ROMA, 5 APRILE – Riflettori puntati, a quasi un secolo dalla scoperta, sulla cosiddetta Tomba del Guerriero, uno dei contesti funerari più noti della necropoli settentrionale di Vulci, rinvenuto nel 1931 da Ugo Ferraguti e Raniero Mengarelli. Il sepolcro, che si distingue per la straordinaria integrità del suo corredo e per la sua rilevanza storico-culturale, è tornato al centro dell’indagine scientifica grazie a un progetto che intende riconsiderarne il valore alla luce delle più aggiornate metodologie di ricerca.
Il gruppo di lavoro è composto da:
Alessandro Conti e Manuela Bonadies, del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma,
Giacomo Bardelli, del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Gli studiosi stanno conducendo un’analisi approfondita degli oggetti originariamente rinvenuti nella Tomba del Guerriero e oggi conservati presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, tra esposizione permanente e depositi. L’obiettivo è duplice: aggiornare la documentazione tecnico-scientifica e favorire una rilettura contestuale dell’intero complesso funerario, con particolare attenzione agli aspetti rituali, tipologici e cronologici del corredo.
Il progetto si inserisce in una più ampia riflessione sulle pratiche funerarie dell’aristocrazia etrusca dell’età orientalizzante, contribuendo al dibattito in corso sull’identità del cosiddetto “guerriero” e sulle dinamiche socio-politiche di Vulci tra fine VIII e inizi del VII sec. a.C. Il corredo, infatti, è emblematico per la presenza di armi (in particolare l’elmo con iscrizione recentemente riscoperta), oggetti di prestigio e vasellame d’importazione, che delineano un quadro complesso di relazioni culturali e scambi interregionali.
L’iniziativa si avvale anche di un rinnovato impianto fotografico ad alta definizione, curato da Pasquale de Bellis, che documenta sia i reperti che le fasi del lavoro analitico, contribuendo a creare una base visiva utile sia per la divulgazione sia per il confronto scientifico. L’approccio metodologico adottato si fonda sull’integrazione tra strumenti tradizionali dell’archeologia e tecnologie avanzate per l’analisi dei reperti. Le attività in corso prevedono la ricostruzione digitale dei reperti più significativi, con l’obiettivo di restituire volumi e proporzioni originarie, analizzare eventuali deformazioni post-deposizionali e supportare eventuali allestimenti espositivi digitali e una analisi non invasive dei materiali: per lo studio di oggetti metallici e ceramici, si fa ricorso a spettroscopia XRF portatile (X-Ray Fluorescence), che consente l’analisi composizionale in situ, senza necessità di prelievo. Tali dati permettono di approfondire le provenienze e le tecnologie produttive dei manufatti.
E’ inoltre in corso uno studio epigrafico con illuminazione radente e UV: applicato in particolare all’elmo decorato, all’interno del quale è stata identificata un’iscrizione incisa in caratteri etruschi, rimasta illeggibile fino a recenti interventi condotti mediante illuminazione selettiva e acquisizioni multispettrali. Un lavoro fondamentale è dedicato alla ricostruzione del contesto originale attraverso lo studio dei diari di scavo, della documentazione fotografica storica e dei disegni conservati negli archivi della Soprintendenza e del Museo di Villa Giulia.
In prospettiva, i risultati attesi potrebbero offrire nuove chiavi interpretative per lo studio della necropoli e per una futura riorganizzazione espositiva del corredo all’interno del percorso museale di Villa Giulia, restituendo così alla comunità scientifica e al pubblico un tassello fondamentale del racconto etrusco. (@EtruscanTimes)


