VENEZIA, 9 MARZO 2026 — Leucotea, la dea mitologica che emerge dal mare e immagine-simbolo della civiltà etrusca, è lì, al centro dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale, dove si è appena aperta la straordinaria mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”. La terracotta del 350 a.C. accoglie e incanta il visitatore, grazie anche al magnifico allestimento e a un’illuminazione quasi teatrale che ne accentua la bellezza enigmatica (una soluzione che sarebbe auspicabile vedere replicata anche al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia quando la terracotta tornerà a Roma).
Curata da Chiara Squarcina e Margherita Tirelli; inaugurata giovedì 5 marzo dal ministro della cultura Alessandro Giuli e dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, la mostra resterà aperta fino al 29 settembre, prima di trasferirsi in parte alla Fondazione Luigi Rovati di Milano. Si tratta di uno dei più ambiziosi progetti espositivi dedicati negli ultimi anni al mondo etrusco e all’Italia preromana, organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Rovati e con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici presieduto da Giuseppe Sassatelli.
Il percorso riunisce oltre settecento reperti provenienti da musei e collezioni di tutta Italia e propone un confronto inedito tra due civiltà diverse per lingua, cultura e geografia, ma unite dal ruolo centrale dell’acqua nelle pratiche religiose e nei sistemi di scambio. “Nullus enim fons non sacer”, Non esiste fonte che non sia sacra, scriveva Servio. Così mari, fiumi, sorgenti e lagune diventano il filo narrativo dell’intera esposizione: luoghi di culto, spazi di guarigione, nodi di comunicazione e di contatto tra comunità diverse.

“Questa mostra ci insegna che l’antico è sempre presente e che Venezia si conferma centro delle arti e della promozione di grandi relazioni culturali”, ha dichiarato il ministro Giuli. “Il legame tra gli antichi Etruschi e i Veneti spiega le origini della civiltà italiana, che ha poi trovato in Roma la sua sintesi”. “Quando è raccontata con rigore e passione, la storia non ci dice solo ciò che siamo stati, ma ci aiuta a capire chi vogliamo essere”, ha aggiunto il sindaco Brugnaro, rivendicando la paternità della mostra, pubblicizzata anche con striscioni e manifesti su palazzi, ponti e calli di Venezia.

Il progetto espositivo nasce da una collaborazione tra istituzioni pubbliche e private. “La mostra che inauguriamo a Palazzo Ducale è la sintesi perfetta del lavoro di ricerca e divulgazione dei Musei Civici veneziani”, ha spiegato Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, sottolineando il valore di un progetto capace di coinvolgere studiosi, musei e pubblico internazionale.

Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Luigi Rovati, ha ricordato invece il carattere duplice dell’iniziativa: “Il progetto espositivo riflette un modello di complementarità tra istituzioni. Si sviluppa infatti in due sedi: qui a Palazzo Ducale e poi a Milano. Due percorsi distinti ma connessi, che permettono al pubblico di approfondire il tema delle acque sacre con prospettive diverse”.
Dal punto di vista museografico la mostra rappresenta uno degli allestimenti più eleganti e raffinati dedicati al mondo etrusco negli ultimi anni. L’atmosfera delle sale veneziane, con luci calibrate e spazi ariosi, restituisce ai reperti una dimensione molto scenografica, trasformando il percorso in un’esperienza visiva estremamente piacevole.
Le due sezioni del percorso espostivo
L’esposizione si apre con la sezione dedicata alla religione etrusca e alla celebre testa femminile di Leucotea, del 350 a.C., trovata negli scavi della Sapienza a Pyrgi e straordinario prestito del museo etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo.


dedicata a San Casciano
Seguono i “sacri approdi” dell’Etruria, con un focus su Vulci e sul santuario portuale di Pyrgi, evocato anche attraverso la copia delle celebri lamine d’oro con le scritte in etrusco e fenicio.
Particolarmente suggestiva è la sezione dedicata alle “acque miracolose”, che conduce nei santuari salutari dell’Etruria interna: Chianciano, Chiusi e soprattutto San Casciano dei Bagni, rappresentato da un gruppo di bronzi provenienti dagli scavi più recenti del team di Jacopo Tabolli e presentati al pubblico per la prima volta. Il percorso prosegue poi con i contesti dell’Etruria padana, da Marzabotto ai porti adriatici di Adria e Spina, dove iscrizioni e oggetti votivi documentano rituali legati alla navigazione.


La seconda metà della mostra introduce il mondo dei Veneti antichi. Qui il racconto si concentra su santuari e pratiche votive legate alle acque: Montegrotto, Lagole di Calalzo, Este e Altino, porto sacro aperto alle rotte dell’Adriatico e del Mediterraneo.
Il confronto tra Etruschi e Veneti è il cuore concettuale della mostra. Tuttavia proprio questo confronto solleva alcune questioni interpretative. Non basta dedicare molte sale ai Veneti per creare un vero equilibrio tra le due civiltà: il peso scientifico e la ricchezza dei materiali etruschi restano decisamente predominanti.
Il visitatore meno esperto potrebbe quindi restare affascinato dalla bellezza dei reperti — soprattutto dalla Leucotea e dai bronzi di San Casciano — senza cogliere immediatamente il senso del confronto tra i due mondi. Le spiegazioni esistono, ma a volte risultano troppo lunghe o poco immediate, e un supporto audiovisivo introduttivo avrebbe probabilmente aiutato a chiarire meglio il progetto scientifico.
Anche il capitolo dedicato ai Veneti appare, in alcune sale, più povero dal punto di vista dei materiali esposti e della didattica. Ne deriva la sensazione che l’operazione abbia anche una dimensione simbolica o politica: quella di affermare un dialogo culturale tra territori e identità storiche diverse.
Una mostra prestigiosa
Ciò non toglie nulla al valore complessivo della mostra, che resta prestigiosa e capace di offrire una straordinaria vetrina internazionale al mondo etrusco. Venezia, con il suo pubblico cosmopolita, rappresenta infatti un luogo ideale per avvicinare agli etruschi visitatori stranieri. Qualche limite emerge invece nelle traduzioni dei pannelli esplicativi, che risultano talvolta imprecise o difficili da seguire per il pubblico internazionale. Accanto alla mostra è stato pubblicato dalla Johan & Levi un libro-catalogo di grande raffinatezza editoriale e scientificamente solido, che raccoglie i contributi dei principali studiosi coinvolti nel progetto.

Nonostante alcune imperfezioni interpretative, “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” resta una mostra di grande fascino. È elegante, spettacolare e capace di restituire al pubblico un’immagine viva della religione e del paesaggio sacro dell’Italia antica. Un’esposizione che vale la pena visitare — e forse anche rivedere — prima che il suo viaggio prosegua a Milano. (@EtruscanTimes)

