Marzabotto: “Dopo il riallestimento il museo Aria riaprirà per l’estate”

MARZABOTTO, 9 APRILE 2026 – Il museo etrusco di Marzabotto, chiuso dallo scorso febbraio, riaprirà al pubblico quest’estate: “Non siamo ancora in condizione di comunicare la data esatta, ma una cosa è certa: entro giugno ce la faremo”, ha detto al Resto del Carlino la direttrice Denise Tamborrino. Le sale interne sono attualmente chiuse per il rinnovo dei percorsi espositivi, ma il parco archeologico resta aperto. L’attesa per il nuovo allestimento sta dunque per finire.

Nel frattempo, i reperti provenienti dall’area di scavo del Santuario per il culto delle acque sono stati prestati all’esposizione temporanea ‘Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari’, allestita al Palazzo Ducale di Venezia e aperta dallo scorso 6 marzo al prossimo 29 settembre. “Non è la prima volta – prosegue la direttrice – che prestiamo alcuni pezzi. In questo caso, abbiamo inviato una selezione di vasi e statuette collegati ai riti di purificazione. Prima della riapertura riceveremo invece alcune teste votive dal Museo Nazionale di Villa Giulia“.

Alla base dei lavori di rinnovo c’è una revisione dei criteri di allestimento delle sale: “Disallestire e riallestire gli spazi – ha detto Tamborrino – non è un’attività banale, ma tutto sta procedendo secondo i piani. Di solito, durante i rinnovi si svolgono piccoli restauri. Fra gli scopi del rinnovo c’è anche la ricerca di un maggiore collegamento tra area etrusca, territorio e abitanti di Marzabotto”.

Lavorano al momento al museo nove persone, tra cui la direttrice, le responsabili delle collezioni e dell’educazione al patrimonio e sei assistenti all’accoglienza e alla vigilanza, a disposizione delle quassi diecimila persone che ogni anno visitano l’insediamento. Disallestire un museo per procedere con dei lavori è un po’ come organizzare il trasloco di una casa, con la differenza che negli scatoloni non vanno coperte, libri e vestiti, ma oggetti fragili, antichi e preziosi. I reperti sono stati cosi messi al sicuro in casse piene di un materiale studiato per garantire la loro protezione e tutela durante gli spostamenti.

Una volta tolti dalle vetrine gli antichi oggetti sono stati momentaneamente appoggiati in una cassa piena di un polimero espanso sul quale e’ stata riportata la sagoma dell’oggetto appoggiato. Una volta disegnata la forma dell’oggetto il polimero e’ stato tagliato seguendo il disegno per creare una cavità che ricalca la perfetta dimensione del reperto. A questo punto i reperti sono stati inseriti ognuno nel proprio spazio, un po’ come se fosse un gioco di forme, il tutto poi ricoperto di altro materiale protettivo. In questo modo le ceramiche di Kainua sono oggi ferme, al sicuro, in attesa di rientrare in vetrina nel loro Museo tutto nuovo.

Intitolato al conte Pompeo Aria, che per primo organizzò la collezione di reperti, il museo sorge al margine dell’area archeologica, proprietà dello Stato italiano in virtu’ dell’atto di donazione dell’8 giugno 1933. L’importanza del sito è dovuta al fatto che, a differenza della quasi totalità delle città etrusche, Kainua rimase a lungo abbandonata ed emarginata dai successivi insediamenti e è rimasta quindi leggibile nel suo originario tessuto urbano, risalente alla seconda metà del VI secolo a.C. e attivo fino alla metà del IV secolo quando la città fu occupata dai Celti. Solo recentemente si è aggiunta la scoperta, sull’altro versante appenninico, di un altro insediamento simile, Gonfienti, vicino a Prato, che ha permesso di chiarire i rapporti sociali e commerciali della zona. (@EtruscanTimes)

Redazione
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