi dell’antichità, un capolavoro dell’arte etrusca databile intorno al 400 a.C. Realizzata con la tecnica della fusione a cera perduta, la scultura (alta circa 80 cm e lunga oltre 1,2 m) raffigura la mostruosa creatura mitologica con corpo di leone, testa di capra che spunta dal dorso e coda a forma di serpente. L’animale è colto in un momento di tensione drammatica, ferito ma ancora pronto all’attacco, un esempio eccezionale di energia trattenuta e realismo anatomico.
(In questo video appena postato, Daniele Federico Maras, direttore del Museo archeologico nazionale di Firenze, spiega l’importanza della Chimera d’Arezzo)
Dopo la scoperta, la Chimera fu accolta con entusiasmo da Cosimo I de’ Medici, che la fece restaurare da Benvenuto Cellini e la volle esporre come simbolo della grandezza etrusca di Firenze. Successivamente la scultura fu sottoposta a restauri storici: la coda a forma di serpente fu ricostruita nel 1785 dal pistoiese Francesco Carradori (o dal suo maestro Innocenzo Spinazzi) mentre le zampe sul lato sinistro sono state grossolanamente ricomposte in epoca antica/rinascimentale. Nel 2009 la Chimera fu eccezionalmente esposta alla Villa Getty di Malibu, mentre l’anno scorso e’ tornata ad Arezzo per le manifestazioni dei 450 anni dalla morte di Giorgio Vasari il quale ne aveva scritto nelle sue memorie: “Ha voluto il fato che la si sia trovata nel tempo del Duca Cosimo il quale è oggi domatore di tutte le chimere”. Dalle notizie del ritrovamento, presenti nell’Archivio di Arezzo, risulta che la scultura di bronzo venne identificata inizialmente con un leone poiché la coda, rintracciata in seguito dallo stesso Vasari, non era ancora stata trovata e fu ricomposta solo nel XVIII secolo grazie al restauro visibile ancora oggi.
Nel 1718 la Chimera venne poi trasportata nella Galleria degli Uffizi e in seguito fu trasferita nuovamente, insieme all’Idolino e ad altri bronzi classici, presso il Palazzo della Crocetta, dove si trova tuttora, nella sede dell’odierno Museo Archeologico di Firenze. (@EtruscanTimes)


