La necropoli di Pian del Casone, aggiornamento sui nuovi scavi

ABBADIA A ISOLA, 20 NOVEMBRE 2025 – Gli ultimi risultati degli scavi nella necropoli etrusca di Pian del Casone vicino a Monteriggioni sono stati presentati  il 16 novembre ad Abbadia a Isola da Giacomo Baldini e Matteo Milletti. L’appuntamento e’ stato il quinto della serie “Incroci”, il ciclo di incontri autunnali coordinato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Monteriggioni, in collaborazione con Monteriggioni AD 1213, le associazioni Lo Stanzone delle Apparizioni e La Scintilla.
Dopo la pausa estiva, i lavori di scavo sono ripresi nel mese di settembre nella Piana del Casone, un’area di straordinario interesse archeologico grazie alla presenza di articolati contesti funerari etruschi e alla sua posizione lungo la storica Via Francigena. Gli interventi hanno rappresentato un nuovo capitolo nell’impegno del Comune di Monteriggioni verso la tutela e valorizzazione dei beni culturali, in linea con la strategia avviata da Marco Valenti (archeologo e assessore alla cultura di Monteriggioni) e con il ruolo centrale assunto dal MaM (Museo archeologico di Monteriggioni), che negli ultimi anni è diventato punto di riferimento per la divulgazione e la ricerca nella regione.
Grazie a una concessione ministeriale, le indagini archeologiche si sono concentrate nella necropoli di Pian del Casone, un complesso che, per estensione e complessità, testimonia la lunga vitalità e l’importanza dell’insediamento etrusco a Monteriggioni. Gli scavi hanno usato metodologie d’avanguardia, tra cui rilievi fotogrammetrici, ricostruzioni 3D delle strutture sepolcrali e indagini archeometriche sui materiali ceramici e metallici rinvenuti, al fine di restituire un’immagine quanto più completa dell’organizzazione funeraria e delle dinamiche di trasformazione dell’area tra età etrusca e medioevo.
L’équipe dell’Università dell’Aquila guidata da Matteo Milletti – affiancata da studenti e giovani laureati di numerosi atenei italiani – ha scelto la necropoli del Casone sia per il suo valore scientifico sia come cantiere-scuola d’eccellenza. La presenza sul campo dei futuri archeologi ha garantito la trasmissione diretta di competenze scientifiche avanzate, come l’uso di droni per la documentazione di dettaglio, l’applicazione di tecniche di scavo stratigrafico “open area”, il prelievo e lo studio di resti paleo-botanici e faunistici, e la collaborazione diretta con restauratori e specialisti di diagnostica.

La tomba a camera: continuità d’uso fino al tardo-antico

Il cuore delle attuali indagini è una tomba monumentale a camera, interamente scavata nella roccia, la cui costruzione risale agli ultimi decenni del VI secolo a.C., con successivi ampliamenti e riusi che si protraggono fino in epoca post-antica. Analoga, almeno per scala e destinazione, alla celebre Tomba dei Calisna Sepu di Chiusi, questa struttura combina una raffinata architettura interna con soluzioni funzionali come cunicoli di drenaggio e gradinate incise che testimoniano pratiche rituali e gestionali complesse.
Gli scavi hanno permesso di documentare una stratigrafia articolata che riflette molteplici fasi di utilizzo e di risistemazione della camera sepolcrale, oltre a importanti evidenze di interventi di bonifica e nuova frequentazione in epoca medievale, segno della sovrapposizione di memorie e pratiche culturali. Nonostante le depredazioni antiche, il sepolcro conserva ancora una serie di elementi significativi: frammenti di corredi ceramici e metallici, resti ossei attribuibili a più individui e oggetti d’ornamento che testimoniano la persistenza di una famiglia d’élite profondamente radicata nell’aristocrazia etrusca locale.
La valorizzazione di questi ritrovamenti non si limita all’ambito scientifico: il percorso di recupero e restauro dei materiali, svolto presso il laboratorio di Abbadia a Isola, anticipa infatti la futura esposizione dei reperti al MaM, rafforzando così la vocazione didattica e divulgativa della struttura. (@EtruscanTimes)
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